Archive for the ‘Editoriali’ Category

Piccola proposta per legare lo stipendio dei politici ai risultati

14 dicembre 2011

Il problema dei costi della Casta è stato posto su un piano poco concreto. Il vero problema non è che deputati e senatori italiani guadagnano molto, ma è che rendono poco. In altre parole il problema non è il costo ma la resa. La retribuzione di un lavoratore del settore privato dipende certamente dalle competenze, ma innanzitutto dipende dalla sua produttività. Così, il problema degli onorevoli non è la loro retribuzione, netta o lorda, ma il fatto che essa non è in alcun modo collegata alla loro produttività. (more…)

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Procedure Ue contro l’Italia: 130 sono ancora aperte

21 novembre 2011

Non riguarda la concessione o meno di aiuti di Stato, ma credo che la notizia sia interessante ugualmente. Il Collegio dei Commissari europei il 27 ottobre scorso, ha fatto una ricognizione delle procedure di infrazione contro l’Italia. Cinque sono quelle che sono state archiviate ma 4 nuove sono state aperte. In totale le procedure di infrazione aperte contro l’Italia sono 130: 94 riguardano casi di violazione del diritto dell’Unione e 36 per il mancato recepimento di direttive europee.

Per chi ne volesse sapere di più, i dettagli si trovano qui. Sotto, invece, alcune statistiche. Dal secondo elenco si scopre che il settore nel quale abbiamo accumulato il maggior numero di procedure d’ingrazione è l’ambiente il cui ministero, fino alla scorsa settimana, era guidato da Stefania Prestigiacomo.

 

Suddivisione delle procedure per stadio

 

Messa in mora – art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 65
Messa in mora complementare – art. 258 TFUE 6
Parere motivato – art. 258 TFUE 28
Parere motivato complementare – art. 258 TFUE 4
Decisione ricorso – art. 258 TFUE 2
Ricorso – art. 258 TFUE 6
Sentenza – art. 258 11
Messa in mora – art. 260 TFUE (già art. 228 TCE) 3
Messa in mora complementare – art. 260 TFUE 2
Parere motivato – art. 228 TCE 1
Decisione ricorso – art. 260 TFUE 2
Ricorso – art. 260 TFUE 1
Totale  130

 

 

Suddivisione delle procedure per settore

 

Affari economici e finanziari 7
Affari esteri 3
Affari interni 6
Agricoltura 1
Ambiente 31
Appalti 7
Comunicazioni 3
Concorrenza e aiuti di stato 2
Energia 6
Fiscalità e dogane 16
Giustizia 1
Lavoro e affari sociali 11
Libera circolazione delle merci 8
Libera circolazione delle persone 1
Libera prestazione dei servizi e stabilimento 6
Pesca 2
Salute 8
Trasporti 9
Tutela dei consumatori 2
Totale 130

INTERMEZZO Alfano indignato? Ma non era lui il ministro della Giustizia?

5 ottobre 2011

E’ vero che in Italia i giudici non pagano mai per i loro errori. Parole sacrosante. Indignazione legittima. Soprattutto dopo che la giustizia italiana ha liberato due ragazzi riconoscendoli, dopo 4 anni di carcere, innocenti “per non aver commesso il fatto”. Tutto vero. Ma Angelino Alfano non è stato per caso ministro della Giustizia della Repubblica? (more…)

Aiuti di Stato alle aziende private: la Fiat, per esempio…

28 settembre 2011

Oggi alle 15 sarò a “La Vita in Diretta” su RaiUno per parlare di “Mani Bucate”, il primo libro che racconta dei soldi pubblici finiti alle imprese private. Domani, giorno di uscita, da “Agorà”, alle 9 su RaiTre e la sera, alle 21, a “Blog – La Versione di Banfi” su ReteQuattro. Intanto, una piccola anticipazione. Contrariamente a quanto si pensi, alla Fiat hanno l’animo delicato. Il Lingotto ha incassato nel 2005 2,2 milioni di euro e 2,6 milioni di credito agevolato per un’auto elettrica chiamata “Mimosa”. Io non l’ho mai vista circolare, e voi? L’anno prima ha incassato 1,6 milioni di contributo alla spesa più 500mila euro di credito agevolato per studiare le applicazioni in ambito motoristico della fibra di ginestra. Eppoi dice che i produttori di auto non amano l’ambiente…

Domani “Mani Bucate” su RaiUno

27 settembre 2011

Domani seguitemi su RaiUno a La Vita in diretta dalle ore 15 in poi.

Presenterò in anteprima “Mani Bucate”, il primo libro che racconta dei soldi pubblici finiti alle imprese private italiane. E che spesso spariscono. Come insegna la storia dell’avviso di garanzia a Vittorio Maria De Stasio, di cui parlano i giornali oggi, che ha origine in un’inchiesta sulla concessione di aiuti di Stato a un’impresa calabrese posseduta da Aldo Bonaldi, latitante. Una delle centinaia di storie di spreco di soldi pubblici. Ma questa volta da parte delle imprese, e non solo dei politici.
Ne parleremo presto.

