Perchè il Mps va nazionalizzato il prima possibile

L’anno prossimo il Mps dovrà restituire allo Stato 400 milioni sotto forma di interessi per ripagare l’investimento dello Stato in obbligazioni della banca pari a 3,9 miliardi, i famosi “Monti Bond”. Sarà molto difficile che Mps possa avere, tra un anno, quei soldi. Anzi, è certo che non li avrà. Anche perché con 25 miliardi di Btp in portafoglio che non rendono quasi niente (65 milioni l’anno) se lo spread tra i rendimenti dei nostri titoli di Stato e i titoli di Stato tedeschi non si riduce, quella insignificante renita si tradurrà nella necessità di una nuova ricapitalizzazione. Viste le previsioni sui risultati delle prossime elezioni politiche è molto probabile che lo spread si allargherà, invece di ridursi, ma questo si sa. Pochi giorni fa Federico Ghizzoni di Unicredit ha detto che è difficilmente sostenibile per le banche uno spread a 270 punti, ed è tutto dire. Oltre a questo c’è il fatto che l’economia italiana, misurata dal Pil, è scesa del 2,2% nel 2012 ed è data in calo dell’1% nel 2013. A soffrirne non saranno solo le industrie ma, in un’economia bancocentrica come la nostra, anche gli istituti di credito. Se, insomma, tutto va come dovrebbe andare, non c’è un solo motivo macroeconomico che possa far pensare che Mps possa essere in grado di onorare il suo debito nei confronti dello Stato. Se ciò succederà lo Stato convertirà le obbligazioni in capitale della banca arrivando all’82% nel 2015. Una nazionalizzazione, insomma, che però qualcuno non vuole. I nuovi vertici della banca sensese, Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo, non perdono occasione di dichiarare di voler fare di tutto per evitarla. Questo è sconcertante. L’unico modo per evitare la nazionalizzazione, infatti, è trovare da qualche parte i soldi per pagare gli interessi ed è scontato che Viola e Profumo decidano di restringere ancora di più il rubinetto del credito facendo cassa con gli interessi pagati dai crediti in essere per poi girarli allo Stato. In altre parole gli interessi che pagano imprese e famiglie che hanno debiti con il Mps sono destinati a finire allo Stato. Lavorano per lo Stato.

Ecco perché è sconcertante che si voglia evitare la nazionalizzazione: perché significa bloccare l’operatività della banca che è più indebitata dei suoi clienti. Perché significa che non farà più la banca, non investirà nella famosa “economia del territorio” della quale tutti parlano ma della quale nessuno si interessa. Perché significa che alzerà ancora di più l’asticella delle garanzie sotto la quale un imprenditore o una famiglia non possono ottenere un mutuo proprio perché la banca, per almeno 3 anni, non potrà permettersi di finanziare (quasi) nessuno: nessuna nuova iniziativa imprenditoriale, nessuna nuova richiesta di mutuo… niente di niente. Il tessuto economico che si riferisce all’attività della terza banca italiana sarà paralizzata.

Per questo occorre fare esattamente il contrario: non pagare gli interessi sui “Monti bond”, permettere allo Stato l’ingresso nel capitale, e piuttosto usare i 400 milioni che dovrebbero essere versati nel 2013, per finanziare l’economia reale: imprese, artigiani e famiglie. Se Viola e Profumo non lo faranno potranno appendere al bavero della giacca la spilla dei salvatori del Mps, che fa tanto curriculum. Ma quante imprese toscane dovranno fallire per mancanza di credito per potergli permettere di sfoggiare quella spilla?

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2 Risposte to “Perchè il Mps va nazionalizzato il prima possibile”

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