Archive for the ‘Mani bucate’ Category

“MANI BUCATE” Sussidi all’editoria: la differenza tra Ciarrapico e Giuliano Ferrara

31 gennaio 2012

“Nel 2010 la guardia di finanza ha indagato su una truffa, durata dal 2002 al 2007, imbastita da Nuova editoriale oggi Srl ed Editoriale Ciociaria oggi Srl che fanno capo all’imprenditore romano Giuseppe Ciarrapico. Le due società avrebbero incassato 45 milioni di finanziamenti ai quali non avevano diritto. Per Ciarrapico è stato chiesto il rinvio a giudizio”. Questo è quanto ho scritto in “Mani bucate” a proposito della vicenda che ha portato, oggi, all’effettivo rinvio a giudizio di Giuseppe Ciarrapico, colpevole, secondo l’accusa, di aver truffato 45 milioni di euro alle casse dello Stato costituendo cooperative editoriali fasulle. (more…)

“MANI BUCATE” In Europa si spendono due miliardi l’anno per sussidiare il cinema

29 gennaio 2012

Dovremmo cominciare a pensare al cinema non come un produttore di contenuti, ma come un contenitore di sussidi pubblici. Questa industria è pagata dal pubblico oltre ogni immaginazione e a darne conferma è l’ultimo rapporto dell’osservatorio europeo dell’audiovisivo. Cosa dice di tanto sconvolgente? Dice che se nel 1999 i soldi pubblici dei Paesi europei andati al cinema erano pari a 1 miliardo di euro, nel 2008 sono diventati 2 miliardi di euro che sono diventati 2,1 miliardi nel 2009 anno nel quale l’Osservatorio ha censito ben 280 fondi pubblici erogatori di sussidi; 72 in più rispetto a quelli del 2004. Solo a livello delle regioni, i fondi istituiti in Europa nello stesso periodo di tempo sono stati 57 e i Paesi europei più attivi in questo campo sono stati Francia, Italia, Norvegia e Polonia.
In media, in Europa, i contributi erogati alle case di produzione sono il 54% dei ricavi del film. Ripeto: il 54% di quanto ricava un film è pagato da soldi pubblici. Il 65% della spesa pubblica è andata a finanziare film destinati ai cinema e il 28% ha finanziato opere destinate alla tv.
Il resto del rapporto lo trovate qui
http://www.obs.coe.int/about/oea/pr/fundingreport2011.html

“MANI BUCATE” Proposta Idv: chi delocalizza restituisca i sussidi con gli interessi

28 gennaio 2012

Dilaga la consapevolezza delle distorsioni che gli aiuti pubblici provocano nell’economia reale. In “Mani bucate” racconto della proposta presentata nel 2006 dal parlamentare socialista belga Alain Hutchinson che ha proposto un albo delle imprese che spostano la produzione in un altro paese approfittando degli aiuti pubblici. “L’intento era di costringere le aziende a restituire i sussidi ricevuti se, dopo aver usufruito di un aiuto finanziario dell’Unione europea, delocalizzavano le loro attività nell’arco di sette anni”.
Proposte di legge analoghe sono state avanzate da molte regioni italiane, come in Piemonte. In effetti sono sempre numerose le aziende che chiudono le loro fabbriche in Italia per trasferirsi all’estero dove possono incassare sussidi più vantaggiosi di quelli che possono essere concessi in patria. Il caso Omsa è lì a dimostrarlo.
Ho letto questo bell’articolo del “Mattino di Padova” dove si dà conto di una proposta analoga avanzata dall’Idv che prende spunto dalla vicenda di un’impresa locale. Molto interessante. Approposito: Mario Monti, ex commissario alla Concorrenza, non lo sa che le imprese delocalizzano per cercare sussidi migliori? Non ha nulla da dire?

