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MANI BUCATE Maggio 2011, l’ultima infornata di aiuti di Stato alla Fiat di Marchionne

12 giugno 2012

Ultima puntata della rubrica “Fiat, un sussidio al giorno”. Non perchè i sussidi elargiti al primo gruppo industriale privato italiano siano finiti, anzi. Per chi vuole conoscere la vera storia del Lingotto in “Mani bucate” troverà ancora molti spunti di riflessione, cioè molti altri aiuti elargiti dallo Stato. E’ solo che la cronaca incombe: ogni minuto mi vengono segnalati sussidi a imprese italiane di tutti i tipi e quindi preferisco dare conto, in questo blog, degli aiuti di Stato “freschi” piuttosto che raccontare quelli già dati. D’altra parte a me pare che la situazione sia chiara: la Fiat è arrivata fino a noi grazie agli aiuti di Stato che sono stati dati dallo Stato soprattutto nel momento più buio della sua storia, ad esempio, tra il 1997 e il 1999, quando alla guida c’era Cesare Romiti. Lo stesso Romiti che, come ho già detto, non perde occasione per dimenticarsene.

L’ultimo aiuto di Stato che ho deciso di raccontare è uno dei più recenti: risale al maggio del 2011, poco più di un anno fa. Il Cipe approva ben tre contratti di programma a favore di altrettante societa` del Lingotto: 22,5 milioni vanno alla Fiat Powertrain di Verrone (Biella), 18,7 all’Iveco di Foggia e 11,2 milioni alla Sevel di Chieti. Vorrei ripetere per essere chiaro: 12 mesi fa la Fiat ha incassato 58,4 milioni di euro. Commenti?

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MANI BUCATE Ecco come lo Stato ha sussidiato Punto e Panda

1 giugno 2012

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La catena di montaggio della Nuova Panda a Pomigliano d’Arco

Ormai la rubrica la conoscete. Si intitola “Fiat, un sussidio al giorno”. Prende spunto dal fatto che chiunque parli di Fiat evita accuratamente di entrare nel merito del sostegno che il Lingotto ha avuto dallo Stato italiano nel corso di tutta la sua storia. Ultimi casi sono quelli di Cesare Romiti e di Sergio Marchionne, cioè dei due uomini più forti (dopo Vittorio Valletta) che la Real casa torinese abbia mai avuto.

“Fiat, un sussidio al giorno” serve proprio per ricordare a tutti che la Fiat è stata coccolata con i soldi pubblici da sempre, in particolare negli ultimi 15 anni, che è il periodo di tempo che ho analizzato in profondità per scrivere “Mani bucate”, (Chiarelettere), il primo libro con i nomi, cognomi, quantità dei finanziamenti pubblici alle imprese private. Qui quei temi sono solo accennati per titoli: per un approfondimento, ovviamente, si rimanda al libro.

Nelle puntate precedenti della rubrica abbiamo visto alcuni aiuti clamorosi agli stabilimenti che il Lingotto ha sparsi in tutt’Italia, oggi vediamo il più grande contratto di programma che il Lingotto abbia mai firmato con lo Stato. Un contratto di programma (che viene sempre autorizzato dal Cipe, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) è un accordo in base al quale una società privata si impegna ad effettuare una certa quantità di investimenti, ad assumere una certa quantità di persone, a realizzare un certo prodotto in cambio di soldi pubblici garantiti dallo Stato. Quello che venne firmato il 29 gennaio del 2004 è, per importo, il più importante della storia recente della Fiat e riguarda gli stabilimenti di Melfi, Cassino, Pomigliano d’Arco: 155 milioni di euro pubblici in cambio di investimenti industriali, di ricerca e di formazione professionale. A Melfi si stava progettando la costruzione della Grande Punto, a Pomigliano della nuova Panda, da cui ne deriva che Punto e Panda sono stati modelli sussidiati pesantemente dallo Stato. La Fiat si era impegnata ad effettuare migliaia di assunzioni. E’ stata di parola? A Melfi e Cassino sostanzialmente sì, a Pomigliano d’Arco non proprio. Le nuove assunzioni sono state controbilanciate da ondate anomale di prepensionamenti. Tutti a carico delle casse pubbliche. Ovviamente.

