Posts Tagged ‘Fiat’

L’incontro tra Marchionne e Monti è un crinale della storia industriale italiana

22 settembre 2012

Ma allora, i soldi alla Fiat vanno dati oppure no? Pochi hanno risposto ancora a questa domanda e quelli che lo hanno fatto hanno fatto vaghe allusioni sul fatto che sì, sarebbe il caso di dargli gli aiuti di Stato. (Siccome siamo in piena campagna elettorale non ci si può attendere di meglio che vaghe allusioni mentre sarebbe il caso, soprattutto da parte dei partiti e dei commentatori, di essere espliciti).Dicono sì perchè la Fiat (con tutto l’indotto che si porta dietro) vale il 10% del Pil italiano; dicono sì perchè in un momento tragico per l’occupazione perdere un migliaio di posti di lavoro sarebbe insopportabile; dicono sì perchè la recessione non è finita (anzi…) e non ci possiamo permettere di disperdere competenze umane e tecnologiche che poi sarebbe difficilissimo recuperare e dicono sì perchè, appunto, le elezioni si avvicinano.

Oggi Sergio Marchionne incontra il governo nella persona del presidente del Consiglio Mario Monti, che sarà accompagnato da Corrado Passera ed Elsa Fornero. E, come ha fatto sapere, porrà sul tavolo del confronto proprio la questione degli aiuti: che siano prepensionamenti, soldi cash, sgravi fiscali. Insomma, chiamateli come vi pare ma sempre di aiuti si tratta. E non è vero che non lo si sia fatto negli anni precedenti. Ho documentato (e in questo blog ci sono solo alcuni esempi) tutti i soldi incassati dalla Fiat prima e dopo l’arrivo di Marchionne i cui ultimi aiuti, contabilizzabili in alcune decine di milioni di euro gli sono arrivati poco meno di un anno fa per diversi suoi siti produttivi. Quindi non è vero, come ha detto, che in Brasile si investe e si guadagna perchè lo Stato sostiene l’industria dell’auto. Nel campo del sostegno all’industria dell’auto l’Italia non ha proprio nulla da imparare da nessuno: l’abbiamo sempre fatto in modo più che genroso e spesso senza nemmeno chiedere conto di come siano stati usati quei soldi. Ora Marchionne chiede al governo di rimettere mano al portafoglio. Bisogna dirgli sì o bisogna dirgli no?

Io credo che l’incontro di oggi sia un crinale nella storia industriale del Paese. Se l’Italia accetta di continuare a sussidiare la Fiat decide di continuare su una strada già battuta di cui abbiamo visto gli effetti: appena il mercato cala, come succede ora e come continuerà anche nei prossimi mesi se non anni, la società sussidiata semplicemente non ce la fa. Chiude. Non per sua volontà, ma perchè i sussidi, soprattutto quelli cash, le nascondono i suoi difetti, celano agli occhi dei dirigenti i possibili sviluppi anche tecnologici di ciò che stanno facendo. Impediscono loro di vedere la realtà così com’è. E alla fine, quando i nodi vengono a galla (come è venuto a galla il problema dei mancati investimenti nell’Alfa) si è cotretti a chiedere nuovi soldi, oltre a quelli già incassati.

Se gli si dice sì, sia ben chiaro, non gli si potrà mai più dire no. Non solo non gli si potrà più dire no ora, cioè in questa crisi, ma non gli si potrà più dire no nemmeno in futuro, quando un altro ciclo economico manderà in crisi l’automotive. E difficilmente si potrà dire no a tutti gli altri gruppi industriali che operano in Italia e che se ne vogliono andare. Perchè Fiat sì e Alcoa no? E perchè alla Fiat sì e alle migliaia di piccoli imprenditori che falliscono ogni anno no? Ci sono gli estremi per parlare di disparità di trattamento, secondo me insopportabile, tra grandi e piccoli che conferma la tragicamente nota teoria del “too big to fail”. Se gli si dice di sì, in altre parole, la Fiat sarà per sempre un’azienda sussidiata. Non dico che non possa essere, dico che occorre esserne coscienti.