Banche & crisi & declassamento & rating &….

23 settembre 2011

La mia intervista a Cadoinpiedi

“Mani Bucate”: 5 milioni pubblici al resort di lusso (con truffa)

21 settembre 2011

Nel cuore del parco nazionale del Vesuvio sorge Villa Rota Resort, un luogo dove la natura ti avvolge e dove potrai trascorrere piacevoli momenti di relax. E’ la frase che lancia lo spot pubblicitario di una struttura circondata da cinque ettari di verde e con trenta suite disponibili. Basta chiudere gli occhi e immaginarsi lo scenario. Ma questo è anche l’inizio di una storia di abusi edilizi, fatture false e passaggi di proprietà fittizi, finalizzati ad ottenere illecitamente dallo Stato una pioggia di euro.

Soldi pubblici che circa sette anni fa diedero la spinta decisiva per far nascere Villa Rota Resort, una struttura turistico-ricettiva di Boscotrecase, in provincia di Napoli, dietro la quale, però, ci sarebbe una mega truffa da cinque milioni di euro. Tanto ha incassato fino al 2005 la “Ansari Srl”, società beneficiaria di un contributo pubblico nell’ambito della legge 488/92 per lo sviluppo del Mezzogiorno. La sostiene la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che dal 2007, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha acceso i riflettori sull’albergo ristorante ai piedi del Vesuvio. Attraverso un giro di fatture false per forniture ritenute inesistenti, i titolari della società avrebbero gonfiato i dati da presentare al Ministero dello Sviluppo economico e per calcolare l’ammontare del contributo. In alcuni casi si trattò solo di un’alterazione delle cifre, come per la ristrutturazione edilizia della storica villa appartenuta al nobile marchese napoletano Don Carlo Rota. In altri casi, invece, la Procura sostiene che si sia in presenza di operazioni fantasma, certificate da fornitori complici al solo scopo di spillare più soldi possibili allo Stato, da dirottare poi verso i conti dei soci.

Per l’affare Villa Rota Resort il gup del Tribunale di Torre Annunziata, Elena Conte, ha rinviato a giudizio quattordici persone, accusate di truffa ai danni dello Stato (il processo si è aperto martedì 20 settembre davanti al giudice monocratico Alessandra Maddalena). In cima alla lista degli imputati c’è Antonio Formisano, un 52enne di Pompei amministratore delegato della Ansari Srl, società che prima si occupò della realizzazione della struttura e attualmente ne cura la gestione. Formisano è anche l’unico che in questa vicenda è stato arrestato, ma per violazione dei sigilli dopo un precedente sequestro dei carabinieri per abusivismo edilizio. In questa vicenda sono coinvolti anche la moglie dell’imprenditore, Maria Tecla Romalda Nalbone, e altri familiari, tra cui una zia di 98 anni. Quest’ultima è la protagonista della vendita fittizia della villa settecentesca e del terreno adiacente: l’imprenditore documentò che quella struttura era costata alla società tre milioni di euro. Per gli inquirenti, però, l’intero complesso era già di sua proprietà. In un primo momento avrebbe, quindi, venduto fittiziamente il tutto alla zia quasi centenaria per 150mila euro, per poi riacquistarlo ad un prezzo di tre milioni di euro. Il surplus, ovviamente, sarebbe ritornato sui suoi conti, tanto ad accollarsi l’onere della compravendita ci avrebbe pensato lo Stato.

Inoltre, i titolari della Ansari avrebbero documentato un falso apporto finanziario dei soci, pari a dieci milioni di euro, un requisito fondamentale per poter accedere al contributo pubblico.

Quegli anomali Proprio quei passaggi di proprietà – uniti all’età avanzata di uno dei contraenti – balzarono agli occhi degli investigatori, che nel 2007 fecero partire una verifica fiscale che ha portato alla scoperta della presunta truffa. Quasi in contemporanea i carabinieri hanno indagato sugli abusi edilizi commessi sulla zona sottoposta a vincoli paesaggistici e vulcanici, in piena zona rossa del Vesuvio. Due blitz portarono alla denuncia, nel 2008, sia dell’amministratore che della moglie, oltre ad alcuni operai impegnati nella costruzione di manufatti, in sbancamenti e scavi non autorizzati. Oltre alla presunta truffa, quindi, c’è anche l’ipotesi che per realizzare quella mega struttura da trentatrémila metri quadrati si sia deturpato il territorio, in un’area che ha già pagato a caro prezzo di una cementificazione selvaggia a partire dagli anni Ottanta. E non sempre si è trattato dei cosiddetti abusi di necessità (sono centinaia le ordinanze di demolizione non eseguite in tutta l’area a rischio vulcanico).

