Posts Tagged ‘aiuto di Stato’

Una risposta a Galimberti sull’entità degli aiuti alle imprese. I miliardi sono 3 o 30?

18 giugno 2012

Sono d’accordo con Fabrizio Galimberti: sull’entità dei sussidi alle imprese occorre fare un po’ di chiarezza. Sembra strano che lo dica proprio io, visto che Galimberti su Sole 24Ore prende in giro chi ha quantificato in 35 miliardoi l’ammontare dei soldi pubblici che arrivano alle società. Quindi, in qualche modo, prende in giro me anche se io, in verità, in “Mani Bucate” ho stimato l’ammontare complessivo in 30 miliardi e non 35. Ma è un dettaglio.

Galimberti dice che alle aziende italiane vanno appena 3 miliardi di euro, cioè lo 0,2% del Pil rispetto ad una media Ue dello 0,5%. E’ la stessa cifra, rivista un po’ al ribasso, che aveva dato l’allora presidente della Confindustria Emma Marcegaglia per rispondere alla mia stima fatta in “Mani Bucate”. La Marcegaglia, visibilmente irritata, aveva parlato di 3,4 miliardi e aveva intimato di stare più attenti prima di “sparare” certi numeri. Oggi Galimberti, forte di uno studio del Centro studi di Confindustria, parla di appena 3 miliardi ricavando questa cifra dalla contabilità nazionale.

Beh, l’approccio è sbagliato. Galimberti e il Csc hanno cercato nel posto sbagliato e siccome sono persone esperte, non potevano non sapere che non è nella contabilità pubblica che vanno cercati i sussidi e se lo hanno fatto è stato solo per confermare la cifra dei 3 miliardi alla vigilia della presentazione da parte di Francesco Giavazzi del suo rapporto sugli incentivi, che si annuncia piuttosto critico verso questo sistema di fare politica industriale.

Stiamo parlando di un argomento sul quale nessuna amministrazione dello Stato possiede dati certi (e già questo è sintomatico del caos del sistema degli incentivi, altro che 3 miliardi!) e per questo diventa fondamentale la fonte che si prende come riferimento. Certamente il CsC, che ha molti meriti, non è una fonte molto affidabile dato che rappresenta i beneficiari degli aiuti. Per quanto mi riguarda ritengo che l’articolo più informato lo abbia scritto su Lavoce.info, Guido Nannariello, direttore generale del servizio studi della Ragioneria Generale dello Stato. Nannariello stima per il 2010 gli aiuti alle imprese in 11 miliardi e 975 milioni di euro. Ma anche lui non esaurisce il totale dei sussidi. In questi 11,975 miliardi non sono compresi i sussidi alle aziende che producono energia elettrica da fonti rinnovabili. Nel 2010 questi sussidi sono stati pari a 3,4 miliardi che sono saliti (fonte: Authority per l’Energia) a quota 6 miliardi nel 2011 mentre per il 2012 le stime, prima delle revisioni intercorse, parlavano di ben 9 miliardi. Quegli 11,975 miliardi non comprendono, poi, i sussidi che le società possono prelevare direttamente dai fondi europei. E non comprendono nemmeno i sussidi che le imprese italiane incassano da Stati stranieri (la Fiat in Serbia, ad esempio). Si tratta in tutti e tre i casi di soldi che non vengono contabilizzati nel bilancio dello Stato perché non escono dalle casse pubbliche. Gli incentivi all’energia verde vengono prelevati dalle bollette degli italiani; alcuni importanti fondi Ue (ad esempio difesa ambientale o cinema) non sono cofinanziati ma sono alimentati dalle “normali” contribuzioni nazionali e, infine, ovviamente, i soldi che le imprese italiane incassano da Stati stranieri non fanno parte della contabilità dello Stato italiano.

Ecco: se vediamo il sistema degli incentivi non dal lato di chi li eroga, ma dal lato di chi li incassa, le cifre cambiano. E sono spaventose, come sa bene lo stesso Giavazzi che sul Corriere della Sera ha parlato esplicitamente di “30 miliardi” erogati alle aziende. I 3 di cui parla Galimberti o il CsC sono solo una pallida rappresentazione della realtà.