Cosa succede se gli si dice no? Succede che uno o due stabilimenti semplicemente chiudono. Saranno Mirafiori, dove oggi si lavora 3 giorni al mese, e (probabilmente) Pomigliano dove per il nuovo stabilimento Marchionne ha speso 1 miliardo di euro (500 milioni secondo i sindacati). E succede che un migliaio di persone restano, dalla sera alla mattina senza lavoro. A questi vanno aggiunti i dipendenti dell’indotto, diciamo un altro migliaio. Succede che l’Italia non è più la preoccupazione principale della Fiat e che, in Europa, si accontenta di vivacchiare con un 6-7% di quota di mercato che gli sarà erosa anno dopo anno. Tra l’altro ho il sospetto (ragionando andreottianamente) che gli investimenti nella fabbrica di Pomigliano siano serviti per renderne più difficile la chiusura e, quindi, più facili i sussidi perchè a nessuno piace buttare via 1 miliardo (o 500 milioni) di investimenti ma alla bisogna possono diventare arma di persuasione nei confronti di chi deve concedere aiuti a quella fabbrica per evitare la dispersione dei soldi investiti.

Ma se gli si dice di no succede anche che l’Italia ha la possibilità di fare un passo avanti verso l’età adulta. Cioè l’Italia potrebbe (dico: potrebbe) cominciare a pensare da Paese nel quale lo Stato fa lo Stato e non finanzia le imprese, e le imprese fanno le imprese, e non ricattano lo Stato. Potrebbe (dico: potrebbe) succedere che i sussidi si danno non per salvare fabbriche che producono oggetti che non si vendono, ma vadano a progetti innovativi all’interno di un patto d’acciaio tra Stato e privati: i ti do i soldi ma tu in cambio entro un anno sforni due modelli nuovi e se non li vedi vuol dire che hai sbagliato investimenti e allora non tornare a piangere. Difficile. Ho visto troppi fiumi di denaro andare a finire in aziende che non avevano (e hanno) alcun senso economico solo per evitare che in una certa area del Paese il ras politico locale fosse incolpato di non aver “difeso” l’occupazione. E ho visto troppe volte la Ue concedere sussidi cash alla Fiat per centinaia di milioni di euro alla volta che sono serviti solo per ringiovanire il personale o per tirare a campare (approposito: tentare di calcolare, come ha fatto dalla Cgia di Mestre, il totale dei soldi incassati dalla Fiat dal 1977 è poesia, non prosa).

Se si dice no, quindi, l’Italia potrebbe (dico: potrebbe) fare un passo avanti verso l’età adulta, quell’età nella quale quando si ha un problema non si ricattano i genitori perchè lo risolvano, ma si discute come poterlo risolvere insieme ognuno prendendosi le proprie responsabilità: chi deve pagare, paga, ma sulla base di un progetto nuovo e diverso e che abbia prospettive di riuscita. Se si dice no lo Stato potrebbe tornare a fare lo Stato e non il Bancomat delle imprese che sono “troppo grandi per fallire”. Se si dice no lo Stato non avrebbe più scuse per non realizzare in Italia quelle condizioni indispensabili per rendere possibile investire e produrre attirando capitali stranieri. Quali sono queste condizioni? Sono molto interessato all’inchiesta Stato-mafia, ma mi viene la depressione se penso che in Italia ci sono 9 milioni di cause tra civili e penali ancora pendenti. Sono molto interessato al fallimento della tassa sulle barche di lusso, ma penso che se non si abbassano le tasse sui produttori nessuno verrà mai da noi a portarci tecnologia e innovazione. Lo Stato deve ridurre le tasse soprattutto sui produttori e non fare il conto corrente degli imprenditori. Sono molto interessato al concorsone per 12mila insegnanti, ma penso che se i professori non vengono selezionati dal mercato (che poi sono le singole scuole) finiranno per appesantire un sistema scolastico che non è basatop sul merito ma solo sull’anzianità.

Se si dice no Marchionne perde una battaglia fondamentale, ma più importante di Marchionne c’è l’Italia che, proprio perchè questo è un crinale della sua storia industriale di cui si parlerà ancora per decenni, ha l’occasione per decidere se crescere oppure se continuare a farsi tirare la giacchetta da imprenditori che non solo negano di essere mai stati aiutati prima, ma per di più fanno la morale liberale a tutto il resto del Paese e infine, messi alle strette dicono che vanno a produrre dove ci sono più sussidi. Un comportamento che non è da capitano d’industria.

 

La questione Fiat sta tutta in una domanda: ti fidi di Marchionne?

