Posts Tagged ‘cina’

“MANI BUCATE” Cosa c’entrano i forconi con la Cina

2 febbraio 2012

Per capire i motivi che stanno alla base della crisi dell’agricoltura italiana e continentale, non servono economisti, sociologi o politici. Basta questo lancio dell’agenzia cinese Xinhua ripresa in Italia da AgiChina24. Eccolo. (more…)

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“MANI BUCATE” L’accusa di Clò: 100 miliardi di sussidi elettrici entro il 2020 (così finanziamo la Cina)

31 dicembre 2011

Questo articolo è il piùpuntuale e documentato atto d’accusa al sistema degli incentivi nel settore energetico. L’ho letto sul Corriere del Giorno (e solo lì) dove vengono riportate le dichiarazioni di Alberto Clò, ex ministro dell’Industria del governo Prodi e uno dei massimi esperti di economia energetica in Italia. Lo riporto per intero perchè merita di essere letto da cima a fondo. Se la Marcegaglia fosse davvero disposta a fare uno scambio virtuoso tra il tagflio dei sussidi e il taglio dell’Irap potrebbe cominciare a proporre una riduzione drastica, ma drastica davvero, dei fondi che vanno alle industrie elettriche facendo così risparmiare all’Italia qualcosa come 100 miliardi di sussidi che verranno erogati (in molti modi) entro il 2020.

ROMA – “Sono contrario agli investimenti folli e questi lo sono”. Non usa mezzi termini Alberto Clò, professore di economia industriale all’Università di Bologna ed ex ministro dell’Industria con il governo Prodi. “Da molto sostengo la necessità di una razionalizzazione degli incentivi che vanno dati in relazione ai costi relativi. I sussidi hanno una ragione quando servono consolidare l’industria italiana. Dall’agosto dello scorso anno – continua Clò – il costo dell’importazione di fotovoltaici è stato di 11 miliardi di euro, un costo che si mangia un quinto dell’avanzo commerciale del Paese”. “Se poi rapportiamo – aggiunge Clò – questi 11 miliardi all’energia utile, noi abbiamo un costo di importazione pari a 670 dollari al barile e se a questi costi di importazione sommiamo il costo degli incentivi, arriviamo a un costo di 1000 dollari a barile, quindi noi oggi diamo un contributo minimo alla nostra industria mentre stiamo sovvenzionando l’industria cinese e quella tedesca, questa è una follia, una situazione assurda che non ha alcun riferimento con la realtà”.
Secondo Alberto Clò, infatti, il valore dell’incentivo, in un contesto che tra l’altro vede in discesa verticale i prezzi dei pannelli fotovoltaici, dovrebbe essere commisurato al controvalore che deriva dall’erogazione del sussiduio stesso. “Noi siamo già arrivati a produrre 12 mila gigawatt – continua Clò – mentre l’obiettivo iniziale definito nel luglio dello scorso anno era di 8,400. Se le cose continuano così nel 2016 arriveranno a 23 mila megawatt e a 30 mila nel 2020″. “Questa situazione – dice Clò – stressa il sistema elettrico nazionale che sta correndo un grosso rischio di tenuta. Un eccesso di produzione che richiede al gestore della rete di provvedervi adeguando la capacità degli impianti e sta pregiudicando il futuro dei prezzi e dell’elettricità; qui si sta parlando di avere più razionalizzazione, più concorrenza e più competitività e sull’area della energia sembra che questi principi non contino nulla”. Secondo il professor Clò l’Italia da oggi al 2020 spenderà 100 miliardi di incentivi, l’equivalente di una manovra straordinaria da 10 miliardi l’anno. “Ma mentre la manovra straordinaria grava sulle pensioni con una logica – ci dice – questa invece viene data senza aver fatto un minimo di analisi, senza alcun criterio. Se i sussidi devono essere dati, devono essere relazionati ai costi e devono effettivamente servire a consolidare un’industria sana e non costituire una semplice donazione. Razionalizzare i sussidi significa valutare il contributo erogativo che deriva dalla fonte energetica che li ha ricevuti”. “Non si capisce perchè, ad esempio, ci debba essere una disparità di tratttamento tra una fonte e l’altra. Ci sono casi di eccellenza, ad esempio anche nell’eolico dove ci sono imprese che hanno saputo convertirsi alla produzione di componentistica, ma ci sono anche imprenditori, come Mossi e Ghisolfi, che senza un euro di contributo pubblico ed mettendoci solo i loro soldi, hanno investito in ricerca e sviluppo avviando un impianto di produzione di biocarburanti di nuova generazione che funziona a scarti di lavorazioni agricole”. “Si dice tanto – aggiunge Clò – che si deve sostenere la competitività e poi invece aumentiamo i sussidi e la fiscalità. Siamo tornati ad avere il carburante più caro di’Europa, con aumenti che quest’anno, tra accise e iva, hanno toccato il 25%. Abbiamo già 1000 tonnellate di pannelli esausti che non sappiamo dove mettere e 50 mila moduli fotovoltaici esausti. Li manderemo in Germania, dove c’è l’unico impianto di smaltimento; così li pagheremo due volte: una per comprarli ed una per smaltirli. Il Paese si lacera sui tassiti e i farmacisti e poi fa regalie che non hanno alcun riscontro economico”.  ”Il governo deve porre mano ad una riflessione seria, il ministro Clini lo ha già detto che bisogna armonizzare gli incentivi a criteri di reale sostenibilità. Di questo passo noi ci stiamo avviando ad avere tre volte la produzione rispetto alla domanda e questo a fronte di un mercato in recessione che non chiede aumenti di energia. Invece di incrementare la capacità produttiva sarebbe meglio rivolgere l’attenzione alle reti di trasmissione per migliorarle”. “Quello degli incentivi è un treno deragliato che bisogna fermare altrimenti va in crisi tutto il sistema; che senso ha fermare le centrali a gas per dare spazio a produzioni elettriche che forniscono energia a prezzi di 3-4 volte superiori a quelli di mercato? Dobbiamo piuttosto di aggredire le inefficianze energetiche perché se io riduco il tetto dell’energia disponibile il contributo che l’UE ci impone del 20% di rinnovabili viene raggiunto con un livello inferiore in termini assoluti, oggi il sistema energetico è fuori controllo e fuori governo”.

“MANI BUCATE” Super-dazi cinesi alla fecola di patate prodotta in Europa

2 novembre 2011

Sembrerà un problema minore, ma il caso è interessante. La Cina ha posto dei super-dazi all’importazione dall’Europa della fecola di patate. Ma non è una guerra commerciale. E’ che la Cina aveva avviato un’indagine per capire come mai la fecola prodotta in Europa riuscisse ad essere venduta in quel Paese ad un prezzo inferiore rispetto a quella prodotta localmente. (more…)