Non odiano Giannino, odiano quello che dice

Sono da poco passati due mesi da un evento insignificante di fronte al disastro politico ed economico al quale stiamo assistendo. Il 18 febbraio, ad appena 6 giorni dalle elezioni politiche, Luigi Zingales pubblicava sul suo profilo Facebook il famoso post nel quale annunciava le sue dimissioni da Fare Per fermare il declino per la scarsa trasparenza riguardo ai titoli accademici del suo leader e candidato premier Oscar Giannino, dimessosi da tutte le cariche pochi giorni dopo.

La vicenda è arcinota e non è il caso di tornarci sopra. Ciò che, invece, merita di essere discusso è la scomparsa pressochè totale (a parte qualche comparsata tv) di Giannino. Ma prima di dire la mia opinione vorrei fosse ben chiara una cosa: molte delle tesi di Giannino non le condivido a partire dall’espressione “Stato ladro”. Capisco che è uno slogan che ha la sua potenza, ma lo Stato, così come il mercato, non è una “cosa”, ma è un “processo” e se è diventato quello che è, è perché da lui noi tutti ci aspettiamo (o siamo stati educati ad aspettarci) la soddisfazione di gran parte dei nostri desideri.  Quindi non è “ladro”, ma è diventato un ostacolo alla libertà dei cittadini a causa di politici che gli italiani hanno eletto e che vanno cambiati il prima possibile. E non condivido nemmeno, e ancor più convintamente, i suoi panegirici verso la classe imprenditoriale che invece io ritengo sia ancora ugualmente colpevole della situazione attuale non fosse altro per il fatto di aver sottoscritto il patto scellerato basato sull’aumento sconsiderato delle tasse in cambio di un analogo aumento sconsiderato dei sussidi pubblici. E non sono d’accordo nemmeno con la sua accondiscendenza verso gli evasori, che userebbero l’evasione fiscale come una legittima difesa dallo Stato, dal quale, appunto, essendo ladro, cioè criminale, occorre difendersi. E, infine, non sono d’accordo con il suo meccanicismo economico, secondo il quale ad ogni azione “deve” corrispondere una reazione come se la storia e il futuro di un Paese potesse essere letta e disegnata unendo i puntini delle tabelle statistiche del Fondo Monetario Internazionale. Ultima premessa: quello che sto per dire non è un attacco a nessuno, tantomeno a chi, prima del fattaccio, ospitava Giannino come commentatore sui propri organi d’informazione.

Detto questo mi preoccupa che, dopo di lui, o, meglio, senza di lui, non ci sia nessuno nel dibattito politico che esprima quelle idee. Tra gli economisti e gli osservatori politici che vanno per la maggiore, nessuno si azzarda più a dire che l’emergenza di questo Paese sono le tasse (anche se io penso che a parimerito ci sia la burocrazia) e nessuno si azzarda più a sostenere che la libertà è un valore prepolitico e che la Costituzione, questa libertà, la limita entro l’orientamento sociale della iniziativa privata. Quello che dovrebbe preoccupare tutti, ma proprio tutti è che non esista nessuna visione alternativa al mainstream secondo il quale il problema è l’emergenza sociale alla quale si dovrebbe rispondere con più spesa pubblica anziché con la migliore allocazione delle risorse disponibili ed un calo drammatico della presenza dello Stato nella società. Nessuno lo dice più.

Per questo quello che a me personalmente preoccupa non è che da due mesi Giannino è in salamoia, quello che mi preoccupa è che da due mesi le sue idee sono state eliminate dal dibattito pubblico e, temo, lo saranno ancora per chissà per quanto tempo fino al momento in cui saranno considerate anacronistiche, impresentabili e quasi illegittime.  Non ce l’hanno con Giannino, ma con ciò che dice. Non lo hanno eliminato perché è un incompetente (vista la sua produzione giornalistica, è statisticamente impossibile non abbia sbagliato, ma i suoi errori sarebbero comunque sempre meno gravi delle colossali stupidaggini che gli economisti hanno scritto sullo scoppio della crisi tra il 2007 e la metà del 2009) ma perché non vogliono sentirlo. E non vogliono sentirlo perchè l’Italia è un Paese di dipendenti statali convinti che debba esistere un assessorato per ogni desiderio. Siamo convinti, anche da manifestazioni politiche intitolate “contro la povertà” (e perché non: “W la ricchezza”) che un partito possa porsi come obiettivo quello di sconfiggere il male dell’umanità invece di promuovere la libertà di tutti all’interno di regole ferree e fatte rispettare in modo inflessibile (soprattutto in campo Antitrust).  In questo brodo siamo tutti immersi, compresi gli industriali tanto cari a Giannino. Compresi i liberi professionisti, che campano grazie alle imperfezioni dello Stato e non ne vogliono affatto una “riduzione”. Hanno silenziato Giannino perché nessuno vuole sentirselo dire.

