Il ricatto morale nel quale i grillini sono cascati

Le elezioni di Laura Boldrini (a scanso di equivoci, non è parente di Arrigo Boldrini, il partigiano rosso noto con il nome di battaglia Bulow) alla presidenza della Camera e Piero Grasso a quella del Senato, al di là di ogni calcolo politico di cui tutti sappiamo, sottendono un ricatto morale che non dovrebbe nemmeno affacciarsi alle porte delle sedi del potere legislativo.
Il ricatto morale consiste nell’indicare persone che incarnano valori e che, solo per questo meritano di salire a qualsiasi carica. Più i valori sono assoluti, indiscutibili, più la carica alla quale la persona che li incarna può assurgere a cariche elevate. In questo caso i valori incarnati da Boldrini e Grasso sono talmente universali, talmente condivisibili che non è permesso mettere in discussione le persone che li rappresentano pena l’essere accusati di essere sostenitori dei valori contrari. Il risultato di questo ricatto è che alla presidenza di Camera e Senato sono stati elette due persone di altissima caratura morale ma la cui vita non riflette nessuna delle urgenze che il Paese sta vivendo: crisi economica, mancanza di reddito, disoccupazione, deindustrializzazione. Ma chi lo fa rilevare deve subire l’accusa (tra l’altro, infamante) di essere a favore del respingimento degli immigrati e a favore della mafia. In questo ricatto morale, esplicitamente ricordato da Pierluigi Versano quando, rivolto ai grillino, disse (sono indiscrezioni giornalistiche, ma verosimili, visti i risultati): “Voglio vedere come fanno a non votare Grasso”. E, in effetti, così è andata. Una parte dei grillini si è fatta convincere dalla impossibilità morale di non votare Grasso anche se non mi risulta affatto che la lotta alla mafia sia stato il cavallo di battaglia con il quale Grillo ha realizzato il suo exploit in Sicilia. I temi erano altri: buona amministrazione, lotta alla corruzione, riduzione dei costi della politica, potere al popolo, democrazia diretta, e via dicendo. Il ricatto morale ha, insomma, funzionato: per non passare per mafiosi, i grillini hanno votato un esponente dell’antimafia anche se nulla del suo profilo riflette le loro priorità.
Tutto ciò si estende in modo naturale, ovviamente, anche al partito che ha indicato Boldrini e Grasso il quale, proprio per averlo fatto, è automaticamente monopolista della rappresentanza dei valori che i due neo presidenti incarnano. I grillini sono quindi diventati interlocutori possibili non per via politica ma per via morale. Siccome sono “moralmente” accettabili lo sono anche politicamente. Di contro chi non ha votato Boldrini e Grasso non è moralmente accettabile e, quindi, non lo è nemmeno politicamente. E’ questa commistione tra morale e politica che distrugge la corretta gestione della cosa pubblica che non deve essere ispirata al perseguimento di valori assoluti, ma deve combattere tutto ciò che è contrario alla libertà dei propri cittadini. La mafia è la massima espressione della schiavitù materiale nella quale larga parte del Paese è sottoposta e per questo va combattuta senza quartiere avendo come obiettivo ultimo non l’affermazione di un valore, ma la distruzione di tutte le cosche.

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