Da Il Mattino di Padova 26 gennaio 2012
Vincoli logistici per le aziende che hanno ricevuto finanziamenti pubblici da parte della Regione e agevolazioni per le cooperative di dipendenti che rilevino un’azienda in crisi. Sono i perni del progetto di legge presentato ieri dal gruppo consiliare dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale per mettere un freno alla delocalizzazione delle imprese venete che abbandonano il territorio seguendo le lusinghe dei mercati di paesi considerati economicamente più “vantaggiosi” . «La nostra iniziativa – spiegano i consiglieri Gustavo Franchetto, Gennaro Marotta e Antonino Pipitone – prende spunto dalla vicenda della Ditec di Quarto d’Altino, un’azienda sana di quasi 200 dipendenti che rischia di chiudere il suo stabilimento veneto perché la proprietà progetta di spostare la produzione in Cina o in Repubblica Ceca evidentemente sulla base dei risultati del law shopping, ovvero alla ricerca delle leggi più vantaggiose sul mercato internazionale».
In questo senso, la proposta dell’Idv prevede, anzitutto, che le imprese venete che trasferiscono altrove la produzione – causando perdita di posti di lavoro – debbano restituire alla Regione, con gli interessi nell’arco di 15 anni, ogni genere di contributo ricevuto a favore dell’occupazione o della produzione; inoltre, nei bandi futuri, le agevolazioni dovranno vincolare le aziende sul territorio per tre lustri. Non solo: le aree su cui sorgono gli stabilimenti chiusi per delocalizzazione , per evitare ogni forma di speculazione, non potranno cambiare destinazione d’uso per almeno venti anni. E, ancora, sempre per quanto riguarda le aree dimesse, il progetto di legge prevede la facilitazione di espropri per pubblica utilità da parte di società pubbliche regionali appositamente costituite per consentire interventi di reindustrializzazione.
L’iniziativa prevede, infine, da parte della Giunta misure, in accordo con gli enti locali, per sostenere iniziative da parte di lavoratori riuniti in cooperativa per salvaguardare il patrimonio di professionalità e mantenere l’occupazione delle imprese delocalizzate.
La legge dovrebbe essere sostenuta da un finanziamento di 250 mila euro per il 2012 e di un milione negli anni successivi.

http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2012/01/26/news/le-aziende-che-delocalizzano-restituiscano-gli-aiuti-pubblici-1.3110475

“MANI BUCATE” Due milioni a quattro film. Paga la Regione Toscana

28 gennaio 2012

La Toscana ha appena approvato lo stanziamento di nuovi fondi regionali per il cinema. Un vizio. Non c’è regione italiana che non finanzi società produttrici di lungometraggi, a patto che le loro produzioni avvengano sul territorio. così non solo c’è una gara tra le amministrazioni locali a chi dà più soldi ma soprattutto, i produttori non sono liberi di scegliere dove andare, di scegliere la location migliore, perchè attirati come api sul miele dei soldi pubblici. In “Mani buicate” racconto decine di casi di film prodotti qua e là in Italia solo per approfittare degli aiuti regionali.
Ecco i film che la Toscana produrrà, la casa di produzione e l’importo assegnato. Il totale? 1.946.473,20 euro pubblici.

Acciaio (Palomar) 196.300
Una bella estate (Cattleya) 493.300
Senza ritorno (Kaos) 557.486,60
La mia amica Greta (Progetto Immagine) 699.386,60

“MANI BUCATE” Clini: abbiamo pagato l’auto elettrica della Fiat, ma lei non l’ha prodotta