Intanto anche grazie a queste opere abusive il valore della villa è cresciuto a dismisura, raggiungendo i 18 milioni di euro secondo le stime della Guardia di Finanza, che nel novembre del 2010 pose sotto sequestro tutte le opere realizzate, proprio su disposizione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. L’attività di ristorazione e di resort, però, è ripresa dopo pochi giorni in seguito al dissequestro disposto dal gip.

Nel procedimento penale in corso, che vede imputati anche i rappresentanti di ditte compiacenti che emettevano fatture false e un consulente fiscale della Ansari, il Ministero dello Sviluppo economico è parte lesa. Nessuno, però, si è costituito parte civile nel processo e quindi non otterrà nemmeno un centesimo di risarcimento dei danni.

Mani Bucate: i soldi alle low cost

21 settembre 2011

Il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci ha detto che ha intenzione di spendere 50 milioni di euro pubblici per portare turisti sull’isola sussidiando i biglietti aerei. Non è un’idea innovativa. Anzi, è la stessa che ha messo in crisi la Air One di Carlo Toto (che poi si è arrangiato vendendo la sua azienda all’Alitalia), ha causato un contenzioso europeo che non è ancora terminato e provocato buchi milionari nei bilanci della Regione.

In “Mani Bucate” (Chiarelettere) il libro sull’orgia degli aiuti pubblici alle imprese private in libreria dal 29 settembre, racconto i dettagli, mai venuti alla luce, di come in Italia si sia iniziato a sussidiare i vettori aerei, soprattutto low cost usando le tasse di tutti.

Tutto inizia nel 2003 quando Carlo Toto scopre che l’aeroporto sardo di Alghero dava di nascosto soldi alla Ryanair per abbassare il costo del biglietto attraverso quello che io chiamo “sussidio di rimbalzo”. Funziona così: l’aeroporto paga Ryanair con fondi propri. Le uscite fanno andare i conti in rosso che vengono ripianati dalla società regionale pubblica Sogeaal che controlla lo scalo. I conti della Sogeaal, ovviamente, vanno in rosso e i buchi vengono ripianati dalla Regione che preleva i soldi dalle tasse di tutti. Il contratto, ripeto, firmato di nascosto dalle autorità regionali e la Ryanair è ancora perfettamente valido e, secondo la Ue, che ha aperto un’inchiesta al riguardo, è costato, tra il 2000 e il 2006 “tra i 5 e i 15 milioni di euro” finiti nelle casse della Ryanair. Bruxelles ritiene che i soldi elargiti dopo il 2005 dalla Regione Sardegna siano stati dati in modo del tutto illegale.

Ora il presidente Cappellacci vuole fare esattamente come Soru: spendere soldi per pagare vettori aerei e abbassare artificialmente i biglietti aerei ammazzando la concorrenza tra i vettori e aumentare il numero di turisti che arrivano in Sardegna. Solo che il biglietto al turista inglese, tedesco, francese che prende un biglietto aereo per scendere in Sardegna glielo paghiamo tutti con le nostre tasse. E’ quello che succede quando si decide di sussidiare le imprese private.

Dopo il caso del 2003 gli aeroporti che hanno deciso di usare i soldi delle tasse degli italiani per pagare i vettori perché facciano scalo sulle loro piste sono decine. In testa c’è la Puglia, ma anche il Piemonte non scherza: gli aeroporti di Torino e Cuneo, ad esempio, hanno chiesto alla Ue il permesso di dare 650mila euro a ben 10 compagnie aeree.

Per le altre anticipazioni del libro, tra pcoo sarà online il sito manibucate.it

L’orgia degli aiuti pubblici alle imprese: -9 giorni

20 settembre 2011

Cari amici

mancano esattamente 9 giorni all’uscita del mio nuovo libro. Si intitola “Mani Bucate” (Chiarelettere) e il sottotitolo spiega tutto: “A chi finiscono i soldi dei contribuenti. L’orgia degli aiuti pubblici alle imprese private”. E’ la prima inchiesta mai realizzata sulle imprese mantenute dallo Stato attraverso una pletora di strumenti di sostegno come i soldi a fondo perduto, gli sgravi fiscali, gli incentivi, i contributi. Ciò che ho scoperto, in circa due anni di ricerche basate tutte su documenti ufficiali (Gazzette europee, italiane, regionali, rapporti di spesa, archivio dell’Antitrust europeo, sentenze della Corte dei Conti, delibere del Cipe e dei ministeri), è che in Italia non esiste un “normale” capitalismo liberale fatto da aziende private in concorrenza tra loro e in competizione con le imprese controllate dallo Stato. Il capitalismo all’italiana è in realtà un’enorme area grigia nella quale tutte le aziende sono un po’ pubbliche e un po’ private nella quale non si capisce mai se la responsabilità del fallimento di un’iniziativa è da attribuire al privato incapace o al pubblico che non lo ha sostenuto abbastanza. Gli industriali incassano soldi pubblici mentre dicono di essere antistatalisti.

