Posts Tagged ‘Fabrizio Barca’

L’equivoco degli opendata.

26 aprile 2013

Sul Festival del giornalismo di Perugia (quest’anno un’edizione davvero interessante) aleggia un equivoco. E riguarda gli open data. Ho seguito alcuni seminari sul tema e mi sono convinto cdi un dettaglio fondamentale: gli open data non è giornalismo. Così come l’avvocato Malavenda ha detto che rendere disponibili le intercettazioni integrali, magari addirittura sotto forma di file audio sul sito di un giornale, è “cattivo giornalismo”, così pubblicare open data non è affatto giornalismo. E’ tutto ciò che si vuole, ma non è giornalismo.

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Lo stato della spesa dei fondi Ue al 30 settembre 2012

4 ottobre 2012

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Documento: tutti i grafici sulla spesa dei fondi europei regione per regione (anche di quelle che dicono che non hanno soldi…)

3 luglio 2012

In questo post è possibile vedere tutti insieme tutti i grafici sulla spesa dei fondi europei da parte delle regioni italiane e da parte delle amministrazioni centrali dello Stato. I dati sono aggiornati alla fine di giugno 2010 e la fonte è il ministero della Coesione Territoriale guidato da Fabrizio Barca. Per leggere bene i grafici alcune precisazioni. Le linee rosse indicano l’andamento della spesa sulla base della dotazione originaria che ciascun fondo aveva all’inizio della programmazione europea, cioè l’andamento dei soldi spesi a partire dal 2007. La linea verde (presente in alcuni grafici) rappresenta gli obiettivi di spesa sulla base della riprogrammazione dei fondi europei avvenuta dopo l’arrivo del governo Monti. Le crocette sulla destra di ogni grafico, invece, rappresentano gli obiettivi al 31 dicembre stabiliti dalle regole comunitarie.

Ognuno può trarre le proprie conclusioni guardando ognuno dei grafici pubblicati. Ciò che è impressionante, in ogni caso, è che questi grafici smentiscono clamorosamente il mantra ripetuto dai politici locali e nazionali in base al quale per “fare sviluppo” occorrono nuovi stanziamenti di fondi. Non è vero, perchè le Regioni e, spesso, anche i ministeri, non sono in grado di spendere nemmeno quelli che hanno a disposizione. I soldi, cioè, ci sono, non ne servono altri, basta saperli spendere. Cosa che, soprattutto le regioni del Mezzogiorno, dimostrano di non essere in grado di fare. Eppure sono proprio quelle che chiedono con più insistenza nuovi investimenti.

 

 

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MANI BUCATE Monti prova a salvare Pompei con i fondi europei ignorati dalla Campania

21 giugno 2012

Oggi parliamo di Pompei. Vorrei spiegare il vero motivo per il quale il sito archeologico più famoso (e bello) del mondo, un vero gioiello dell’umanità, stia andando in rovina. Di chi è la colpa se ogni tanto ne viene giù un pezzo, di come i solfi per tutelarlo non siano serviti a nulla e di cosa si sta facendo oggi per tutelarlo.

Partiamo da quest’ultimo interrogativo. Il 5 aprile Mario Monti e i ministri Barca (Coesione Territoriale), Lorenzo Ornaghi (Beni culturali) e dell’Istruzione Francesco Profumo, insieme con il prefetto di Napoli Andrea De Martino, il sindaco Luigi de Magistris e il governatore campano Stefano Caldoro hanno firmato un accordo che prevede l’utilizzo di ben 105 milioni di fondi europei per la messa in sicurezza e la manutenzione dei 66 ettari di Pompei.

Questi sono gli obiettivi specifici: rilievi e diagnostica (8 milioni e 200mila euro), consolidamento delle opere (85 milioni di euro, 47 dei quali per il finanziamento di 39 progetti già redatti dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e 38 milioni di opere da progettare), adeguamento dei servizi per i visitatori (7 milioni di euro), potenziamento dei sistemi di sicurezza e di telesorveglianza (2 milioni di euro) e rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica della Soprintendenza (2 milioni e 800 mila euro). 
Molto bene. Ma perché si è dovuto attendere Monti e prima di lui quei soldi non sono mai stati attivati? Per rispondere a questa domanda ci viene in soccorso questa tabella pubblicata non più di un paio di giorni fa dal Ministero della Coesione Territoriale (da Barca, insomma).