28 gennaio 2012

Ogni commento è superfluo. Riporto un’Ansa del 24 gennaio che riporta le parole del ministro all’Ambiente Clini che spiega, in estrema sintesi, la storia dell’auto elettrica della Fiat, i cui dettagli ho scritto in “Mani bucate”. E poi ditemi chi controlla come vengono spesi i soldi pubblici alle imprese private…
“Il 2012 per l’auto elettrica è l’anno della verità: quello in cui si prevede un consistente aumento del numero di modelli disponibili e delle vendite. Aumentano i progetti delle amministrazioni pubbliche, così come le prestazioni e l’appeal delle auto, sale il gradimento degli utenti. E l’Italia non può perdere questa opportunità come avvenne per la Multipla ibrida della Fiat. ”Quando nel mondo si partiva con la produzione delle auto elettriche, l’industria italiana ha abbandonato il campo, perdendo un’occasione”, ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. E’ sulla scorta di queste considerazioni che, nel Palazzo Reale di Milano, oggi si è cercato di disegnare lo scenario della diffusione della vettura elettrica nel corso del convegno “L’auto elettrica ama il green. Modalità sostenibile e fonti rinnovabili”, promosso dall’Assessorato alla Mobilità e Ambiente del Comune di Milano, da Asso energie future.
(…)
Per far compiere alla mobilità elettrica il balzo in avanti – è stata l’opinione dei relatori – occorrono scelte politiche e amministrative per lo sviluppo delle infrastrutture e, probabilmente, come accade in molti altri paesi europei, anche incentivi.
A patto, però, che non finisca come accadde con la produzione della Multipla ibrida, ha ammonito Clini: ”Quando nel mondo si partiva con la produzione delle auto elettriche, l’industria italiana ha abbandonato il campo, perdendo un’occasione”, ha detto il ministro per il quale ”Fiat mise in produzione tempo fa una Multipla ibrida, con un sistema di controllo elettronico molto più sofisticato della Prius”.
”Il Parlamento – ha ricordato il ministro dell’Ambiente – votò una legge su un incentivo pari al 60% del costo della Multipla ibrida per favorire la penetrazione nel mercato. Si trattava di un prodotto raffinato e molto efficiente. Fiat, però, decise che l’auto non era interessante per il mercato e smise di produrla. Tra l’altro, era stata finanziata dallo Stato”.

“MANI BUCATE” Presentazione a Torino: Modiano, Callieri e Airaudo, gli aiuti di Stato servono

