Non leggere “Il diritto di avere diritti” e sentirsi comunque benone

Qualche settimana fa, spulciando tra le novità in libreria, mi è capitato tra le manin l’ultimo libro di Stefano Rodotà, “il diritto di avere diritti”. L’ho aperto e ho iniziato a leggerlo. Una, due, tre, quattro pagine. Alla quinto l’ho riposto perchè mi è sembrata un’inutile e inconcludente sbrodolata di bellissime dichiarazioni di principio. Ho preferito comprare “Elogio del moralismo”, che ha un titolo più accattivante e, in alcune pagine, mi è sembrato perfino condivisibile oltre che interessante.

Poi Rodotà, per vicende che si conoscono, è diventato il candidato premier del M5S e il suo “Il diritto di avere diritti” è diventato un must. Pare che, se non tutti, almeno molti lo abbiano letto (e io non ci credo). Quindi sono andato a cercare in rete una recensione del suo libro e ne ho trovata una molto particolareggiata qui. Ho iniziato a leggere e la sensazione di trovarmi di fronte ad un testo inconcludente mi ha preso come allora. Addirittura in alcune sue parti Rodotà disegna una sorta non di Stato etico, ma uno Stato che deve farsi carico di tutti i bisogno dell’uomo. Tutti, nessuno escluso, costituzionalizzandoli, addirittura.

Estrapolo alcune delle citazioni contenute nella recensione particolarmente astratte.

“la garanzia dei diritti non può venire da un rinnovato rinserrarsi nei confini nazionali, né scaturire da automatismi, da una «natura» libertaria della rete”.

“La garanzia giuridica si può ritrovare nelle possibilità d’intervento delle corti, la cui azione è tanto più concreta e legittimata quanto più riesce a trovare sponda nei diversi elementi o frammenti, che contribuiscono a costruire i tratti di un costituzionalismo globale”.

“tramite necessario tra diritti e beni, sottratto all’ipoteca proprietaria”

“La vita degna di essere vissuta, allora, è quella che la persona autonomamente costruisce come tale”.

“tra persona e macchina si stabilisce un continuum: riconoscendolo, il diritto ci consegna anche una nuova antropologia, che agisce sulle categorie giuridiche e ne modifica la qualità. La riservatezza, qualità dell’umano, si trasferisce alla macchina”.

Mah…

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6 Risposte to “Non leggere “Il diritto di avere diritti” e sentirsi comunque benone”

  1. Saracino Fabio Says:

    Accetto una sua pseuda recensione o parere, decida lei. Il libro di Rodotà è un saggio, come tale usa un linguaggio giuridico molto particolareggiato. Con ciò vorrei concludere che è un libro dedicato ai fututi giuristi per rendere lo studio della Costituzione molto impulsivo e allo stesso tempo razionale. Come un sogno tramutato in una realtà….

  2. Valerio Says:

    Il diritto di avere diritti già il titolo fa rabbrividire

  3. maridea Says:

    quello che MANCA IN QUESTO PAESE è l’autostima , la coscienza DI SE’ e di avere diritti , la mediocrità sta nel pensare un mondo dove se non sono schiavo non sopravvivo , se non competo e lascio gli altri indietro non sono vivo.E lei lo chiama noioso un testo CHE CI RICORDA GIURIDICAMENTE CHI SIAMO? cosa valiamo solo per il fatto di essere vivi , di esistere? Ecco perchè in questo paese ci sono così tante disuguaglianze e ingiustizie e questa Crisi CREATA A TAVOLINO DA ELITE DI FURBASTRI , perchè ormai troppe persone non sanno più cosa sia un essere libero con DIRITTI APPUNTO. GRAZIE RODOTA’ DI AVERCI RICORDATO DI essere ANCORA ESSERI UMANI!!!

  4. giada Says:

    sei triste e ignorante fino al midollo, ecco perché hai quella sensazione di inconcludenza, torna a leggere Topolino che è meglio.

  5. marcocobianchi Says:

    Rigrazio per i commenti, anche per quelli negativi. Voglio solo sottolineare che una persona di buon senso non può che essere in disaccordo con questa frase: “La vita degna di essere vissuta, allora, è quella che la persona autonomamente costruisce come tale”. Significa che se una persona, per un qualsiasi caso della vita (ad esempio una malattia invalidante) non è in grado di costruirsi una vita “degna di essere vissuta”, allora quella vita non è “degna di essere vissuta”. Pensateci e rabbrividite.

  6. Patrick Says:

    Per la cronaca: Rodotà non è stato il candidato PREMIER (ammesso e non concesso che nel nostro ordinamento si definisca tale il Presidente del Consiglio), ma era il candidato alla presidenza della Repubblica del M5S.

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