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La linea indica il livello di utilizzo del fondo europeo chiamato “Attrattori culturali” da parte dell’Italia. Si tratta di 808 milioni di euro che sono stati stanziati dalla Ue proprio per tutelare siti archeologici come Pompei. Come si vede il livello di utilizzo da parte dell’Italia del fondo attrattori culturali è stato pari a zero fino al novembre del 2010. Tra novembre e dicembre di quell’anno c’è stata una accelerazione nella spesa. L’aumento, poi, è rimasto costante per tutto il 2011. Tradotto significa che fino quasi alla fine del 2010 l’Italia non ha usato un solo euro di soldi europei per tutelare Pompei.

In “Mani bucate” ricordo anche un piccolo particolare: il 3 marzo del 2011 il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi si dimette. Lo fa per diversi motivi e tra questi ci fu anche il crollo di una parte della casa dei Gladiatori di Pompei, che innescò polemiche roventi sulla sua inefficacia come ministro.

Bene: su Bondi si possono avere tutte le opinioni possibili immaginabili, ma per costruirsene una basata sui fatti occorre ricordare che i fondi per Pompei non sono stati utilizzati se non per l’8,71% della disponibilità a fine 2010. Ma sapete chi era la regione capofila? Cioè la regione che aveva il compito di richiedere a Bruxelles quei soldi per tutelare il patrimonio artistico di tutt’Italia? Cioè la regione che deve raccogliere domande e progetti da presentare poi alla Ue per farseli finanziarie per tutelare i beni archeologici italiani? Era la Campania. Quindi, ricapitolando: la Campania di Antonio Bassolino ha dormito per quasi 3 anni (2007-2010), Pompei crolla e Bondi si dimette. 

P.S. Il motivo dell’aumento della spesa da novembre 2010 a tutto il 2011 consiste nel fatto che il governo ha avocato a sè la responsabilità della spesa. 

“MANI BUCATE” Arrivano 11,7 miliardi per le Ferrovie del Sud

9 febbraio 2012

Non arrabbiatevi, ma devo darvi una notizia che vi innervosirà. Avete presente le Ferrovie dello Stato? Quelle che mandano avanti treni che per qualche centimetro di neve si bloccano lasciando centinaia di persone a bordo senza possibilità di scendere, al freddo delle campagne italiane? Ecco: quelle Fs lì stanno per ricevere una valanga di soldi. Ma una valanga proprio. (more…)

“MANI BUCATE” Le leggi che concedono sussidi alle imprese private sono 1.307 (non 90)

5 gennaio 2012

Non per fare il precisino, ma le leggi che permettono di incentivare le imprese private italiane non sono 90, sono 1307. I giornali di oggi riportano la decisione del governo di riprendere in mano un dossier che era già stato aperto dal governo Berlusconi e che punta a ridurre, semplificando, la normativa che consente alle imprese private di accedere ad agevolazioni pubbliche. Bene, anzi, benissimo, anche se penso che occorrerebbe prendere al volo la disponibilità del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, di uno scambio virtuoso tra meno sussidi e meno Irap.

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“MANI BUCATE” Il Lazio non ha speso nemmeno un euro per lo sviluppo (che fine ha fatto il fondo Fas)

19 dicembre 2011

Quella che sto per raccontare è la storia del Fas. Il Fas è un fondo, il Fondo per le Aree sottoutilizzate che, nato nel 2003 e alimentato esclusivamente con soldi nazionali, avrebbe dovuto finanziare il rilancio delle zone del Paese in ritardo industriale con lo stesso ritmo di programmazione settennale dei fondi europei. Non lo ha fatto non per colpa sua, ma per colpa di chi lo ha gestito in questi ultimi 4 anni. Avvertenza importante: il Fas, di cui parlo anche in “Mani bucate”, poteva essere utilizzato anche per incentivare le imprese, ma soprattutto doveva servire per dare ai territori sottoutlizzati le famose “infrastrutture”. (more…)

“MANI BUCATE” Dalla Marcegaglia una proposta seria: meno sussidi, meno Irap (Barca, ha sentito?)

16 dicembre 2011

Svolta di Emma Marcegaglia. E’ pronta a dire sì al taglio dei sussidi alle imprese. E’ qualche cosa di inimmaginabile fino a poco tempo fa: solo nel 2009 la stessa Marcegaglia disse “Vogliamo soldi veri” al governo Berlusconi. Accusandolo di non investire in infrastrutture ma anche di non avere un “progetto industriale” per l’Italia dove per “progetto industriale” si deve intendere l’individuazione delle imprese e dei settori economici nei quali investire più soldi pubblici. Anche, perché no?, con più sussidi. Oggi la Marcegaglia ci ripensa. Evviva (e sono sincero). (more…)

“MANI BUCATE” Il programma di governo di Barca: ecco il documento

7 dicembre 2011

Quello in fondo a questo post è, invece, il “programma di governo” del ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. E’ importante, secondo me decisivo, soprattutto perchè contiene le strategie per il rilancio del Sud per il quale il ministro intende utilizzare soprattutto (esclusivamente?) i fondi europei. (si può saltare la prima parte e leggere direttamente da pagina 18 in poi).