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25 Risposte to “Non odiano Giannino, odiano quello che dice”

  1. giuseppe pennisi Says:

    In un Paese come il nostro Oscar è destinato a restare a lungo in salamoia soprattutto se continua a dedicarsi al giornalismo. Dovrebbe scegliere un altro percorso come la consulenza manageriale o politicca

  2. Marco A. M. Dell'Orto Says:

    Mi perdoni, un’osservazione: da libero professionista, Le posso assicurare che camperei assai meglio senza le “imperfezioni dello Stato” che mi costano più di metà del reddito, spesso sudato lavorando 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana

    • marcocobianchi Says:

      Non so in che ambito svolge il suo lavoro ma, in generale, l’orientamento degli ordini professionali non è la semplificazione, ma innanzitutto la difesa dei propri iscritti. E questo non favorisce la chiarezza.

      • Marco A. M. Dell'Orto Says:

        parlando della mia categoria (ingegneri), l’unica forma di difesa degl’iscritti è voler definire con precisione l’ambito delle competenze, non mi pare un grave delitto

        Le faccio un esempio: una recente sentenza amministrativa (non ricordo se del TAR del Lazio o del Consiglio di stato), ha attribuito agli architetti il “potere di firma” sui progetti per impianti tecnologici in pressione.
        Ora, Lei si sentirebbe tranquillo sapendo che le misure di sicurezza per la caldaia di casa sua sono state progettate da chi non ha le competenze per farlo se non per sentenza? Le pare così strano e sbagliato che gli Ordini degl’Ingegneri siano contrari a scelte di questo genere?

        se poi la critica è sulla chiusura delle professioni ai nuovi laureati, ancora mi sento, come ingegnere, immune, dato l’esame di stato per l’iscrizione ai nostri Ordini è praticamente una formalità, non un filtro: il filtro l’ha fatto il corso di laurea stesso (basta vedere il rapporto tra matricole e laureati)

        mi permetto un’ultima osservazione “corporativa”: la nostra è una categoria tra le meno rappresentate e “pesanti” in parlamento

      • marcocobianchi Says:

        Per risponderle: no, non mi sentirei affatto tranquillo. Però, siccome penso che gli ordini professionali siano in generale un ostacolo all’intrapresa della professione, li abolirei (compreso il mio, naturalmente, anzi, il mio per primo) sostituendoli con associazioni che sipreoccupino di formare veramente l’iscritto e che rilasci attestazioni di frequenza a corsi di formazione selettivi dai quali si esce con un attestato che mi dia la garanzia che la persona è capace di fare ciò che dice di saper fare. Conoscerà anche lei degli ingegneri incompetenti, no? E lei si farebbe fare i lavori di casa da un suo collega incompetente? Il fatto è che lei sa chi sono e io no. Riguardo all’esame: non sono d’accordo. Anche nella mia categoria c’è un esame di Stato che è un po’ più che una formalità. Conosco ragazzi che lo devono passare per diventare giornalisti professionisti: tra libri, corso obbligatorio, trasferta e albergo passare quell’esame costa minimo 2mila euro. Che non hanno! Molti di loro vengono pagati 10-15 euro a pezzo (quando sono fortunati) e dovrebbero risparmiare 2mila euro per passare un esame, iscriversi all’ordine e essere a posto per tutta la vita. Io, iscritto dal 1990, ho avuto rapporti con l’ordine solo l’anno scorso, quando mi è arrivata una lettera nella quale mi veniva ricordato che ero in ritardo con il pagamento della quota. Follia. Abolire subito.