17 settembre 2012

La questione Fiat, che poi è la questione Marchionne, è, a mio modo di vedere, molto semplice. Tutto ruota intorno ad una domanda: ci fidiamo di Marchionne? L’Italia si fida dell’amministratore delegato? O lo ritiene un ciarlatano? Uno che vende fumo, illusioni, favole? Nel primo caso, l’annuncio della fine del progetto di “Fabbrica Italia” dovrebbe essere accolto come l’inevitabile conseguenza di una crisi di mercato, d’altra parte innegabile. Nel secondo caso dovremmo pensare che la rinuncia a 20 miliardi di investimenti è la prova che Marchionne ha preso in giro l’Italia. (more…)

Gli ultimi strapuntini alla Fiat: anche nel 2011 la R&S è stata finanziata con i soldi pubblici

20 giugno 2012

Avevo promesso che non avrei più scritto degli aiuti di Stato alla Fiat e che la rubrica “Fiat, un sussidio al giorno” era ufficialmente chiusa. Ma è impossibile chiuderla perché ogni giorno spuntano, da tutte le parti d’Italia, nuovi incentivi.

Alcuni giorni fa è stato pubblicato il rendiconto dei sussidi concessi alle imprese che hanno sede nelle “regioni convergenza”, cioè quelle del Mezzogiorno. I soldi sono quelli del Pon (Piano Operativo Nazionale) “Ricerca e competitività”. Si tratta di fondi in parte europei in parte nazionali concessi per la ricerca e sviluppo nello spazio di tempo che va dal 2007 al 2011. Le imprese che hanno presentato progetti finanziabili sono, come si può facilmente immaginare, migliaia: 3992, per l’esattezza, (nei prossimi giorni ne parleremo) e tra queste c’è anche e tra queste c’è anche la Fiat. L’azienda guidata da Sergio Marchionne, e più spesso il suo Centro Ricerche, ha presentato decine di progetti di R&S e moltissimi sono stati ammessi al contributo anche se alcuni di questi progetti, per mille motivi, non sono stati poi effettivamente liquidati con denaro contante.

Dettaglio importante: io credo che la Fiat faccia bene, anzi, benissimo, a chiedere soldi pubblici per la ricerca e sviluppo (sempre meglio che chiedere soldi per adeguare l’impianto di condizionamento dei propri stabilimenti come è successo per quello di Foggia). Ciò che è insopportabile è che Marchionne neghi, in ogni occasione, di farlo. Come direbbe lui stesso, l’Italia “non vuole che gli si dica grazie” per i finanziamenti che gli concede, ma neanche sentirsi dare lezioni di liberalismo da imprenditori che ogni mese, se non addirittura ogni settimana, incassano soldi pubblici. Perchè in Italia i veri liberali sono le piccole imprese che devono combattere in un ambiente davvero ostile. Non mi pare che si possa dire che l’Italia sia un ambiente ostile per la Fiat. Infine, sull’efficacia dei sussidi alle imprese, riporto, come ho riportato in “Mani Bucate” le parole di Mario Draghi che, nel corso di un convegno del 2009 organizzato da Bankitalia proprio per fare il punto sull’efficacia degli aiuti di Stato, ha detto: “I sussidi alle imprese sono stati generalmente inefficaci: si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più capaci. Non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive”. Non c’è altro da aggiungere se non il fatto che sarebbe molto, ma molto meglio eliminare i sussidi e abbassare le tasse che gravano sui produttori. Come sembra abbia intenzione di proporre Francesco Giavazzi, super-consulente del governo proprio su questo argomento.

P.S. Quelli che vedete qui è uno strapuntino, i “soldi veri” concessi alle imprese della galassia Fiat sono altri.

Quelli che vedete qui sotto sono i progetti pagati fino al 30 aprile del 2012. Eccoli.

Centro Ricerche Fiat

Italia

MULTIAIR EVOLUTION –  Motopropulsore a benzina di nuova generazione a ridottissime emissioni di CO2

Anno 2011

605.860,50

Centro Ricerche Fiat

Puglia

QUALIFICAZIONE AVANZATA DI N   10 LAUREATI E 10 DIPLOMATI IN MATERIE TECNICHE E SCIENTIFICHE NEL SETTORE DELLA PROGETTAZIONE, SPERIMENTAZIONE DI MOTOPROPULSORI E RELATIVI SISTEMI DI CONTROLLO ELETTRONICO .