28 gennaio 2012

La presentazione di “Mani bucate” a Torino insieme con Pietro Modiano, Carlo Callieri e Giorgio Airaudo è stata tra le più stimolanti. Tutti, infatti, mi hanno dato torto. Ma fa parte del gioco, sapevo bene che invitando tre pesi massimi dell’analisi economica, dell’industria e del sindacato, avrei avuto di che discutere. Però dico qui ciò che non ho avuto modo, per motivi di tempo (siamo andati a parlare, davanti a decine e decine di persone, per un’ora e tre quarti). Io non sono contrario agli aiuti di Stato alle imprese. Sono inossidabilmente contrario (e anche un po’ arrabbiato) al modo in cui gli aiuti di Stato vengono erogati in Italia. Perché, diversamente da quanto succede all’estero, e da come dovrebbe succedere soprattutto in Italia, i soldi pubblici non vengono usati per colmare il gap, ad esempio, tra sud e nord del Paese o tra imprese che temporaneamente hanno bisogno di un sostegno per riprendere in futuro a camminare sulle proprie gambe, ma vengono dati per creare generazioni intere di aziende mantenute con i soldi pubblici e che, per questo, hanno meno incentivi a migliorarsi (perché devo fare un buon prodotto che mi costa impegno, sacrifici, ricerca se comunque lo Stato mi paga?) Sia Modiano che Callieri che Modiano si sono detti favorevoli agli aiuti di Stato, anche se con accenti e sfumature un po’ diverse, ma tutte degne di grande attenzione perché le motivazioni che li portano a questa posizione sono concrete e serie. Riporto le frasi che mi sono segnato mentre andava avanti la discussione.
Iniziamo con Pietro Modiano. Il presidente di Nomisma, economista ed ex banchiere, ha sposato (mi sembra) la tesi di Emma Marcegaglia, cioè: gli aiuti alle imprese sono pochi e “meno di così è masochismo”. “In Usa vengono dati alle imprese una quantità di aiuti di Stato che è spaventosa rispetto alla quale noi non possiamo nemmeno lontanamente competere. Se li togliessimo in Italia, staremmo peggio dei Paesi che, invece, li danno”. “C’è la necessità di orientare l’industria, per sviluppare un Paese”. “La cassa integrazione, in un momento di ciclo basso dell’economia, è uno strumento di politica industriale e, anche se non è considerata un aiuto di Stato ‘classico’, la discussione in corso in queste settimane sul suo destino, è sbagliata anche perché se andiamo a vedere i dati veri dell’economia italiana scopriamo che il Paese che ha aumentato di più l’export in questi anni, subito dopo la Germania, è l’Italia”. “Probabilmente il panico ingenerato dalla gelata del credito è alle spalle”.
Carlo Callieri, ex dirigente Fiat e oggi presidente della Miroglio, ha esordito con una battuta fulminante: “Non si possono fare le frittelle avendo a disposizione solo il buco”. Cioè: non si può pensare di fare industria nel Sud senza aiuti di Stato sennò, ad esempio, nella provincia di Enna nessuno andrebbe a fare industria. “L’errore più grave che è stato compiuto quando è stato eliminato un grandissimo strumento, di tipo automatico, di sviluppo, la fiscalizzazione degli oneri sociali al Sud. E’ stato Pagliarini che ha fregato Mastella: mentre Mastella lottizzava l’Inps, Pagliarini si è messo d’accordo con l’Europa per eliminare questo tipo di aiuto al Sud che è stato fondamentale per lo sviluppo”. “Una botta micidiale alla competitività dell’Italia è stata la nascita, con Visco, dell’Irap”. “E’ impossibile fare ricerca e sviluppo in Italia senza aiuti di Stato specifici”. “La vera tragedia italiana è la pubblica amministrazione: i sussidi pubblici servono per compensare la totale inefficienza della pubblica amministrazione”. “I soldi devono essere dati in modo automatico, e non discrezionale”.
Giorgio Airaudo della Fiom-Cgil, combattivo come sempre, si è concentrato sul caso Fiat, che in “Mani bucate” è il capitolo forse più sconvolgente, ha detto che lui è favorevole agli aiuti di Stato “ma allora facciamo come in America: che li restituisse dopo averli usati al tasso dell’8%, proprio come hanno fatto in Usa. E la Fiat deve anche smetterla di tenere nascosto il piano industriale perché in America, se vogliamo fare i veri capitalisti, gliel’hanno chiesto il piano industriale, e lui lo ha presentato a Obama. Un libro di 280 pagine nel quale ci sono scritti tutti gli impegni che la Fiat, al momento di acquistare la Chrysler, si impegnava a raggiungere. Perché in Italia questo non succede? Perché le vengono dati soldi senza poter sapere a che cosa servono, sul medio-lungo termine”? “La Fiat a Pomigliano produce in perdita, proprio come produceva in perdita a Termini Imerese, per questo io temo che a Pomigliano si ripeta ciò che è successo a Termini”. “Noi abbiamo bisogno di intervento pubblico, smettiamola di fare gli ipocriti, i soldi pubblici servono per far crescere il Paese”.
Non replico ad ogni singola frase perché non è elegante, dato che non possono replicare. Però mi sono molto soddisfatto che “Mani bucate” sia riuscito ad aprire un dibattito molto ampio, qualificato e serio, su un tema cruciale come quello degli aiuti di Stato alle imprese private.

“MANI BUCATE” Ma le “zone a burocrazia zero” ci sono già (e sono costate…)

27 gennaio 2012

Trappolone comunicativo. Dopo “SalvaItalia” e “CrescItalia”, nel decreto “SemplifItalia” il governo ha deciso di introdurre, in via sperimentale, le “Zone a burocrazia zero”, cioè aree del Paese dove le imprese, soprattutto piccole, non hanno praticamente oneri burocratici oltre ad una fiscalità ridotta. Bene: questa legge esiste già. Non è il prodotto del governo Monti, ma del governo Berlusconi che a sua volta ha ripreso un’idea, più ambiziosa, del governo Prodi. Quindi: niente di nuovo sotto il sole della semplificazione, perché già adesso, in base ad una legge del 2009, è prevista la possibilità di creare le “famose” Zbz. (more…)