MANI BUCATE Fiat e il più grande corso di formazione della storia italiana

29 maggio 2012

Per la rubrica: “Fiat, un sussidio al giorno”, tanto per ricordare a Cesare Romiti quanto è costato il Lingotto agli italiani, oggi è il turno di un aiuto di Stato un po’ particolare. Non si tratta di cash finito alle fabbriche per ritrutturarle e nemmeno di soldi usati per lanciare un nuovo prodotto. Si tratta invece di soldi andati alla Fiat per organizzare il più grande programma di formazione professionale nella storia dell’industria italiana. La fonte è sempre “Mani bucate” (Chiarelettere).

Alla Ue la richiesta dei soldi da parte della Fiat arriva il 23 luglio del 2003, poco prima dell’arrivo di Sergio Marchionne alla guida del gruppo. Si doveva varare un programma di riqualificazione professionale per addirittura 14mila dipendenti, sia della Fiat che della controllata Comau, divisi in 300 percorsi formativi. La direzione Antitrust della Ue impiega poco per studiare la questione e dopo appena due mesi autorizza l’Italia a versare qualcosa come 38,2 milioni di euro da impiegare nel periodo 2003-2005 (in seguito il termine viene prorogato al 2008) più altri 5,5 milioni andati alla Comau per lo stesso scopo. Totale: 43,7 milioni di euro.

Ecco gli 8 (!) aiuti di Stato che Cesare Romiti non ricorda di aver chiesto

28 maggio 2012

 

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Cesare Romiti è stato presidente e amministratore delegato della Fiat dal 1997 al 1999. Nel corso dell’ultima puntata di Ballarò si è profuso in una lunga serie di accuse e di critiche verso l’Italia. Un po’ innervosito, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, lo ha accusato di aver incassato soldi pubblici da quello stesso Paese che stava in quel momento criticando con tanta foga. All’accusa, Romiti ha glissato con un evidente imbarazzo, come dire: “Parliamo di cose serie….”. Purtroppo nessuno, nel salotto di Floris, ha voluto andare fino in fondo sulla questione degli aiuti di Stato finiti nelle casse del Lingotto. La mia impressione è che parlare di sussidi è poco elegante quando si ha a che fare con sedicenti liberali che accusano tutto il restro del Paese di essere troppo “corporativo”.

Questo è l’antefatto che mi ha convinto che era necessario avviare una nuova rubrica sul mio blog che ho intitolato: “Fiat, un sussidio al giorno”. Ogni giorno (compatibilmente con il tempo a disposizione) pubblico un aiuto di Stato incassato dalla Fiat negli ultimi 15 anni. La fonte è “Mani bucate” (Chiarelettere), il libro che mi ha portato via due anni e mezzo di lavoro a caccia di nomi e e cifre dei fondi pubblici che sono finiti alle imprese private.

Nelle precedenti puntate della rubrica ho scritto degli aiuti incassati dalla Fiat di Marchionne, invece adesso parliamo proprio di Romiti, lo “smemorato”.

Allora, dunque: Romiti è stato presidente e amministratore delegato tra il 1997 e il 1999. Ebbene, non ci crederete ma proprio in quegli anni il Lingotto ha avanzato all’Unione europea una batteria di ben 8, dico otto, aiuti in una volta sola. Nei due anni che ho impiegato a scrivere “Mani bucate” non avevo mai visto una cosa del genere: nessuno aveva mai osato tanto. Le motivazioni, poi sono fantastiche: in un caso, quello dell’Iveco di Foggia, io soldi sono stati chiesti perché (non sto scherzando) a Foggia fa caldo e bisognava adeguare gli impianti. Degli 8 aiuti richiesti da Cesare Romiti cinque sono stati accettati e tre rifiutati La somma di queste spintarelle molto poco liberali date alla più liberale delle imprese italiane (almeno così dice di sè, la lascio fare a voi.