      • Marco A. M. Dell'Orto Says:

        Mi perdoni, temo di non essere stato chiaro nella mia risposta: per il 99% volevo dichiararmi d’accordo con la sua posizione

        Mi spiego (spero):
        1) sia pure in modo imperfetto – dato il sistema -, ma la funzione che Lei immagina per le “associazioni” è, di fatto, già svolta dagli Ordini (chiaramente parlo per quelli che conosco meglio, ossia gl’Ingegneri);
        2) una chiosa sulla “patente di affidabilità” data da ordini (e/o associazioni): personalmente lascerei fare al mercato, dato che un buon professionista non è solo capace di fare i conti giusti, ma anche di “servire” bene il proprio cliente e questo è un dato più difficile da misurare (si vede che sono un ing, vero?)
        3) sull’esame di stato la pensiamo allo stesso modo: definendolo “una formalità” intendevo dire che per me si potrebbe anche togliere; per pura pignoleria ho aggiunto che, nel mio caso, la selezione viene fatta prima (durante l’università)

      • marcocobianchi Says:

        Allora siamo d’accordo su tutto 🙂 (il mio ordine di corsi professionali… nemmeno l’ombra)

    • Silvia Says:

      Sono ingegnere anche io e sposo totalmente affermazioni del mio collega. Tra l’altro sono consigliere d’ordine quindi permettemi qualche aggiunta per far chiarezza. Gli ordini NON sono tutti uguali e vero è che vi sono professioni o singoli ordini provinciali abbaricati su una sorta di scoglio di diritti aquisiti che a me mettono vomito. Ritengo pero che ordini nella loro filosofia originaria siano utili se gestiti in modo corretto. Gli ordini infatti dovrebbero vigilare su rispetto codice deontologico, sulla correttezza appalti e su competenze. Ma A SERVIZIO CITTADINO non a servizio della categoria. In parole povere i consigli dovrebbero vigilare sulla correttezza del lavoro dei propri iscritti e bastonare dove necessario. Esempio se iscritto ha una sentenza passata in giudicato ma anche no penale (affiliazione mafiosa x esempio, omicio etc) va riadiato. Quanti ordini lo fanno? Pochissimi. Ciò vale anche se iscritto fa concorrenza sleale o atre amenità. Questo a servizio del cittadino. Noi siamo un consiglio di giovanissimi seriamente impegnati e caparbi. Abbiamo record procedimenti disciplinari nostri iscritti. Vigiliamo su correttezza appalti, ci autospesiamo al massimo siamo rigorosi su bilancio. Per il resto vi assicuro che gli ing sono tutto anzichè casta. Vorremmo esser di più! Esame di stato pura formalità, costo dipendente solo da tasse universitarie. Tra l’altro l’iscrizione è gratuita per i primi anni di iscrizione! Per altre categorie, Notai avvocati, segretari comunali (provate a far na ricerca su quest’ultimo) temo sia diverso. Mi fermo qui. Comunque ottimo articolo lo sposo in toto.

      • marcocobianchi Says:

        Buonasera Silvia e scusi il ritardo. Beh, diciamo che la rimando al mio prossimo libro che si occuperà di liberalizzazioni, quindi anche di ordini. Ne vedremo delle belle.

  3. giuseppe pennisi Says:

    anche io farei a meno delle eccessive imperfezioni di uno Stato impiccione e pasticcione

  4. Aventuri (@aventuri) Says:

    Zingales odia Giannino?

  5. ICR Says:

    Direi che sulle imprese e sullo stato ladro non concordo, lo,stato é ladro e le piccole imprese non campano di sussidi.

    • marcocobianchi Says:

      Ma se lo Stato è ladro, l’evasione fiscale e la corruzione sono legittimi in quanto forme di difesa del cittadino di fronte a un criminale. Siccome per me evasione e corruzione sono reati, non posso dire che lo Stato è ladro, sennò dovrei evadere e farmi corrompere. Sui sussidi alle piccole imprese: dipende molto dall’ambito industriale. In “Mani bucate” racconto decine di casi (e sono una parte infinitesimale della realtà) di sussidi a pioggia elargiti alle piccole e medie imprese, compresi, ad esempio, i sussidi alle assunzioni. Naturalmente poi c’è chi li prende e chi no, ma ci sono, e sono spesso inefficaci. Sono solo un costo per lo Stato. Resto dell’idea che i sussidi vanno aboliti per tutti azzerando al contempo l’Irap: solo così la buona impresa e il bravo imprenditore possono emergere. Con la politica dei sussidi vince il furbo che fa concorrenza al bravo con i soldi pubblici.

