I danni dei vecchi schemi: per Renzi far laureare i figli degli operai è di sinistra

“L’Ocse dice che il figlio di un operaio italiano ha 4 volte in meno la possibilità di laurearsi del figlio di un operaio francese. Invertire questa tendenza è di sinistra”. Parola di Matteo Renzi, che con l’intervista di oggi con Repubblica fa un altro passo in avanti verso l’appropriazione di quella categoria dello spirito che è la bontà. Renzi è buono perché vuole permettere al figlio di un operaio di laurearsi.

Cerchiamo di riportarlo con i piedi per terra. Permettere al figlio di un’operaio di laurearsi non è di sinistra, è semplicemente giusto. E, oltre che giusto, è efficiente, perché se tutti i figli degli operai non riuscissero a laurearsi, l’Italia perderebbe (anzi, sta già perdendo) opportunità enormi e sprecherebbe delle risorse importantissime. Il punto non è che permettere ai figli degli operai di laurearsi è di sinistra mentre non permetterglielo è di destra. Continuando ad usare queste categorie novecentesche non si capisce nulla, e Renzi, continuando ad usarle, alimenta la confusione. Il punto riguarda il “come” raggiungere questo obiettivo, e su questo Renzi non risponde.

Ovvero, il punto è: l’obiettivo di far laureare il maggior numero di figli di operai lo si raggiunge attraverso una maggiore spesa pubblica per la scuola o attraverso la libertà di insegnamento? Lo si raggiunge, cioè, spendendo più risorse per costruire nuove scuole, assumere nuovi insegnanti, tutti a carico dello Stato che si attribuisce anche il privilegio di individuare quali sono i professori migliori, o attraverso i voucher con i quali sono gli studenti e le loro famiglie che decidono dove andare a studiare selezionando loro le scuole migliori? Questo è un punto decisivo, e su questo Renzi (ma non solo lui) non risponde.

Io ho il sospetto, ma è solo un sospetto e spero che verrò smentito, che il sindaco di Firenze pensi che l’uguaglianza dei punti di partenza lo si raggiunga con più debito pubblico, perché solo lo Stato lo può garantire, quando, invece, l’uguaglianza dei punti di partenza la si raggiunge solo se lo Stato si limita a porre le regole necessarie perché i ragazzi, tutti, anche i figli della partita Iva che risultano essere “imprenditori” mentre sono solo precari, possano esprimersi al massimo delle loro capacità. Lo Stato deve, insomma, regolare, non giocare. Questo è liberale, mentre la spesa pubblica è statalismo. Da ciò si deduce che Renzi sarà pure di sinistra, ma se non spiega come assicurare l’uguaglianza dei punti di partenza, mi corre il sospetto che sia statalista. Come molti di quelli che vuole rottamare.

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2 Risposte to “I danni dei vecchi schemi: per Renzi far laureare i figli degli operai è di sinistra”

  1. Gian Piero de Bellis Says:

    Socialista, liberare, … siamo fermi ancora alle categorie dell’ottocento. Intanto altre realtà avanzano e i giornalisti di professione non ne fanno il minimo accenno perché semplicemente ne sanno poco o nulla (Drupal, crowdsourcing, Web 2.0, etc.). Europa: vecchio continente con vecchie persone e con vecchie idee.

  2. Giorgio Allegri Says:

    credo invece che Renzi sia d’accordo al 100% con Cobianchi e abbia semplicemente voluto dire ‘qualcosa di sinistra’ in vista delle primarie…

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