Anno 2011

337.701,09

Fiat Group Automobiles

Campania

IESWECAN – FARM -Formazione di Ingegneri del Software Embedded   per il settore delle Macchine per Costruzione ed Agricole

Anno 2011

24.500

Fiat Group Automobiles

Campania

DRIVE IN2   ” Corso di alta formazione per specialisti in sistemi e tecnologie di Driver Monitoring

Anno 2011

48.741

Fiat Group Automobiles

Campania

IESWECAN   ” Informatica per l  ‘ingegneria del Software embedded di macchine agricole e per costruzioni.

Anno 2011

885.135,65

Foat Group Automobiles

Campania

Componenti avanzati per la riduzione della resistenza all  ‘avanzamento

Anno 2011

159.213,60

Fiat Group Automobiles

Campania

DRIVE IN2 – Metodologie, tecnologie e sistemi innovativi di Driver Monitoring a bordo veicolo per una guida sicura ed eco-compatibile

Anno 2011

1.371.350

Fiat Item Spa

Campania

Anno 2011

IESWECAN   ” Informatica per l  ‘ingegneria del Software embedded di macchine agricole e per costruzioni.

322.340.15

Fiat Item Spa

Campania

Anno 2011

IESWECAN – FARM -Formazione di Ingegneri del Software Embedded   per il settore delle Macchine per Costruzione ed Agricole

10.500

Fiat Powertrain

Campania

Anno 2011

QUALIFICAZIONE AVANZATA DI N   10 LAUREATI E 10 DIPLOMATI IN MATERIE TECNICHE E SCIENTIFICHE NEL SETTORE DELLA PROGETTAZIONE, SPERIMENTAZIONE DI MOTOPROPULSORI E RELATIVI SISTEMI DI CONTROLLO ELETTRONICO .

128.406

Fiat Powertrain

Campania

Anno 2011

MULTIAIR EVOLUTION –  Motopropulsore a benzina di nuova generazione a ridottissime emissioni di CO2

2.353.886,35

Una risposta a Galimberti sull’entità degli aiuti alle imprese. I miliardi sono 3 o 30?

18 giugno 2012

Sono d’accordo con Fabrizio Galimberti: sull’entità dei sussidi alle imprese occorre fare un po’ di chiarezza. Sembra strano che lo dica proprio io, visto che Galimberti su Sole 24Ore prende in giro chi ha quantificato in 35 miliardoi l’ammontare dei soldi pubblici che arrivano alle società. Quindi, in qualche modo, prende in giro me anche se io, in verità, in “Mani Bucate” ho stimato l’ammontare complessivo in 30 miliardi e non 35. Ma è un dettaglio.

Galimberti dice che alle aziende italiane vanno appena 3 miliardi di euro, cioè lo 0,2% del Pil rispetto ad una media Ue dello 0,5%. E’ la stessa cifra, rivista un po’ al ribasso, che aveva dato l’allora presidente della Confindustria Emma Marcegaglia per rispondere alla mia stima fatta in “Mani Bucate”. La Marcegaglia, visibilmente irritata, aveva parlato di 3,4 miliardi e aveva intimato di stare più attenti prima di “sparare” certi numeri. Oggi Galimberti, forte di uno studio del Centro studi di Confindustria, parla di appena 3 miliardi ricavando questa cifra dalla contabilità nazionale.

Beh, l’approccio è sbagliato. Galimberti e il Csc hanno cercato nel posto sbagliato e siccome sono persone esperte, non potevano non sapere che non è nella contabilità pubblica che vanno cercati i sussidi e se lo hanno fatto è stato solo per confermare la cifra dei 3 miliardi alla vigilia della presentazione da parte di Francesco Giavazzi del suo rapporto sugli incentivi, che si annuncia piuttosto critico verso questo sistema di fare politica industriale.