Promemoria per Romiti

Mirafiori Carrozzeria

richiesti per 69 miliardi di lire, concessi

Pomigliano

richiesti 59,6 miliardi, concessi 39,6

Rivalta

richiesti 46 miliardi, rifiutati

Termoli

richiesti 54 miliardi, concessi

Mirafiori Meccanica

richiesti 30,3 miliardi, rifiutati

Melfi

richiesti 78 miliardi, concessi

Iveco di Foggia (2 richieste di aiuto)

richiesti 121,6 milioni di euro, concessi

richiesti 31,2 miliardi, rifiutati

MANI BUCATE Nel 2010 arrivano soldi alla Fiat di Verrone (Biella)

24 maggio 2012

Ieri ho citato i 300 milioni che il 26 giugno del 2009 il Cipe ha assegnato per risolvere le emergenze di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco, sede di due tra i più importanti stabilimenti del Lingotto. Oggi, sempre per la rubrica “Fiat, un Sussidio al giorno”, passiamo all’anno successivo, il 2010.

Approposito: solo per chi abbia perso la puntata precedente: ricordo che la rubrica nasce dalla “dimenticanza” di Romiti a Ballarò quando Alessandro Sallusti gli rinfacciò gli aiuti di Stato incassati da Torino. Certo: nel 2009 e nel 2010 Romiti era fuori da un bel pezzo dalla Fiat,  ma se avrete pazienza tra qualche giorno arriveremo anche anche ai soldi incassati dalla Fiat targata Cesarone. Intanto continuiamo con quelli ottenuti da Sergio Marchionne (anche lui campione nel negare di avere incassato sussidi statali).

19 gennaio 2010: 15,8 milioni (pagabili in tre rate tra il 2010 e il 2013) alla Fiat Powertrain di Verrone, in provincia di Biella, per un investimento iniziato nel 2008.

Fonte: “Mani Bucate” (Chiarelettere)

 

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MANI BUCATE Nuova rubrica: i sussidi che Romiti (e Marchionne) non ricordano

23 maggio 2012

Ieri sera Giovanni Floris ha invitato a Ballarò Cesare Romiti, storico ex amministratore delegato ed ex presidente della Fiat (1996-1998). Puntata interessante, ma lo sarebbe stata ancora di più se Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, fosse andato fino in fondo alla polemica con Romiti riguardo agli aiuti di Stato ottenuti dalla Fiat. Al primo accenno di polemica Romiti ha risposto, con sufficienza: “Aiuti di Stato, ma cosa vuole, aiuti di Stato, ma quali….”. Poi si è passati ad altro.

Arriviamo ad ad oggi. Temo che il nuovo amministratore delegato, Sergio Marchionne, sarà costretto, suo malgrado, ne sono certo, alla tremenda “scelta di Sophie” riguardo a quale (o a quali) stabilimenti italiani fermare definitivamente (dopo quello di Termini Imerese per il quale ancora non si vede una soluzione). Siccome anche lui, più volte ha detto che da quando è alla guida della Fiat (2004) la società non ha avuto aiuti di Stato, credo sia giusto, per puro amore della verità, mettere il più importante gruppo industriale italiano di fronte alle sue responsabilità. E ricordare al Lingotto, i sussidi che ha ottenuto negli ultimi 15 anni. Per questo, ogni giorno, pubblicherò in questo blog una rubrica dedicata alla Fiat che si potrebbe intitolare “un sussidio al giorno”. I dati sono tratti da “Mani bucate” il libro che ho scritto per Chiarelettere e che tante polemiche ha suscitato in ambito confindustriale e che ha introdotto nel dibattito pubblico un tema che per troppo tempo nessuno, pudicamente, ha mai voluto affrontare: i sussidi pubblici alle imprese private. Un tema che Mario Monti conosce profondamente dato che da responsabile dell’Antitrust europeo (1994-1999), di aiuti di Stato ne ha autorizzati a piene mani. Siccome, in quella posizione, deve averne viste di tutti i colori (così come ne ho viste io di tutti i colori scrivendo “Mani Bucate”) ha deciso di metterci un freno e ha incaricato l’economista Francesco Giavazzi di elaborare una proposta per ridurli.

Ecco il primo aiuto di Stato (scelti casualmente senza seguire un ordine cronologico).

 

26 giugno 2009: il Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) assegna 300 milioni di euro al ministero dello Sviluppo economico per sostenere anche gli stabilimenti Fiat di Pomigliano d’Arco e di Termini Imerese.