  6. Luciano Says:

    Lei ha perfettamente ragione: l’evasione fiscale è una mascalzonata, anzi un reato bello e buono che contribuisce a rendere insostenibile ed asfissiante la situazione dei contribuenti onesti..
    Ma di fronte alle mille evidenze della assoluta asimmetria tra Stato e cittadini (li chiamerei però piuttosto sudditi) a cominciare dai crediti che lo Stato non paga (lo strombazzato provvedimento dei 40 miliardi, oltre ad essere una piccola parte del dovuto, in realtà è poco più che fuffa e fumo negli occhi, e proprio Giannino lo ha efficacemente spiegato) , mentre un solo giorno di ritardo da parte dei contribuenti/sudditi comporta pesanti sanzioni, per continuare poi coi mille casi di sprechi del denaro “pubblico” , ma che in realtà è denaro privato, privatissimo che noi faticosamente racimoliamo con fatica ed impegno e che invece i Partiti, la burocrazia, i mille carrozzoni statali, regionali, municipali, le fondazioni bancarie, le fondazioni “culturali” ed i “Centri Studi” legate all’uno o all’altro esponente politico incamerano e scialacquano nei modi più inverecondi, bè…la tentazione di considerare lo Stato una entità essenzialmente truffaldina dai comportamenti ed atteggiamenti propri degli usurai e anzi – diciamola tutta – assai simili a quelli dei mafiosi che pretendono il pizzo, è fortissima. (ed a proposito, ma da dove le risulta che Giannino abbia mai giustificato l’evasione fiscale e ancor più la corruzione? Forse si confonde con Berlusconi, ma dalla bocca e dalla penna di Giannino non mi pare di averlo mai sentito o letto.)

    • marcocobianchi Says:

      Sono totalmente d’accordo con lei: la tentazione di chiamare lo Stato “ladro” è fortissima anche per me. Ma bisogna essere coerenti, se io lo chiamo ladro il minuto dopo devo imbracciare il fucile. E questo, ovviamente, non lo farò. Lo Stato non è “ladro”: è, parafrasando Schakespeare, “una favola crudele raccontata da un ubriaco in una notte di follia”. La sua presenza nella società va dimezzata, gli enti inutili chiusi, buona parte dei politici mandati a frequentare quei corsi di formazione fasulli che fanno frequentare agli italiani e poi vedere se riescono a trovare un lavoro. I politici che gestiscono lo Stato sono degli ubriachi bugiardi la cui malafede è comprovata proprio dalla storia dei rimborsi alle imprese. I loro discorsi sono vuoti e ricattatori. Da queste persone che cosa può venir fuori se non uno Stato inconcludente? Vacuo e oppressivo contemporaneamente? Ma non è “ladro”. E non lo è più di quanto non siamo noi italiani pazzi ad aver votato prima, e non aver cacciato poi, chi lo ha ridotto così.

  7. Andrea Says:

    Lei si sta arrampicandosi sugli specchi …..come lo chiama un cittadino che a fronte di un obbligo di pagare un servizio non glielo da o glielo da carente? Io lo chiamo ladro o truffatore, lei continui pure a mistificare la realtà, ma lo stato italiano è così!

  8. Charly Says:

    Mi permetto di dissentire: il destino di Giannino è stato forgiato da Giannino medesimo. Il nostro spaghetti liberista preferito non si è mai fatto patemi di scrivere su quotidiani quali il Foglio o Libero che campano solo grazie ai contributi statali, o su il Giornale che gode di aiuti indiretti (carta, spedizioni…). Essendo andato contro sua maestà Silvio, tuttavia, il nostro è stato messo al bando.
    Sul vecchio programma radio immagino che pesi l’incognità se Giannino sia o meno un politico, non credo sia una messa al bando visto che fino alla candidatura politica era nell’etere.
    Saluti

    • marcocobianchi Says:

      Charly, per essere precisi: Libero non accede a contributi pubblici (una volta li prendeva, ora non più) mentre Il Giornale accede agli stessi aiuti ai quali accede, per dire, Il Corriere (sconti sulle tariffe sostanzialmente). Per il resto rispetto la sua opinione, ma il punto è: un dibattito con una voce in meno è un dibattito più povero.