Questo per amore della verità e per la precisione dei numeri. Ma la discussione dovrebbe incentrarsi non tanto sui numeri quanto sul buono o cattivo utilizzo dei fondi a favore delle imprese. E per questo rimando agli articoli che ho scritto in questo blog o, per chi vuole, al primo capoitolo di “Mani Bucate” dove ho spiegato per filo e per segno perché i sussidi finiscono per incentivare le imprese peggiori a danno di quelle migliori. Ed è esattamente per questo che Confindustria dovrebbe smetterla di minimizzare il tema, e iniziare una battaglia per abolire gli incentivi (o ridurli drasticamente) e ottenere al tempo stesso una drastica riduzione delle tasse sui produttori. Ne è capace?

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MANI BUCATE Maggio 2011, l’ultima infornata di aiuti di Stato alla Fiat di Marchionne

12 giugno 2012

Ultima puntata della rubrica “Fiat, un sussidio al giorno”. Non perchè i sussidi elargiti al primo gruppo industriale privato italiano siano finiti, anzi. Per chi vuole conoscere la vera storia del Lingotto in “Mani bucate” troverà ancora molti spunti di riflessione, cioè molti altri aiuti elargiti dallo Stato. E’ solo che la cronaca incombe: ogni minuto mi vengono segnalati sussidi a imprese italiane di tutti i tipi e quindi preferisco dare conto, in questo blog, degli aiuti di Stato “freschi” piuttosto che raccontare quelli già dati. D’altra parte a me pare che la situazione sia chiara: la Fiat è arrivata fino a noi grazie agli aiuti di Stato che sono stati dati dallo Stato soprattutto nel momento più buio della sua storia, ad esempio, tra il 1997 e il 1999, quando alla guida c’era Cesare Romiti. Lo stesso Romiti che, come ho già detto, non perde occasione per dimenticarsene.

L’ultimo aiuto di Stato che ho deciso di raccontare è uno dei più recenti: risale al maggio del 2011, poco più di un anno fa. Il Cipe approva ben tre contratti di programma a favore di altrettante societa` del Lingotto: 22,5 milioni vanno alla Fiat Powertrain di Verrone (Biella), 18,7 all’Iveco di Foggia e 11,2 milioni alla Sevel di Chieti. Vorrei ripetere per essere chiaro: 12 mesi fa la Fiat ha incassato 58,4 milioni di euro. Commenti?

MANI BUCATE Il “rilancio del gruppo Fiat” pagato con i soldi pubblici

5 giugno 2012

Nuovo episodio della rubrica “Fiat, un sussidio al giorno”. Non vorrei che vi annoiaste, perché invece il viaggio nei sussidi incassati dal Lingotto è affascinante. Io, almeno, mi sono divertito molto a scoprire, settima dopo settimana per i due anni e mezzo che è durata la scrittura di “Mani Bucate” la quantità di soldi che abbiamo dato alla casa torinese.

Oggi parliamo di un sussidio dell’era Marchionne, cioè dopo che la famiglia Agnelli ha chiamato il manager alla guida dell’azienda. Nonostante che Marchionne sostenga il copntrario (“Mai preso un soldo da quando ci sono io”) il 28 luglio 2005 la Fiat firma un contratto di programma in base al quale le vengono concessi circa 81 milioni di euro per un piano di “iniziative di riqualificazione industriale nelle regioni Campania, Molise e Piemonte” relative a tre delle sue società: Fiat Powertrain, Fma di Pratola Serra (Campania) e Elasis di Pomigliano. Nella sua delibera 111/2005 il Cipe, che ha materialmente autorizzato la spesa, spiega che “il programma si inserisce nell’ambito del più generale piano di rilancio del Gruppo Fiat per il periodo 2003-2007 redatto nel giugno 2003, comprendente interventi in innovazione, ricerca e sviluppo ed investimenti produttivi”. 

MANI BUCATE Ecco come lo Stato ha sussidiato Punto e Panda

1 giugno 2012

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La catena di montaggio della Nuova Panda a Pomigliano d’Arco

Ormai la rubrica la conoscete. Si intitola “Fiat, un sussidio al giorno”. Prende spunto dal fatto che chiunque parli di Fiat evita accuratamente di entrare nel merito del sostegno che il Lingotto ha avuto dallo Stato italiano nel corso di tutta la sua storia. Ultimi casi sono quelli di Cesare Romiti e di Sergio Marchionne, cioè dei due uomini più forti (dopo Vittorio Valletta) che la Real casa torinese abbia mai avuto.

“Fiat, un sussidio al giorno” serve proprio per ricordare a tutti che la Fiat è stata coccolata con i soldi pubblici da sempre, in particolare negli ultimi 15 anni, che è il periodo di tempo che ho analizzato in profondità per scrivere “Mani bucate”, (Chiarelettere), il primo libro con i nomi, cognomi, quantità dei finanziamenti pubblici alle imprese private. Qui quei temi sono solo accennati per titoli: per un approfondimento, ovviamente, si rimanda al libro.

