Posts Tagged ‘crisi’

Telese, se l’informazione è un bene pubblico, allora chiedi i soldi allo Stato (e non dare la colpa alla Fiat)

18 dicembre 2012

Forse Pubblico chiuderà. E me ne dispiace sinceramente soprattutto perché avrò un giornale in meno con il quale essere in totale e radicale disaccordo. Ci sono stati giorni nei quali non riuscivo a trovare, pur sforzandomi, nemmeno una didascalia con il quale essere d’accordo. Spesso nemmeno su Pupù. Ma (adesso non aspettatevi la pietosa frase “lo compro perché è giusto che ci sia” perché non la dico)… ma… dicevo… l’editoriale di oggi nel quale il direttore-fondatore Luca Telese è commovente. Anche perché raramente ho letto qualche cosa di più contraddittorio. A partire dall’espressione “l’informazione come bene pubblico”. Ok: ammettiamo che lo sia. Se fosse coerente Telese dovrebbe fare una battaglia per ottenere i soldi pubblici, i finanziamenti dello Stato come hanno fatto prima di lui centinaia di testate giornalistiche. E invece non lo fa. Orgogliosamente rivendica di non pesare sulle tasche degli italiani. Beh: allora l’informazione non è un bene pubblico. O forse sì, lo è, ma solo in quanto il pubblico degli italiani si deve sentire obbligato a sostenerla acquistando “Pubblico” in edicola anche se non condivide nulla di ciò che scrive (come me). Ma se è così, mi devio sentire impegnato a sostenere anche Libero. Anche Europa. E perché non anche LatinaOggi. E il Manifesto? Anche quello, ovvio. Per non sentirmi inadempiente di fronte al dovere di sostenere un bene pubblico dovrei comprare, insomma, tutti i giorni tutti i giornali perchè tutti, tutti insieme, costruiscono il “bene pubblico” dell’informazione. Ovviamente è impossibile. L’alternativa è che lo Stato, sommo difensore del “bene pubblico” sostenga tutti i giornali, ma anche questo non non garantisce dal fallimento (Il Manifesto docet). Piuttosto fa diventare tutti i giornali e tutti i giornalisti in qualche modo dipendenti pubblici e filo-governativi. E a quel punto l’informazione si trasforma da “bene pubblico” a “bene statale” e, francamente non è il caso. Ci sono stati anni nei quali i sussidi alle imprese editoriali sono stati dati con tale larghezza da andare a finire a tutte le testate cartacee, anche a quelle che chiudevano ogni anno i bilanci con utili milionari (in euro). Non è il caso di ripetere l’esperienza.

Tornando a noi: per Telese l’informazione è un bene pubblico ma non si rivolge al pubblico (lo Stato) per stare in piedi. Quindi? Quindi resta il privato, ovvero la pubblicità. Ma anche in questo caso cade in un’altra contraddizione (per essere buoni). Se la prende Marchionne perché non ha mai fatto pubblicità sul suo giornale spiegando che il motivo di questa indifferenza sono state le critiche che Pubblico ha rivolto alla Fiat. Può essere ma la Fiat non è l’unica azienda che fa pubblicità in Italia. C’è la Sony, ad esempio, c’è la Cisco, c’è la Piaggio, ci sono centinaia di migliaia di imprese che fanno pubblicità e non tutte sono state criticate da Pubblico. E allora, come mai non fanno pubblicità su Pubblico? Perché le imprese decidono dove fare pubblicità a seconda del ritorno che quella inserzione gli assicura. Al netto dell’antipatia che Marchionne può nutrire per Pubblico, non si può accusare il mercato di non sostenere un giornale (che ha deciso di stare sul mercato) se decide che il pubblico verso il quale quel giornale si rivolge non è lo stesso che è interessato ai suoi prodotti. O Telese dice che anche Gucci ce l’ha con lui, oppure mi dovrebbe spiegare come mai Gucci non fa pubblicità sul suo giornale. La verità è che Telese pensa che le aziende servano per sostenere la stampa libera così come Vendola pensa che le imprese servano per produrre gettito fiscale (cito Vendola perché è ilpolitico che più di tutti usa il termine “proprietà pubblica”).

L’unico motivo per il quale Pubblico rischia di chiudere è perché è un giornale che il mercato non apprezza. Punto. E, visto che non lo apprezza, allora il mercato è gretto, individualista ed egoista. E’ da questa idea di mercato che deriva la teoria in base alla quale tutto è pubblico e deve restare tale: dall’acqua ai tram passando per la raccolta rifiuti fino ai teatri fino, appunto, ai giornali. In questo momento, poi, nel quale anche per i grandi giornali, le emittenti tv, le radio, è diventata un’impresa disperata riuscire a trovare tanta pubblicità quanta ne servirebbe, accusare il mercato di non stanziare budget per vendetta è, mi perdoni Telese, ridicolo.

P.S. Da domani ti compro, ma solo perché voglio leggere qualcosa che non trovo su altri giornali, non t’azzardare a dire che sostengo un bene pubblico sennò smetto subito.

Annunci

La tabella più drammatica che abbia visto dal’inizio della crisi

28 settembre 2012

Questo grafico è drammatico. La fonte è sempre Bankitalia e indica quanto i tre maggiori Paesi europei, Germania, Francia e Italia, hanno perso in termini di produzione industriale, dall’inizio della crisi, indicata nell’aprile 2008, fino al giugno 2012. Per non perdersi nei numeri, occorre focalizzare l’attenzione sulla terza colonna, quella intitolata “Percentuale recuperata a giugno 2012 (fatta 100 la perdita). E’ una colonna “esplosiva”. Da aprile 2008 al giugno 2012 la Germania ha recuperato 81,8 punti di produzione industriale rispetto a una perdita pari a 100. La Francia ha recuperato 30,8 punti. Il dato italiano lo potete vedere: 7,6 punti. E’ qualche cosa di impressionante che il calo previsto del Pil 2012, superiore al 2,4%, non rende l’idea. Questo numero dovrebbe non far dormire la notte gli italiani e soprattutto il governo e ancora di più il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera: la nostra produzione industriale è ferma. E quel poco che si muove è solo grazie all’export.

Scorrendo sempre la terza colonna, si possono vedere quanto i tre Paesi considerati hanno recuperato settore per settore. Lettura ancora più interessante. Guardate il settore “industria del legno” o “stampa”. C’è da piangere. Non c’è un solo settore nel quale abbiamo recuperato più dei nostri concorrenti diretti in Europa. Questa tabella spiega molto, moltissimo della crisi italiana. 

Immagine

Banche & crisi & declassamento & rating &….

23 settembre 2011

La mia intervista a Cadoinpiedi

Ma dove sono gli intellettuali?

3 settembre 2011

Ma possibile che la crisi dell’Europa ci debba essere spiegata solo dagli economisti che interpretano l’andamento dei mercati? (more…)

E finalmente Alesina ha capito la crisi

11 agosto 2011

Non ne ho scritto prima perché credevo fosse un refuso. Ma siccome stamattina Giavazzi gli dà ragione, anzi, lo cita, significa che qualcosa ssta cambiando davvero. Sul Corriere della Sera dell’8 agosto Alberto Alesina ha scritto che “La vera crisi fiscale è lo tsunami causato dall’invecchiamento della popolazione”.

(more…)