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Un documento che fa paura: i 75 milioni pubblici investiti nell’Alto Belice-Corleonese

4 settembre 2012

Siccome penso che, ribadisco, la Sardegna ci costerà l’ira di Dio, sono stato letteralmente terrorizzato dal leggere come i soldi per gli interventi di sviluppo locale vengono spesi. Non che non lo sapessi: in “Mani Bucate” ho collezionato esempi di sprechi, furti e malversazioni di capitale statale che fanno rabbrividire. Ma proprio ieri il ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato sul suo sito nuovi documenti riguardanti le valutazioni ex post di alcuni di questi interventi. Siccome, per molti motivi, la Sardegna ha problemi simili a quelli della Sicilia, ho scelto di leggere con un po’ di attenzione cosa il ministero dice a proposito di questo intervento: “Costruire un percorso tra natura e prodotti tipici: una valutazione ex post del Progetto Integrato Territoriale Alto Belice Corleonese 2000-2006”. Il periodo della programmazione è quello precedente a quello in corso (2007-2013), ma i tempi dei ministeri, si sa, sono quelli che sono. (Il documento integrale è disponibile qui)

Il progetto consisteva, usando le parole stesse del documento del ministero, nel “miglioramento dell’ accessibilità prevedendo, accanto ad interventi di recupero di edifici e strutture storiche, la creazione di una rete fisica di collegamento realizzando una pista ciclabile sul tracciato di una ex ferrovia e trasformando gli ex edifici ferroviari in punti di ristoro/pernottamento per gli eco turisti”. Per farlo è stata costituita una società pubblica con soldi pubblici: “Per la gestione del Patto venne formalmente costituita il 28 luglio 1998 la Società Alto Belice Corleonese Spa con capitale sociale (200 milioni di lire) interamente sottoscritto dai 20 comuni aderenti”. Nel triennio 1999-2000 sono stati spesi 36,5 milioni di lire, provenienti sia da fondi Ue che da fondi nazionali, Successivamente sono stati investiti altri 6,9 milioni di euro e poi, “dopo il completamento del Patto il Governo italiano ha poi finanziato un “programma aggiuntivo” del Patto Alto Belice Corleonese che una avuto una dotazione finanziaria di circa 8,5 milioni di euro e che si è concluso quasi integralmente alla fine del 2008 con una spesa di 8.250 milioni di euro”. Il 65% di tutti questi soldi sono andati alle imprese, il 25% in infrastrutture e il 10% in opere di carattere sociale.

Ecco i conti complessivi del programma

 

E adesso leggete qui: “A fronte dei 74,8 milioni di euro approvati, i dati al 30 giugno 2010 del sistema “Monit” della Ragioneria Generale dello Stato rendicontano per il PIT Alto Belice Corleonese 56,7 milioni di euro relativi a 176 progetti con 52,5 milioni di euro di pagamenti; la differenza fra importo approvato e importo rendicontato (18 milioni di euro pari al 24,1 per cento) è dovuta ai progetti che non sono stati condotti a termine e sta a testimoniare il fatto che il PIT ha utilizzato i tre quarti circa delle risorse finanziarie che la Regione gli aveva inizialmente assegnato”.

E passiamo alle conclusioni. Chi vuole può leggersele tutte (lettura davvero affascinante), ma fatemi postare un brano che dice molto di come gli enti locali usano i soldi pubblici: “Tutte queste programmazioni si sono quasi sempre sviluppate parallelamente, senza punti di contatto, come tanti compartimenti stagni del tutto indipendenti fra di loro; in conseguenza si sono moltiplicate le strutture di governo degli interventi: la Società di Gestione del Patto – che ha curato anche altri interventi come il Patto agricolo e il PRUST e che sta curando la partecipazione del territorio ai PIST – l’Ufficio Comune del PIT, le strutture di gestione dei GAL, gli Uffici delle Unioni di Comuni, ecc. E questa separatezza è la conseguenza diretta del prevalere, nei rapporti politici come in quelli tecnico-amministrativi, della logica della non interferenza piuttosto che di quella dell’integrazione. L’incongruenza di questo stato di cose è stata talmente evidente da indurre il partenariato economico e sociale a richiedere più volte un coordinamento dei programmi pubblici in atto nel comprensorio. Queste istanze sono rimaste peraltro inascoltate in quanto, sia nella fase di definizione dei documenti programmatici e degli obiettivi, che nella fase di gestione, hanno prevalso esigenze localistiche specifiche piuttosto che visioni di insieme volte a ricercare sinergie fra le diverse iniziative”.

Se poi cercate un’analisi approfondita degli effetti occupazionali di questi interventi, per i quali sono stati preventivati, lo ricordo, circa 75 milioni di euro, lasciate stare. Non c’è.

Ecco: sono documenti come questo che fanno paura: fa paura pensare che pur in presenza della necessità di nuovi investimenti pubblici, questi saranno gestiti in questo modo. Criminale. In “Mani Bucate” ho avanzato una proposta: fare entrare i privati nella gestione dei fondi pubblici e remunerarli a obiettivo raggiunto in base ad una percentuale sul totale dei fondi assegnati, che sale più il territorio nel quale vengono investiti è difficile. E’ una proposta, ma non ne vedo altre di soluzioni.

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