Nelle puntate precedenti della rubrica abbiamo visto alcuni aiuti clamorosi agli stabilimenti che il Lingotto ha sparsi in tutt’Italia, oggi vediamo il più grande contratto di programma che il Lingotto abbia mai firmato con lo Stato. Un contratto di programma (che viene sempre autorizzato dal Cipe, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) è un accordo in base al quale una società privata si impegna ad effettuare una certa quantità di investimenti, ad assumere una certa quantità di persone, a realizzare un certo prodotto in cambio di soldi pubblici garantiti dallo Stato. Quello che venne firmato il 29 gennaio del 2004 è, per importo, il più importante della storia recente della Fiat e riguarda gli stabilimenti di Melfi, Cassino, Pomigliano d’Arco: 155 milioni di euro pubblici in cambio di investimenti industriali, di ricerca e di formazione professionale. A Melfi si stava progettando la costruzione della Grande Punto, a Pomigliano della nuova Panda, da cui ne deriva che Punto e Panda sono stati modelli sussidiati pesantemente dallo Stato. La Fiat si era impegnata ad effettuare migliaia di assunzioni. E’ stata di parola? A Melfi e Cassino sostanzialmente sì, a Pomigliano d’Arco non proprio. Le nuove assunzioni sono state controbilanciate da ondate anomale di prepensionamenti. Tutti a carico delle casse pubbliche. Ovviamente.

MANI BUCATE Fiat e il più grande corso di formazione della storia italiana

29 maggio 2012

Per la rubrica: “Fiat, un sussidio al giorno”, tanto per ricordare a Cesare Romiti quanto è costato il Lingotto agli italiani, oggi è il turno di un aiuto di Stato un po’ particolare. Non si tratta di cash finito alle fabbriche per ritrutturarle e nemmeno di soldi usati per lanciare un nuovo prodotto. Si tratta invece di soldi andati alla Fiat per organizzare il più grande programma di formazione professionale nella storia dell’industria italiana. La fonte è sempre “Mani bucate” (Chiarelettere).

Alla Ue la richiesta dei soldi da parte della Fiat arriva il 23 luglio del 2003, poco prima dell’arrivo di Sergio Marchionne alla guida del gruppo. Si doveva varare un programma di riqualificazione professionale per addirittura 14mila dipendenti, sia della Fiat che della controllata Comau, divisi in 300 percorsi formativi. La direzione Antitrust della Ue impiega poco per studiare la questione e dopo appena due mesi autorizza l’Italia a versare qualcosa come 38,2 milioni di euro da impiegare nel periodo 2003-2005 (in seguito il termine viene prorogato al 2008) più altri 5,5 milioni andati alla Comau per lo stesso scopo. Totale: 43,7 milioni di euro.

Ecco gli 8 (!) aiuti di Stato che Cesare Romiti non ricorda di aver chiesto

28 maggio 2012

 

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Cesare Romiti è stato presidente e amministratore delegato della Fiat dal 1997 al 1999. Nel corso dell’ultima puntata di Ballarò si è profuso in una lunga serie di accuse e di critiche verso l’Italia. Un po’ innervosito, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, lo ha accusato di aver incassato soldi pubblici da quello stesso Paese che stava in quel momento criticando con tanta foga. All’accusa, Romiti ha glissato con un evidente imbarazzo, come dire: “Parliamo di cose serie….”. Purtroppo nessuno, nel salotto di Floris, ha voluto andare fino in fondo sulla questione degli aiuti di Stato finiti nelle casse del Lingotto. La mia impressione è che parlare di sussidi è poco elegante quando si ha a che fare con sedicenti liberali che accusano tutto il restro del Paese di essere troppo “corporativo”.

Questo è l’antefatto che mi ha convinto che era necessario avviare una nuova rubrica sul mio blog che ho intitolato: “Fiat, un sussidio al giorno”. Ogni giorno (compatibilmente con il tempo a disposizione) pubblico un aiuto di Stato incassato dalla Fiat negli ultimi 15 anni. La fonte è “Mani bucate” (Chiarelettere), il libro che mi ha portato via due anni e mezzo di lavoro a caccia di nomi e e cifre dei fondi pubblici che sono finiti alle imprese private.

Nelle precedenti puntate della rubrica ho scritto degli aiuti incassati dalla Fiat di Marchionne, invece adesso parliamo proprio di Romiti, lo “smemorato”.