Approposito: nel documento c’è una fondamentale tabellina per capire quanto le Regioni italiane sono totalmente inabili a spendere i soldi europei. E’ contenuta a pagina 20. Eccola:

 

Questa tabella aggiorna quella che ho pubblicato in “Mani bucate”. Quando ho chiuso il libro erano disponibili solo i dati di spesa al 31 dicembre 2010. Quella contenuta in questo documento li aggiorna al 31 ottobre del 2011. La colonna importante da considerare è la terza da sinistra, “Spese/Risorse programmate %” perchè è quella che dice quanti soldi le Regioni sono riuscite effettivamente a spendere sul totale dei soldi che hanno a disposizione. La Sicilia è un disastro…

Nei prossimi giorni mi leggo la relazione di Barca con più attenzione e farò un post ad hoc.

 

La coesione territoriale in Italia alla fine del 2011

 

“MANI BUCATE” Ecco dove si nascondevano i 5,2 miliardi che Monti userà per le grandi opere

6 dicembre 2011

Il presidente del Consiglio Mario Monti ha annunciato lo sblocco di 5,2 miliardi di euro per l’avvio di grande opere infrastrutturali. Se ne occuperà in Cipe in una delle prossime riunioni. Però nessuno ha ancora spiegato da dove arrivano questi 5,2 miliardi di euro e perchè sono disponibili. Ovvero: perchè non sono stati spesi finora? (more…)

“MANI BUCATE” Il 5% in meno ai sussidi alle imprese private vale l’intera Imu sulla prima casa

5 dicembre 2011

Una misura che mi sarei atteso dal governo dei professori guidato da Mario Monti era quella invocata anche da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sulla prima pagina del Corriere della Seradi sabato 3 dicembre: ridurre sensibilmente i sussidi alle imprese. Nulla di punitivo. Nulla di ideologico. Ma gli aiuti di Stato sono da ridurre per il semplice motivo che sono perfettamente inutili. Almeno quelli dati alle imprese italiane. Lo ha detto la Corte dei conti in diverse sue indagini e lo ha confermato lo stesso ministro Barca quando, nel 2009, disse papale papale che «ogni tentativo di manipolare l’economia e la società del Mezzogiorno con sussidi, gabbie salariali, imposte differenziali o esenzioni d’imposta è destinato ad attrarre le imprese e le teste peggiori, a richiamare investimenti e imprenditori “incassa e fuggi». E aggiunse: «Fa poca differenza che ieri la Confindustria chiedesse “incentivi 488” e oggi chieda “credito d’imposta”: sempre di vecchi, dannosi aiuti di Stato si tratta».

Alesina e Giavazzi nel fondo del Corriere, si sono chiesti: ma quei 30 miliardi «sono tutti davvero necessari? Quanti premiano imprenditori più abili a muoversi nei corridoi dei ministeri che ad innovare?». E qui sta il punto: non servono per indurre gli imprenditori ad innovare perché, in decine e decine di ricerche empiriche e controfattuali che io cito in “Mani bucate” gli imprenditori stessi affermano che gli investimenti “innovativi” finanziati dai soldi pubblici li avrebbero realizzati ugualmente anche senza i soldi dello Stato (o della Ue o della Regione), magari solo in un momento più lontano.

Fabrizio Barca queste cose le sa bene. Le sa meglio di chiunque altro e, coerentemente con quanto ha detto appena due anni fa, mi aspetto che sia lui a sforbiciare i sussidi. D’altra parte basta fare due conti: la riduzione dei sussidi pubblici per le imprese private di appena il 5%, pari a 1,5 miliardi di euro, avrebbe consentito di escludere dall’Imu la prima casa degli italiani. Si poteva fare. Si farà?

“MANI BUCATE” La Confindustria risponde: mai chiesto assistenzialismo. I numeri dicono il contrario…

19 novembre 2011

Sarà il governo di Mario Monti a mettere fine all’era dei sussidi alle imprese? Sarà lui a trasformare l’economia italiana da assistita a liberale e concorrenziale? Questa è una delle domande più importanti alla quale il nuovo esecutivo dovrà rispondere. (more…)