“MANI BUCATE” Perché è giusto tagliare (e di molto) i fondi per l’editoria

24 gennaio 2012

Oggi sono stato ospite di Andrea Vianello ad Agorà su Rai3. Tema: il taglio dei sussidi pubblici all’editoria rischiano di far fallire 100 testate e mandare sulla strada 4mila persone. Insieme a me hanno parlato Vincenzo Vita (Pd), Felice Belisario (Idv), Gabriele Polo (Manifesto) e Arturo Diaconale (L’Opinione). Il video lo potete vedere qui.
Vorrei fare un commento alla fine di un’interessantissima discussione. Dal mio punto di vista il problema non è “se” finanziare l’editoria, ma “quanto” finanziarla e, soprattutto, “chi” finanziare. Premetto, se non si è capito, che personalmente sono a favore dei contributi pubblici ai giornali, ma quando ho affrontato il tema dei soldi (che, ribadisco a rischio di essere noioso, sono soldi prelevati dalle tasse degli italiani) a favore della stampa, mi si sono rizzati i capelli in testa. Non volevo letteralmente credere a ciò che stavo leggendo. Il risultato delle mie ricerche li ho scritti in “Mani bucate”, e quindi non mi dilungo. Segnalo solo che oltre ai soldi pubblici di provenienza statale c’è un mondo immenso e sconosciuto di sussidi pubblici provenienti dai fondi regionali. Un’orgia di finanziamenti scandalosa.
Però non bisogna piangere lacrime di coccodrillo. I politici che oggi dicono che sarebbe gravissimo se chiudessero 100 testate e se 4mila persone restassero senza lavoro (al di là dei numeri che non so quale affidabilità abbiano) sono gli stessi che hanno approvato leggi di spesa incredibili, scandalose, clientelari, le quali hanno prodotto truffe, raggiri, sprechi al di là dell’immaginabile arricchendo non tanto i dipendenti dei giornali, ma i loro editori, cioè industriali (diciamo) privati che hanno usato i soldi pubblici non per esprimere un’idea di società, di economia, di politica particolare, ma per avere o un ritorno cash sui loro portafogli o per avere uno strumento di influenza politica sul Parlamento. Questa è la realtà, e nessuno, mentre si approvavano quelle leggi, dico, nessuno, ha alzato il dito per segnalare i possibili abusi che si sarebbero potuti verificare, per sostenere che dare soldi a giornali in cooperativa rischiava di dare soldi a truffatori. E nessuno si è opposto alla concessione di ben 5 milioni di euro l’anno divisi a metà tra due web tv facendole passare per organi di partito mentre in realtà erano strumenti della lotta politica tra due correnti dello stesso partito. Francamente è insopportabile che gli italiani, oltre ai costi della democrazia, abbiano dovuto finanziare lo scontro di potere all’interno di un partito tra due esponenti antropologicamente inconciliabili.
Ecco: tutto questo è finito. I sussidi pubblici all’editoria sono stati drasticamente ridotti. Il contributo statale è passato da 300 milioni di euro a meno della metà e i giornali che ci vanno di mezzo sono, purtroppo, anche quelli che avrebbero il “diritto” (parola da usare con grandissima cautela ma l’utilizzo, in questo caso, è giustificato) di continuare ad andare in edicola. E’ sbagliato? Certo che è sbagliato, ma quesi giornali e quei giornalisti che oggi rischiano il posto, negli anni passati non hanno condotto nessuna battaglia politica per tagliare inimmaginabili sprechi compiuti sulla pelle di chi paga le tasse. Adesso è arrivato il conto. E, purtroppo, lo pagano anche loro.

“MANI BUCATE” I forconi siciliani e i soldi non spesi dai politici di Palermo

23 gennaio 2012

I forconi siciliani ce l’hanno con i politici “nazionali e locali”. Hanno ragione? Per farsi un’opinione è utile controllare quanto sono bravi i politici locali a spendere i soldi che hanno a disposizione, cioè quelli dei fondi strutturali europei.  (more…)

“MANI BUCATE” Troppi 576 milioni di sussidi ai “capitani coraggiosi” di Tirrenia. La Ue apre un’inchiesta

