Linkiesta: da quello che succederà si capirà che cosa è successo

Montanelli diceva che la garanzia di indipendenza di un giornale e del suo direttore sono i conti in ordine. E’ una di quelle frasi che un giornalista e, ancora di più, un direttore, dovrebbe sempre tenere a mente. Linkiesta è un giornale online in perdita, come dicono anche iu suoi redattori nella lettera all’editore, e per questo la sua indipendenza era a rischio. D’altra parte non si può essere indipendenti con i soldi degli altri. Probabilmente nel 2012 o nel 2013 sarebbe andato in pareggio o con un piccolo utile. Bastava aspettare un anno, al massimo due, e i soci sarebbero stati azionisti di un giornale online autorevolissimo, in salute con una redazione affamata di successi.Perché non hanno aspettato? Perché qualche socio ha preso a pretesto i conti in perdita (sapendo fin dall’inizio che lo sarebbero stati) per regolare i conti con chi non eseguiva i suoi ordini. Che non occorre siano né detti né scritti: si sanno.

Ma per sapere esattamente come sono andate le cose. Da quello che succederà si capirà che cosa è successo. Da chi diventerà il nuovo direttore si capirà chi ha fatto fuori quello vecchio. Da quale sarà la nuova linea editoriale si capirà perché quella di prima non andava bene. Dalla vicinanza più o meno marcata dalla linea ufficiale di un partito, magari di governo, si capirà quanto era distante quella di prima. E da quanto sarà vicino il nuovo direttore a quella linea si capirà perché Jacopo Tondelli, definito da uno dei soci “l’unico proletario” è stato licenziato licenziando il suo vice. Una nuova tecnica di licenziamento, che potrebbe essere definita “per induzione” per far fuori i direttori non allineati. 

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