Allora, dunque: Romiti è stato presidente e amministratore delegato tra il 1997 e il 1999. Ebbene, non ci crederete ma proprio in quegli anni il Lingotto ha avanzato all’Unione europea una batteria di ben 8, dico otto, aiuti in una volta sola. Nei due anni che ho impiegato a scrivere “Mani bucate” non avevo mai visto una cosa del genere: nessuno aveva mai osato tanto. Le motivazioni, poi sono fantastiche: in un caso, quello dell’Iveco di Foggia, io soldi sono stati chiesti perché (non sto scherzando) a Foggia fa caldo e bisognava adeguare gli impianti. Degli 8 aiuti richiesti da Cesare Romiti cinque sono stati accettati e tre rifiutati La somma di queste spintarelle molto poco liberali date alla più liberale delle imprese italiane (almeno così dice di sè, la lascio fare a voi.

Promemoria per Romiti

Mirafiori Carrozzeria

richiesti per 69 miliardi di lire, concessi

Pomigliano

richiesti 59,6 miliardi, concessi 39,6

Rivalta

richiesti 46 miliardi, rifiutati

Termoli

richiesti 54 miliardi, concessi

Mirafiori Meccanica

richiesti 30,3 miliardi, rifiutati

Melfi

richiesti 78 miliardi, concessi

Iveco di Foggia (2 richieste di aiuto)

richiesti 121,6 milioni di euro, concessi

richiesti 31,2 miliardi, rifiutati

MANI BUCATE Nel 2010 arrivano soldi alla Fiat di Verrone (Biella)

24 maggio 2012

Ieri ho citato i 300 milioni che il 26 giugno del 2009 il Cipe ha assegnato per risolvere le emergenze di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco, sede di due tra i più importanti stabilimenti del Lingotto. Oggi, sempre per la rubrica “Fiat, un Sussidio al giorno”, passiamo all’anno successivo, il 2010.

Approposito: solo per chi abbia perso la puntata precedente: ricordo che la rubrica nasce dalla “dimenticanza” di Romiti a Ballarò quando Alessandro Sallusti gli rinfacciò gli aiuti di Stato incassati da Torino. Certo: nel 2009 e nel 2010 Romiti era fuori da un bel pezzo dalla Fiat,  ma se avrete pazienza tra qualche giorno arriveremo anche anche ai soldi incassati dalla Fiat targata Cesarone. Intanto continuiamo con quelli ottenuti da Sergio Marchionne (anche lui campione nel negare di avere incassato sussidi statali).

19 gennaio 2010: 15,8 milioni (pagabili in tre rate tra il 2010 e il 2013) alla Fiat Powertrain di Verrone, in provincia di Biella, per un investimento iniziato nel 2008.

Fonte: “Mani Bucate” (Chiarelettere)

 

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MANI BUCATE Milioni pubblici al Parmareggio per “acquisto macchinari”

22 maggio 2012

Il capitolo di “Mani Bucate” dedicato ai sussidi pubblici all’agricoltura si apre così: “Tutto quello che mangiamo lo paghiamo due volte: quando lo compriamo al supermercato e quando lo sussidiamo con le tasse”. E non esagero. Non si tratta solo dei sussidi alla produzione di beni agricoli (frutta, verdura), ma perfino il più famoso formaggio emiliano è sussidiato abbondantemente.

La Regione Emilia Romagna, nel periodo 2005-2011 il Consorzio del parmigiano reggiano Granterre ha ottenuto 655.049,67 euro per realizzare del progetto intitolato “Realizzazione impiantistica fissa atta ad accogliere un impianto di concentrazione del siero e acquisto impianti di raffreddamento da collocarsi nei caseifici”. La società Parmareggio, controllata al 100% dal Consorzio Granterre, attraverso la Misura I G del PRSR 2000-2006 ha incassato 961.320 euro per “Ammodernamento tecnologico della struttura operativa connessa alle attività di lavorazione e commercializzazione dei prodotti caseari a pasta dura a marchio DOP”. Poi ancora, attraverso la Misura 123 del PSR 2007-2013, altri 561.740 euro per “Acquisto di macchinari”. E, infine, attraverso la Misura 123 del PSR 2007-2013, altri 730.200 euro sempre per “Acquisto di impianti”. In altre parole, quando condiamo la pasta, stiamo grattugiando i nostri soldi.