19 gennaio 2012

Riporto un pezzo scritto da Samuele Cafasso e pubblicato sul sito di analisi e ricerche economiche Ibl-Istituto Bruno Leoni. L’articolo spiega bene il motivo per il quale la privatizzazione della Tirrenia non si è ancora realizzata nonostante, verso la fine del 2011 sia stata assegnata a una cordata di soci privati. Si tratta di altri “capitani coraggiosi” che, come quelli che hanno rilevato l’Alitalia, hanno fatto il grande sforzo di comprare la Tirrenia per 308 milioni di euro in cambio di sussidi pubblici per 576, come avevo scritto proprio all’indomani dell’assegnazione. Lo stesso Ibl ha prodotto uno studio sugli effetti della privatizzazione, che mi aveva colpito. Dopo aver letto l’articolo, domandatevi: non sarebbe il caso che l’antitrust bocciasse la privatizzazione con quel po’ po’ di aiuti di Stato e l’assegnazione si rifacesse ex novo riducendo l’ammontare dei soldi pubblici?   (more…)

“MANI BUCATE” Finita la pacchia dei sussidi pubblici per società elettriche “verdi” e Fs

19 gennaio 2012

Cambiano i sussidi alle Fs e quelli all’energia verde. Lo dice il governo nelle risposte alle 50 domande che lo scorso week end la Ue ha inviato a Roma. Si tratta di impegni, quindi occorre prenderli con quello che viene definito “moderato ottimismo”, però toccano due aspetti molto importanti della spesa pubblica. (more…)

INTERMEZZO La politica degli acronimi

18 gennaio 2012

L’”euromozione” a sostegno del governo che sarà firmata da ABC (Alfano Bersani Casini) ha già fatto dire a qualcuno che quello che sta per nascere è un “compromesso storico” o “governissimo” che vedrebbe alleate non solo la destra e la sinistra ma, addirittura, anche il centro dello schieramento politico. E’ chiaro che la firma dei tre leader sotto un documento che sostiene gli sforzi “europei” del governo sia un toccasana per quest’ultimo, ma aprirebbe problemi non indifferenti nei vari schieramenti.

Ser, infatti, si vedono le cose dal punto di vista delle strategie in vista delle prossime elezioni, i tre leader politici hanno più di un problema a firmare tutti la stessa mozione. Nel centrodestra si approfondirebbe il solco tra i due ex alleati di governo e renderebbe assai complicato ricreare l’asse BB (Berlusconi Bossi) sia pure nella nuova versione AB (Alfano Bossi). Ma soprattutto renderebbe praticamente impossibile il già complicatissimo ACB (Alfano Casini Bossi) anche se aprirebbe uno spiraglio per  ACR (Alfano Casini Rutelli) mentre resta sempre possibile ACL (Alfano Casini Lombardo). Tutto potrebbe cambiare nel caso in cui si immaginasse un cambio al vertice di uno dei partiti che stavano al governo: in quel caso non sarebbe irealistico pensare ad un AM (Alfano Maroni) che potrebbe dare vita anche ad AMC (Alfano Casini Maroni).

Nel centrosinistra la situazione è ugualmente complicata. C’è un ampio schieramento che vorrebbe BVD (Bersani Vendola Di Pietro) ed è quello che in questo momento sta più soffrendo perché da una parte deve sostenere il governo e dall’altro deve riuscire a non rompere con i maggiori oppositori del governo stesso. L’attuale leadership del maggior partito d’opposizione vuole tenersi le mani libere per verificare la possibilità di BC (Bersani Casini) e, magari, perché no? un BCR (Bersani Casini Rutelli). E se BBC (Bersani Bossi Casini) è impossibile, c’è chi, soprattutto al nord, non vede di cattivo occhio BCM (Bersani Casini Maroni).

Ovviamente anche ACF (Alfano-Casini-Fini) è un’ipotesi che non si può escludere così come AFCM (Alfano Fini Casini Maroni) che sarebbe un ritorno ai bei tempi passati: In ogni caso tutto dovrebbe essere considerato nell’ottica del vero nodo politico al quale ACVFBBMRLD stanno già lavorando: decidere chi tra LAM (Letta Amato Monti) mandare al Quirinale.