      • Charly Says:

        Giannino, tuttavia, si ode ancora: da Paragone a Unomattina (qualche giorno fa con Seminerio). Si è solo tagliato i ponti andando contro il Sultano di Arcore (onore al merito). Altri come Boldrin scrivono su il Fatto, Alesina&Giavazzi sul Corriere, Zingales su il Sole 24 Ore. Non credo che si possa parlare di un cappa di silenzio su quelle posizioni politico economiche.
        Quanto a Libero, per anni è campato grazie a gli aiuti in quanto giornale di un non meglio precisato partito monarchico, giusto fra un predicozzo e l’altro contro l’assistenzialismo statale. Lo fanno anche gli altri, è vero, ma sempre d’ipocrisia si tratta. Se non erro, poi, Libero ha perso i contributi per i casini combinati dagli editori e non per avervi rinunciato.
        Me Lo conferma?
        Saluti

  9. giuseppe pennisi Says:

    Marco, credo che il dibattito su il ‘liberal-liberista’ Giannino e i contributi pubblici a testate su cui scriveva è futile; ha sempre fatto il giornalista non l’editore. Il problema vero è se è percepito ‘credibile’ come giornalista e commentatore dopo le vicende degli ultimi mesi quale che sia la loro portata effettiva. Le percezioni, specialmente nei media, sono più importanti della realtà. Non sta certo a noi congetturare quali siano quelle dei suoi potenziali datori di lavoro. Negli USA, dove ho vissuto a lungo, Oscar farebbe meglio a cambiare strada ed andare verso la consulenza aziendale o la politica Giuseppe

  10. fabio Says:

    Uno stato è ladro quando in un contenzioso diretto tra me (cittadino) e se stesso mi mette in condizione di di obbligarmi ad accettare il suo responso quale male minore.
    Riporto solo un caso (il mio) ma ne ho sentiti di simili da altri colleghi imprenditori. Lo stato (attraverso l’agenzia delle entrate) si è presentato a casa mia nel 2010, ha raccolto della documentazione (doverosa e assolutamente a disposizione), Con essa i loro funzionari hanno stimato che la mia impresa aveva evaso 70.000 euro nel 2005 (mancanti dunque dai 25.000 euro che è risultato l’utile aziendale in quell’anno). Nonostante sono riuscito a dimostrare con le carte che quell’anno per me è stato traumatico in quanto il mio piu grosso cliente (da 50% del fatturato annuo) è praticamente fallito lasciando a casa 700 persone ed io nonostante tutto sono riuscito a mantenere l’utile in attivo, ed inoltre nello stesso anno ho anche subito una operazione per un infortunio involontario causato da frattura all’omero per scivolata sul ghiaccio (una domenica mattina a casa e non in villeggiatura a sciare cui tra l’altro non sono capace). Il contenzioso è studiato in modo tale da portarmi esattamente dove volevano: non sono riusciti a giustificare in nessuna maniera il perchè della loro valutazione a 70.000 euro, ma siccome si dimostrano favorevoli alla tua posizione ti inducono ad accordarti per 35.000 (che è esattamente dove volevano arrivare) in modo che: se accetti loro sono a posto, ma se rifiuti sono a posto lo stesso in quanto per proseguire con il contenzioso i 35.000 devi comunque versarli per poi accedere al giudizio del tribunale con i costi degli avvocati ed i tempi biblici. Pertanto ti convincono che NON E’ NEL TUO INTERESSE COMUNQUE PROSEGUIRE IL CONTENZIOSO.
    p.s La mia azienda nel 2010 ha accettato il compromesso, ma ci siamo indebitati con la banca sino al 2015 per pagare tale cifra.

    • marcocobianchi Says:

      Fabio, questa è la riforma del contenzioso che (se non ricordo male) ha voluto Tremonti. Anche io ho sentito di casi simili da parte di altri imprenditori. E’ uno scandalo che deve essere denunciato. Ma resto della mia opinione: lo Stato non è “ladro”, sono state fatte leggi assassine applicate in modo ottuso che distruggono valore.

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