Stiamo parlando di un argomento sul quale nessuna amministrazione dello Stato possiede dati certi (e già questo è sintomatico del caos del sistema degli incentivi, altro che 3 miliardi!) e per questo diventa fondamentale la fonte che si prende come riferimento. Certamente il CsC, che ha molti meriti, non è una fonte molto affidabile dato che rappresenta i beneficiari degli aiuti. Per quanto mi riguarda ritengo che l’articolo più informato lo abbia scritto su Lavoce.info, Guido Nannariello, direttore generale del servizio studi della Ragioneria Generale dello Stato. Nannariello stima per il 2010 gli aiuti alle imprese in 11 miliardi e 975 milioni di euro. Ma anche lui non esaurisce il totale dei sussidi. In questi 11,975 miliardi non sono compresi i sussidi alle aziende che producono energia elettrica da fonti rinnovabili. Nel 2010 questi sussidi sono stati pari a 3,4 miliardi che sono saliti (fonte: Authority per l’Energia) a quota 6 miliardi nel 2011 mentre per il 2012 le stime, prima delle revisioni intercorse, parlavano di ben 9 miliardi. Quegli 11,975 miliardi non comprendono, poi, i sussidi che le società possono prelevare direttamente dai fondi europei. E non comprendono nemmeno i sussidi che le imprese italiane incassano da Stati stranieri (la Fiat in Serbia, ad esempio). Si tratta in tutti e tre i casi di soldi che non vengono contabilizzati nel bilancio dello Stato perché non escono dalle casse pubbliche. Gli incentivi all’energia verde vengono prelevati dalle bollette degli italiani; alcuni importanti fondi Ue (ad esempio difesa ambientale o cinema) non sono cofinanziati ma sono alimentati dalle “normali” contribuzioni nazionali e, infine, ovviamente, i soldi che le imprese italiane incassano da Stati stranieri non fanno parte della contabilità dello Stato italiano.

Ecco: se vediamo il sistema degli incentivi non dal lato di chi li eroga, ma dal lato di chi li incassa, le cifre cambiano. E sono spaventose, come sa bene lo stesso Giavazzi che sul Corriere della Sera ha parlato esplicitamente di “30 miliardi” erogati alle aziende. I 3 di cui parla Galimberti o il CsC sono solo una pallida rappresentazione della realtà.

Questo per amore della verità e per la precisione dei numeri. Ma la discussione dovrebbe incentrarsi non tanto sui numeri quanto sul buono o cattivo utilizzo dei fondi a favore delle imprese. E per questo rimando agli articoli che ho scritto in questo blog o, per chi vuole, al primo capoitolo di “Mani Bucate” dove ho spiegato per filo e per segno perché i sussidi finiscono per incentivare le imprese peggiori a danno di quelle migliori. Ed è esattamente per questo che Confindustria dovrebbe smetterla di minimizzare il tema, e iniziare una battaglia per abolire gli incentivi (o ridurli drasticamente) e ottenere al tempo stesso una drastica riduzione delle tasse sui produttori. Ne è capace?

MANI BUCATE Maggio 2011, l’ultima infornata di aiuti di Stato alla Fiat di Marchionne

12 giugno 2012

Ultima puntata della rubrica “Fiat, un sussidio al giorno”. Non perchè i sussidi elargiti al primo gruppo industriale privato italiano siano finiti, anzi. Per chi vuole conoscere la vera storia del Lingotto in “Mani bucate” troverà ancora molti spunti di riflessione, cioè molti altri aiuti elargiti dallo Stato. E’ solo che la cronaca incombe: ogni minuto mi vengono segnalati sussidi a imprese italiane di tutti i tipi e quindi preferisco dare conto, in questo blog, degli aiuti di Stato “freschi” piuttosto che raccontare quelli già dati. D’altra parte a me pare che la situazione sia chiara: la Fiat è arrivata fino a noi grazie agli aiuti di Stato che sono stati dati dallo Stato soprattutto nel momento più buio della sua storia, ad esempio, tra il 1997 e il 1999, quando alla guida c’era Cesare Romiti. Lo stesso Romiti che, come ho già detto, non perde occasione per dimenticarsene.

L’ultimo aiuto di Stato che ho deciso di raccontare è uno dei più recenti: risale al maggio del 2011, poco più di un anno fa. Il Cipe approva ben tre contratti di programma a favore di altrettante societa` del Lingotto: 22,5 milioni vanno alla Fiat Powertrain di Verrone (Biella), 18,7 all’Iveco di Foggia e 11,2 milioni alla Sevel di Chieti. Vorrei ripetere per essere chiaro: 12 mesi fa la Fiat ha incassato 58,4 milioni di euro. Commenti?

MANI BUCATE Il “rilancio del gruppo Fiat” pagato con i soldi pubblici

5 giugno 2012

Nuovo episodio della rubrica “Fiat, un sussidio al giorno”. Non vorrei che vi annoiaste, perché invece il viaggio nei sussidi incassati dal Lingotto è affascinante. Io, almeno, mi sono divertito molto a scoprire, settima dopo settimana per i due anni e mezzo che è durata la scrittura di “Mani Bucate” la quantità di soldi che abbiamo dato alla casa torinese.