MANI BUCATE Perchè sono contrario ai soldi pubblici per il film su Eluana

21 maggio 2012

Il Friuli Venezia Giulia ha cancellato il finanziamento pubblico al film di Marco Bellocchio sul caso di Eluana Englaro. La questione si trascina da un po’ di tempo. Infatti in un altro post avevo fatto notare che il Friuli Venezia Giulia aveva finanziato film che pochissimo avevano a che fare con la valorizzazione del territorio (il post è qui) ed è logico che ora si voglia andare con i piedi di piombo prima di impegnare soldi pubblici.

Il film su Eluana, però, si carica di valenze un po’ diverse. Il tema, come si può capire, è delicatissimo e a me sembra che il Friuli sia molto in imbarazzo. Comprensibile. Se concede il finanziamento, stiamo parlando di 150mila euro) rischia di passare come una Regione pro-eutanasia; se non li concede passa per essere una regione oscurantista contraria alla libertà di espressione artistica.

Ora, a parte che a dicembre la quasi totalità dei partiti presenti in regione (che, in mancanza di meglio, sono ancora quelli che interpretano la volontà degli elettori) ha approvato una risoluzione contraria al finanziamento, il punto è un altro. Ovvero: non c’è nessun motivo per il quale uno dei più importanti registi italiani debba essere finanziato con i soldi pubblici per realizzare un film su una vicenda che per anni ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso, che divide l’opinione pubblica, sulla quale ancora oggi la gente si interroga. Ci sono tutti gli ingredienti perché il film possa trovare finanziatori sul mercato, tra i produttori professionali. Perché continuare a dare soldi (Bellocchio accede spesso e volentieri ai fondi pubblici) a lungometraggi che possono benissimo camminare con le loro gambe? I fondi regionali per la cinematografia (ammesso e non concesso che debbano esistere) sarebbero meglio spesi per finanziare giovani promesse, non venerati maestri.

MANI BUCATE L’aeronautica della Campania incassa 5 milioni (ma ce ne sono 50 da spendere)

8 maggio 2012

Tutto ciò che si muove è pagato con i soldi dei contribuenti. Auto (Fiat), moto (Piaggio), navi (Tirrenia), aerei (low cost). I nomi li ho scritti tutti in “Mani Bucate”. Ma un’ulteriore conferma arriva dalla Campania dove sono stati assegnati 5 milioni di euro per pèrogetti di ricerca a favore delle aziende aerospaziali della Regione. Niente scandalo, proprio in questo blog ho scritto dei soldi che il Piemonte ha dato alla multinazionale Thales Alenia, che finanzia i suoi progetti di esplorazione spaziale grazie di soldi della Regione.

In Campania succede lo stesso: ci sono 50 milioni a disposizione per 21 progetti di ricerca in campo aerospaziale e per ora ne sono stati assegnati 5. Alenia Aermacchi fa la parte del leone con 2,6 milioni di euro per LWF progetto di ricerca per sviluppare configurazioni complesse in lega di titanio. Alla Atitech (ex controllata Alitalia) incassa 2,1 milioni per Atima che consiste nell’applicazione di tecnologie innovative nella manutenzione aeronautica.

Poi ci sono altri 5 miulioni che sono stati destinati a progetti “intersettoriali” a cui partecipano aziende del comparto e tra queste la Magnaghi Aeronautica che dovrebbe essere finanziata progetti per 2.872.960, Mdba 1.880.470 e Selex Sistemi Integrati 2.571.275.

“MANI BUCATE” Cosa c’entrano i forconi con la Cina

2 febbraio 2012

Per capire i motivi che stanno alla base della crisi dell’agricoltura italiana e continentale, non servono economisti, sociologi o politici. Basta questo lancio dell’agenzia cinese Xinhua ripresa in Italia da AgiChina24. Eccolo. (more…)

“MANI BUCATE” Sussidi all’editoria: la differenza tra Ciarrapico e Giuliano Ferrara

31 gennaio 2012

“Nel 2010 la guardia di finanza ha indagato su una truffa, durata dal 2002 al 2007, imbastita da Nuova editoriale oggi Srl ed Editoriale Ciociaria oggi Srl che fanno capo all’imprenditore romano Giuseppe Ciarrapico. Le due società avrebbero incassato 45 milioni di finanziamenti ai quali non avevano diritto. Per Ciarrapico è stato chiesto il rinvio a giudizio”. Questo è quanto ho scritto in “Mani bucate” a proposito della vicenda che ha portato, oggi, all’effettivo rinvio a giudizio di Giuseppe Ciarrapico, colpevole, secondo l’accusa, di aver truffato 45 milioni di euro alle casse dello Stato costituendo cooperative editoriali fasulle. (more…)