Il ministro Trigilia spiega come e perchè al Sud i sussidi creano clientelismo

Il nuovo ministro della Coesione Territoriale, Carlo Trigilia, la pensa come il suo predecessore, Fabrizio Barca. Ovvero: l’Italia usa male, malissimo i fondi europei. Triglia ha usato al riguardo parole pesantissime, in occasione di un convegno di Bankitalia del 2009 dedicato alla questione.

Me ne sono occupato in “Mani Bucate” dove ho citato un brano del suo discorso. Eccolo:

se (i sussidi, ndr) si continuano a erogare, disse, “la classe politica locale sarà selezionata e valutata non sulla base della sua capacità di dare risposte a problemi collettivi, ma di moltiplicare benefici selettivi a gruppi particolari”, con il risultato che “nel tempo questo tipo di offerta politica crea sfiducia nell’azione collettiva e alimenta opportunismo e una concezione della politica basata sulla distribuzione di favori e quindi deprime a sua volta – indipendentemente dalle radici storiche – il capitale sociale”.

Per chi vuole leggere il testo di quell’importante discorso lo può trovare qui. Ma siccome si tratta di un intervento estremamente importante, vorrei riportarne un brano che spiega come i sussidi al Mezzogiorno hanno distrutto la politica del Mezzogiorno. Eccolo:

– Supponiamo che ci sia un territorio con basso capitale sociale per ragioni storiche; questo vuol dire che la classe politica locale sarà più selezionata e valutata non sulla base della sua capacità di dare risposte a problemi collettivi, ma di moltiplicare benefici selettivi a gruppi
particolari.

– Supponiamo anche che – data la gravità del divario economico e sociale rispetto al resto del paese – la classe politica locale ottenga più risorse dal governo centrale per finalità di sviluppo; e che queste si aggiungano a capacità di spesa ordinaria per finalità sociali che
comunque crescono in tutto il paese con la costruzione di un sistema di welfare. Il risultato è una consistente redistribuzione.
– Una classe politica selezionata in un contesto a basso capitale sociale basa maggiormente il suo consenso sulla distribuzione particolaristica di risorse (clientelismo). Essa utilizza quindi le risorse crescenti alimentando una sorta di capitalismo politico. Da un lato, attira risorse
lavorative e energie imprenditoriali nel pubblico (l’area pubblica e para-pubblica, come la sanità, è sovradimensionata). Dall’altro, ostacola indirettamente le attività di mercato perché ha meno interesse a investire in beni e servizi collettivi (della cui carenza accusa eventualmente il centro perché non stanzia ulteriori fondi).
– Il Governo centrale, a sua volta, indipendentemente dal colore politico, tende a non porre vincoli alla destinazione e all’efficienza della spesa regionale e locale – almeno fino a quando le finanze pubbliche lo consentono – perché trae vantaggi in termini di consenso
dall’area sussidiata.

Se Trigilia sarà coerente con il suo pensiero, i 17,7 miliardi di fondi Ue che l’Italia deve spendere entro il 2014 saranno investiti in modo diverso da come ha fatto finora. Sarebbe necessario, dato che sono gli unici soldi sui quali si può contare per rilanciare il Sud.

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