Oggi parliamo di un sussidio dell’era Marchionne, cioè dopo che la famiglia Agnelli ha chiamato il manager alla guida dell’azienda. Nonostante che Marchionne sostenga il copntrario (“Mai preso un soldo da quando ci sono io”) il 28 luglio 2005 la Fiat firma un contratto di programma in base al quale le vengono concessi circa 81 milioni di euro per un piano di “iniziative di riqualificazione industriale nelle regioni Campania, Molise e Piemonte” relative a tre delle sue società: Fiat Powertrain, Fma di Pratola Serra (Campania) e Elasis di Pomigliano. Nella sua delibera 111/2005 il Cipe, che ha materialmente autorizzato la spesa, spiega che “il programma si inserisce nell’ambito del più generale piano di rilancio del Gruppo Fiat per il periodo 2003-2007 redatto nel giugno 2003, comprendente interventi in innovazione, ricerca e sviluppo ed investimenti produttivi”. 

MANI BUCATE Ecco come lo Stato ha sussidiato Punto e Panda

1 giugno 2012

Immagine

La catena di montaggio della Nuova Panda a Pomigliano d’Arco

Ormai la rubrica la conoscete. Si intitola “Fiat, un sussidio al giorno”. Prende spunto dal fatto che chiunque parli di Fiat evita accuratamente di entrare nel merito del sostegno che il Lingotto ha avuto dallo Stato italiano nel corso di tutta la sua storia. Ultimi casi sono quelli di Cesare Romiti e di Sergio Marchionne, cioè dei due uomini più forti (dopo Vittorio Valletta) che la Real casa torinese abbia mai avuto.

“Fiat, un sussidio al giorno” serve proprio per ricordare a tutti che la Fiat è stata coccolata con i soldi pubblici da sempre, in particolare negli ultimi 15 anni, che è il periodo di tempo che ho analizzato in profondità per scrivere “Mani bucate”, (Chiarelettere), il primo libro con i nomi, cognomi, quantità dei finanziamenti pubblici alle imprese private. Qui quei temi sono solo accennati per titoli: per un approfondimento, ovviamente, si rimanda al libro.

Nelle puntate precedenti della rubrica abbiamo visto alcuni aiuti clamorosi agli stabilimenti che il Lingotto ha sparsi in tutt’Italia, oggi vediamo il più grande contratto di programma che il Lingotto abbia mai firmato con lo Stato. Un contratto di programma (che viene sempre autorizzato dal Cipe, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) è un accordo in base al quale una società privata si impegna ad effettuare una certa quantità di investimenti, ad assumere una certa quantità di persone, a realizzare un certo prodotto in cambio di soldi pubblici garantiti dallo Stato. Quello che venne firmato il 29 gennaio del 2004 è, per importo, il più importante della storia recente della Fiat e riguarda gli stabilimenti di Melfi, Cassino, Pomigliano d’Arco: 155 milioni di euro pubblici in cambio di investimenti industriali, di ricerca e di formazione professionale. A Melfi si stava progettando la costruzione della Grande Punto, a Pomigliano della nuova Panda, da cui ne deriva che Punto e Panda sono stati modelli sussidiati pesantemente dallo Stato. La Fiat si era impegnata ad effettuare migliaia di assunzioni. E’ stata di parola? A Melfi e Cassino sostanzialmente sì, a Pomigliano d’Arco non proprio. Le nuove assunzioni sono state controbilanciate da ondate anomale di prepensionamenti. Tutti a carico delle casse pubbliche. Ovviamente.

MANI BUCATE Fiat e il più grande corso di formazione della storia italiana

29 maggio 2012

Per la rubrica: “Fiat, un sussidio al giorno”, tanto per ricordare a Cesare Romiti quanto è costato il Lingotto agli italiani, oggi è il turno di un aiuto di Stato un po’ particolare. Non si tratta di cash finito alle fabbriche per ritrutturarle e nemmeno di soldi usati per lanciare un nuovo prodotto. Si tratta invece di soldi andati alla Fiat per organizzare il più grande programma di formazione professionale nella storia dell’industria italiana. La fonte è sempre “Mani bucate” (Chiarelettere).

Alla Ue la richiesta dei soldi da parte della Fiat arriva il 23 luglio del 2003, poco prima dell’arrivo di Sergio Marchionne alla guida del gruppo. Si doveva varare un programma di riqualificazione professionale per addirittura 14mila dipendenti, sia della Fiat che della controllata Comau, divisi in 300 percorsi formativi. La direzione Antitrust della Ue impiega poco per studiare la questione e dopo appena due mesi autorizza l’Italia a versare qualcosa come 38,2 milioni di euro da impiegare nel periodo 2003-2005 (in seguito il termine viene prorogato al 2008) più altri 5,5 milioni andati alla Comau per lo stesso scopo. Totale: 43,7 milioni di euro.

