Nonostante tutto, contro la corruzione aumentare il numero di manette è inutile

L’8 marzo sono stato ospite a FuoriTg, la rubrica di approfondimento del Tg3. Argomento: la corruzione. Purtroppo il tempo è stato poco e invece il tema è interessantissimo, ma purtroppo in 20 minuti non è possibile esprimere un’opinione compiuta vorrei farlo in questa occasione partendo da uno slogan. Le manette non servono.

Lavorando a “Nati Corrotti” ciò che mi ha lasciato davvero stupefatto non è solo la pervasività e la profondità del fenomeno ma soprattutto la sua costanza nel tempo. Cioè: siamo corrotti da sempre, ci corrompiamo tra di noi fin dall’Unità d’Italia e certamente anche prima. Se questo è vero, e io dimostro che è vero, le manette sono inutili: non si può mettere in galera un Paese intero e la sua storia. Però bisogna fare una precisazione giustizialista.

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Questo grafico mostra le sentenze di condanna per il reato di corruzione negli ultimi anni e quello che dice è che la quantità di sentenze di condanna è ridicola. Dice in sostanza che le leggi ad personam hanno funzionato alla perfezione se è vero, come è vero, che nel 2006 sono state emesse appena 196 sentenze di condanna. Se è vero, come dicono, che l’Italia è uno dei Paesi più corrotti al mondo, questi dati devono far riflettere. Il motivo principale per il quale non si emettono sentenze definitive, e questo da sempre, è la prescrizione. In “Nati corrotti” racconti i maggiori scandali italiani i cui responsabili non sono stati quasi mai condannati; l’hanno sempre fatta franca grazie alla prescrizione. E’ stupefacente che il ministro Severino non lo sappia e abbia fatto approvare una legge che non risolve questo problema.

Ma, nonostante questo, ripeto che aumentare il numero di manette non serve a risolvere il problema. La corruzione, infatti, prospera a causa della nostra struttura economica, che è invasa dalla presenza dello Stato (intermedia il 52% del Pil) è vessata dalle tasse (68% il Total tax rate italiano) ed è regolata da leggi incomprensibili. Più sono complicate le leggi e più prospera l’arbitrio e, siccome l’economia ha bisogno di certezze, le imprese preferiscono la certezza della tangente all’incertezza della legge.

Faccio un esempio pratico senza alcuna pretesa di esaurire in questo post un tema gigantesco: la riforma del lavoro Fornero. Quella legge ha reso complicatissimo pagare un dipendente che non sia assunto a tempo indeterminato. Se un imprenditore intnde usare il meccanismo dei voucher per pagare una persona deve comunicare da quale giorno a quale giorno lo farà lavorare (e già pretendere dai piccoli imprenditori di prevederlo significa non aver mai lavorato) poi imprenditore e lavoratore devono iscriversi in un portale Inps, che rilascia un Pin con il quale si scaricano i voucher che vengono incassati in banca. Una procedura complicatissima che fa perdere giornate di lavoro alle impiegate dell’impresa e, spesso, ha tempi diversi dal periodo di lavoro del dipendente il quale viene pagato anche molto dopo aver terminato il lavoro nonostante che l’imprenditore sia stato costretto a versare i soldi prima che iniziasse. Follia allo stato puro.

E’ evidente che imprenditore e lavoratore si mettono d’accordo per effettuare la transazione di denaro in nero. Ma se l’imprenditore paga in nero significa che ha fondi neri e se ha fondi neri significa che anche lui ha svolto una parte del suo lavoro in nero e se è così significa che anche fornitori e clienti hanno fatto la stessa cosa. E via di questo passo.

Ecco: la riforma del lavoro del governo Monti ha incentivato la naturale indole dell’imprenditore e del lavoratore a evitare di pagare tasse troppo alte e, da parte del primo, di creare fondi neri che, è bene ricordarlo, servono per pagare le tangenti.

Moltiplicate queste assurdità per tutta la legislazione lavoristica e societaria italiana e capirete perchè gli imprenditori e i lavoratori preferiscono affidarsi alla certezza del “nero” che alla incertezza della legge. E capirete anche perchè in Italia prospera l’economia sommersa che è la pozza avvelenata dalla quale i corruttori e chi non aspetta altro che farsi corrompere, si abbeverano.

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Una Risposta to “Nonostante tutto, contro la corruzione aumentare il numero di manette è inutile”

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