In “Mani Bucate” racconto le storie più incredibili di sperpero di danaro pubblico che doveva servire per rilanciare l’economia, aumentare l’occupazione del Sud, industrializzare un territorio come la Sardegna e che invece non sono serviti a niente. Secondo la Banca d’Italia gli effetti degli incentivi pubblici alle aziende private sono “nulli”.

Racconto come funziona il “metodo Fiat” per ottenere soldi pubblici per continuare a restare in Italia; spiego come Ryanair sia stata pagata di nascosto per anni dalla Regione Sardegna; di come le imprese della presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ottengano decine di milioni di soldi ogni anno; di come una famiglia di miliardari indiani sia riuscita a infinocchiare l’Italia per ben due volte succhiando centinaia di milioni di euro (avete letto bene: centinaia di milioni di euro pubblici) con la promessa, non mantenuta, di salvare imprese ormai fallire, e racconto come sia possibile che gli skilift del nord Italia e i campi da golf del Sud siano stati pagati in gran parte con i soldi delle tasse pagate da tutti gli italiani. Alla fine ciò che emerge è che non esiste un solo settore industriale, dalla moda alla meccanica, dall’editoria allo spettacolo, dall’alimentare allo sport fino all’informatica, che lo Stato non abbia finanziato usando le tasse di tutti. Un diluvio di soldi che, fatalmente, finisce anche nelle mani della criminalità organizzata. Sì, fa paura dirlo, ma lo Stato finanzia la mafia.

 

Tra poco sarà online la pagina Facebook Manibucate e il sito manibucate.com dove ogni giorno pubblicherò una breve anticipazione del libro e notizie quotidiane sulle aziende che continuano ad essere finanziate da soldi pubblici.

Ciao e a presto

Tu quoque, Dario Di Vico…

14 settembre 2011

Anche uno dei giornalisti che stimo di più, Dario Di Vico, si è lasciato andare stancamente, oggi sul Corriere della Sera, a un refrain in base al quale la colpa del fatto che i figli non escono di casa sarebbe della famiglia che li coccola fino a 35 anni. (more…)

Torna il partito della spesa pubblica

13 settembre 2011

Torna a farsi sentire il partito della spesa pubblica. Paradossale: nel momento più delicato dell’anno, quando il nostro differenziale con il bund ha superato i 400 punti base, c’è chi dice che il problema dell’Italia non è il debito ma la disoccupazione. Lo hanno detto Paul Krugman, ripreso da Giuliano Ferrara, Massimo Mucchetti e tanti altri.

Ora: è certamente vero che il problema è l’occupazione, ovvero la crescita (ammesso e non concesso che le due cose vadano insieme, soprattutto in questo periodo), ma certamente se non si risolve il debito ogni sforzo sarà del tutto inutile. Debito, tra l’altro, che la mia generazione non ha contribuito a creare e del quale dovrebbe rispondere quelli della generazione precedente. Io, ad esempio, sarei per una patrimoniale generazionale.

Sostenere che il debito è una variabile indipendente e occorre concentrarsi sull’occupazione significa semplicemente una cosa: non voler ridurre la spesa e, anzi, aumentarla, allargando ancora di più il problema. I mercati, che personalmente non amo, non fanno altro che il loro mestiere, segnalandocelo. O vorremmo forse chiuderli, i mercati? Per poter così continuare a spendere soldi pubblici per sostenere una crescita che non ci sarà mai fino a quando 70 miliardi di euro delle nostre tasse se ne andranno a pagare gli interessi sul debito. Solo gli interessi.

Mi spiace (e lo dico davvero, perché mi piacerebbe che avessero ragione Krugmann e Mucchetti e il loro maestro Keynes), ma ora, in questo momento, oggi, nel 2011, fino a quando non riusciremo a rientrare dal debito non ci sarà mai nessuna ripresa. E se ci fosse pavento un altro rischio: quello che lo Stato, che ha decuplicato il debito pubblico in pochi decenni, possa usare le maggiori entrate fiscali come base per contrarre nuovi debiti.

La versione consolatoria di chi dice che lo Stato deve spendere di più per avviare la crescita, insomma, non mi convince. E’ vero in certi periodi storici, ma non ora: ora bisogna essere duri e crudi: bisogna che lo Stato spenda meno, tagli tutto, riduca tutto, venda tutto. Poi ne riparliamo.

Ma dove sono gli intellettuali?

3 settembre 2011

Ma possibile che la crisi dell’Europa ci debba essere spiegata solo dagli economisti che interpretano l’andamento dei mercati? (more…)