Ecco gli 8 (!) aiuti di Stato che Cesare Romiti non ricorda di aver chiesto

28 maggio 2012

 

              Immagine

Cesare Romiti è stato presidente e amministratore delegato della Fiat dal 1997 al 1999. Nel corso dell’ultima puntata di Ballarò si è profuso in una lunga serie di accuse e di critiche verso l’Italia. Un po’ innervosito, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, lo ha accusato di aver incassato soldi pubblici da quello stesso Paese che stava in quel momento criticando con tanta foga. All’accusa, Romiti ha glissato con un evidente imbarazzo, come dire: “Parliamo di cose serie….”. Purtroppo nessuno, nel salotto di Floris, ha voluto andare fino in fondo sulla questione degli aiuti di Stato finiti nelle casse del Lingotto. La mia impressione è che parlare di sussidi è poco elegante quando si ha a che fare con sedicenti liberali che accusano tutto il restro del Paese di essere troppo “corporativo”.

Questo è l’antefatto che mi ha convinto che era necessario avviare una nuova rubrica sul mio blog che ho intitolato: “Fiat, un sussidio al giorno”. Ogni giorno (compatibilmente con il tempo a disposizione) pubblico un aiuto di Stato incassato dalla Fiat negli ultimi 15 anni. La fonte è “Mani bucate” (Chiarelettere), il libro che mi ha portato via due anni e mezzo di lavoro a caccia di nomi e e cifre dei fondi pubblici che sono finiti alle imprese private.

Nelle precedenti puntate della rubrica ho scritto degli aiuti incassati dalla Fiat di Marchionne, invece adesso parliamo proprio di Romiti, lo “smemorato”.

Allora, dunque: Romiti è stato presidente e amministratore delegato tra il 1997 e il 1999. Ebbene, non ci crederete ma proprio in quegli anni il Lingotto ha avanzato all’Unione europea una batteria di ben 8, dico otto, aiuti in una volta sola. Nei due anni che ho impiegato a scrivere “Mani bucate” non avevo mai visto una cosa del genere: nessuno aveva mai osato tanto. Le motivazioni, poi sono fantastiche: in un caso, quello dell’Iveco di Foggia, io soldi sono stati chiesti perché (non sto scherzando) a Foggia fa caldo e bisognava adeguare gli impianti. Degli 8 aiuti richiesti da Cesare Romiti cinque sono stati accettati e tre rifiutati La somma di queste spintarelle molto poco liberali date alla più liberale delle imprese italiane (almeno così dice di sè, la lascio fare a voi.

Promemoria per Romiti

Mirafiori Carrozzeria

richiesti per 69 miliardi di lire, concessi

Pomigliano

richiesti 59,6 miliardi, concessi 39,6

Rivalta

richiesti 46 miliardi, rifiutati

Termoli

richiesti 54 miliardi, concessi

Mirafiori Meccanica

richiesti 30,3 miliardi, rifiutati

Melfi

richiesti 78 miliardi, concessi

Iveco di Foggia (2 richieste di aiuto)

richiesti 121,6 milioni di euro, concessi

richiesti 31,2 miliardi, rifiutati

MANI BUCATE Nel 2010 arrivano soldi alla Fiat di Verrone (Biella)

24 maggio 2012

Ieri ho citato i 300 milioni che il 26 giugno del 2009 il Cipe ha assegnato per risolvere le emergenze di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco, sede di due tra i più importanti stabilimenti del Lingotto. Oggi, sempre per la rubrica “Fiat, un Sussidio al giorno”, passiamo all’anno successivo, il 2010.

Approposito: solo per chi abbia perso la puntata precedente: ricordo che la rubrica nasce dalla “dimenticanza” di Romiti a Ballarò quando Alessandro Sallusti gli rinfacciò gli aiuti di Stato incassati da Torino. Certo: nel 2009 e nel 2010 Romiti era fuori da un bel pezzo dalla Fiat,  ma se avrete pazienza tra qualche giorno arriveremo anche anche ai soldi incassati dalla Fiat targata Cesarone. Intanto continuiamo con quelli ottenuti da Sergio Marchionne (anche lui campione nel negare di avere incassato sussidi statali).

