Grillo si comporta come Fini quando venne sbertucciato dai suoi colonnelli

Nell’estate del 2005 tre amici al bar si divertivano a sbertucciare il quarto amico, assente. I tre amici erano Gasparri, La Russa e Matteoli e il quarto era Fini. La loro conversazione finì su il quotidiano Il Tempo il 15 luglio 2005. Ecco cosa scrisse il cronista politico Nicola Imberti.

 

 

Luogo dell’incontro, il gran caffè «La Caffettiera», a piazza di Pietra, a due passi dal Parlamento. È lì che ieri mattina, tra un intervento e l’altro del convegno sul partito unico organizzato dal comitato di Todi, si sono riuniti Altero Matteoli, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. Praticamente il 60% del gotha di Alleanza Nazionale (mancavano all’appello Gianni Alemanno e Francesco Storace). Un aperitivo che si è subito trasformato in un’occasione per fare il punto sulla situazione del partito. Ma anche un pre-incontro prima della cena tra Gianfranco Fini e i suoi colonnelli. I tre, però, non si sono limitati a riempire qualche casella vuota dell’organigramma (coordinatori regionali ecc.), ma si sono scatenati in un vero e proprio processo a Gianfranco Fini. «È malato – ha tuonato La Russa – non lo vedete che è dimagrito, gli tremano le mani. Non so di che tipo di malattia si tratti, ma o guarisce o sono guai. Non possiamo permetterci di affrontare una campagna elettorale con Fini in queste condizioni». Il più preoccupato, però, sembra Altero Matteoli. «La vera questione – dice il neo-responsabile dell’organizzazione del partito – è chiedersi chi è Fini oggi. Dobbiamo rispondere a questa domanda». E poi aggiunge: «Dobbiamo andare da lui prima di agosto, altrimenti parte per le ferie e scompare. Dobbiamo andare e dirgli: “Gianfranco, svegliati!”. Che ne so, se serve, prendiamolo a schiaffi, ma scuotiamolo!». La Russa e Gasparri annuiscono. «Forse – aggiunge Matteoli – comincia a pentirsi di aver fatto l’accordo all’assemblea nazionale». «Fidati – gloi risponde La Russa – è stato meglio così». Gasparri non sembra proprio convinto e allora La Russa insiste: «Se fossero nate una maggioranza e un’opposizione sarebbe stato un massacro per il partito». Dopo gli attacchi arriva il momento delle ricette. Che fare? «O diciamo che andiamo avanti senza Fini – ipotizza Matteoli -, ma non possiamo permettercelo, oppure troviamo una soluzione». Sul partito, inoltre, spesa come una spada di Damocle, la questione del partito unico. «Se anche l’Udc ci sta – dice Gasparri – noi dobbiamo capire cosa fare». «Sì – lo blocca La Russa – però sul partito unico non possiamo far fare le trattative a Gianfranco. Non è capace. Quelli gli telefonano, gli dicono che vogliono togliere quello e mettere quell’altro, e lui dice sempre di sì». Matteoli, però, sembra avere la soluzione. «Credo che se noi teniamo la barra dritta – chiosa – possiamo andare avanti». Gasparri e La Russa sembrano d’accordo. Cominciano a squillare i cellulari, gli appuntamenti incombono. I tre si alzano, pagano e se ne vanno. Non prima che Matteoli, forse per stemperare un po’ la tensione, racconti un aneddoto. Qualche risata e poi via verso le attività istituzionali. Il vertice di piazza Di Pietra ha dato ottimi risultati.

 

Dopo l’uscita dell’articolo, Gasparri, La Russa e Matteoli si scusarono con Fini il quale azzerò le correnti del partito e costrinse Gasparri a mollare il ministero delle comunicazioni. Ma non vennero cacciati e non se ne andarono se non due anni dopo, aderendo al partito di Berlusconi. Ma non ci fu alcuna epurazione. Fini sapeva che di quei tre boss di An non poteva fare a meno in virtù dei voti che portavano e non poteva permettersi di perderli per strada con il rischio che andassero a ingrossare le fila del partito di Berlusconi, cosa che fecero, appunto, due anni dopo. Ecco: credo che Grillo (o Casaleggio, non saprei dire) abbia fatto lo stesso ragionamento di Fini. Non ha espulso Favia perché se vuole che in Emilia Romagna il boom del suo movimento continui, non si può permettere il lusso di espellere uno di quelli che quel boom lo ha reso possibile. Magari, tra due anni, o forse prima, sarà Favia a mollare Grillo. Siamo alla quint’essenza della politica.

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