19 gennaio 2010: 15,8 milioni (pagabili in tre rate tra il 2010 e il 2013) alla Fiat Powertrain di Verrone, in provincia di Biella, per un investimento iniziato nel 2008.

Fonte: “Mani Bucate” (Chiarelettere)

 

                                                       Immagine

MANI BUCATE Nuova rubrica: i sussidi che Romiti (e Marchionne) non ricordano

23 maggio 2012

Ieri sera Giovanni Floris ha invitato a Ballarò Cesare Romiti, storico ex amministratore delegato ed ex presidente della Fiat (1996-1998). Puntata interessante, ma lo sarebbe stata ancora di più se Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, fosse andato fino in fondo alla polemica con Romiti riguardo agli aiuti di Stato ottenuti dalla Fiat. Al primo accenno di polemica Romiti ha risposto, con sufficienza: “Aiuti di Stato, ma cosa vuole, aiuti di Stato, ma quali….”. Poi si è passati ad altro.

Arriviamo ad ad oggi. Temo che il nuovo amministratore delegato, Sergio Marchionne, sarà costretto, suo malgrado, ne sono certo, alla tremenda “scelta di Sophie” riguardo a quale (o a quali) stabilimenti italiani fermare definitivamente (dopo quello di Termini Imerese per il quale ancora non si vede una soluzione). Siccome anche lui, più volte ha detto che da quando è alla guida della Fiat (2004) la società non ha avuto aiuti di Stato, credo sia giusto, per puro amore della verità, mettere il più importante gruppo industriale italiano di fronte alle sue responsabilità. E ricordare al Lingotto, i sussidi che ha ottenuto negli ultimi 15 anni. Per questo, ogni giorno, pubblicherò in questo blog una rubrica dedicata alla Fiat che si potrebbe intitolare “un sussidio al giorno”. I dati sono tratti da “Mani bucate” il libro che ho scritto per Chiarelettere e che tante polemiche ha suscitato in ambito confindustriale e che ha introdotto nel dibattito pubblico un tema che per troppo tempo nessuno, pudicamente, ha mai voluto affrontare: i sussidi pubblici alle imprese private. Un tema che Mario Monti conosce profondamente dato che da responsabile dell’Antitrust europeo (1994-1999), di aiuti di Stato ne ha autorizzati a piene mani. Siccome, in quella posizione, deve averne viste di tutti i colori (così come ne ho viste io di tutti i colori scrivendo “Mani Bucate”) ha deciso di metterci un freno e ha incaricato l’economista Francesco Giavazzi di elaborare una proposta per ridurli.

Ecco il primo aiuto di Stato (scelti casualmente senza seguire un ordine cronologico).

 

26 giugno 2009: il Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) assegna 300 milioni di euro al ministero dello Sviluppo economico per sostenere anche gli stabilimenti Fiat di Pomigliano d’Arco e di Termini Imerese.

MANI BUCATE L’aeronautica della Campania incassa 5 milioni (ma ce ne sono 50 da spendere)

8 maggio 2012

Tutto ciò che si muove è pagato con i soldi dei contribuenti. Auto (Fiat), moto (Piaggio), navi (Tirrenia), aerei (low cost). I nomi li ho scritti tutti in “Mani Bucate”. Ma un’ulteriore conferma arriva dalla Campania dove sono stati assegnati 5 milioni di euro per pèrogetti di ricerca a favore delle aziende aerospaziali della Regione. Niente scandalo, proprio in questo blog ho scritto dei soldi che il Piemonte ha dato alla multinazionale Thales Alenia, che finanzia i suoi progetti di esplorazione spaziale grazie di soldi della Regione.

In Campania succede lo stesso: ci sono 50 milioni a disposizione per 21 progetti di ricerca in campo aerospaziale e per ora ne sono stati assegnati 5. Alenia Aermacchi fa la parte del leone con 2,6 milioni di euro per LWF progetto di ricerca per sviluppare configurazioni complesse in lega di titanio. Alla Atitech (ex controllata Alitalia) incassa 2,1 milioni per Atima che consiste nell’applicazione di tecnologie innovative nella manutenzione aeronautica.

Poi ci sono altri 5 miulioni che sono stati destinati a progetti “intersettoriali” a cui partecipano aziende del comparto e tra queste la Magnaghi Aeronautica che dovrebbe essere finanziata progetti per 2.872.960, Mdba 1.880.470 e Selex Sistemi Integrati 2.571.275.