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Flop dell’asta dei bund tedeschi: la balla dei sapientoni Alesina e Giavazzi

25 novembre 2011

La notizia dell’asta di titoli pubblici tedeschi che è andata deserta è, come minimo, esagerata. Forse per la fretta di scrivere gli articoli e, più probabilmente, il desiderio represso di dimostrare che se l’Italia piange, la Germania non ride, ha fatto scrivere ai giornali italiani notizie non proprio esatte sulla vicenda. Ma il massimo dell’esagerazione e dell’inesattezza è stata raggiunta da i due economisti più influenti (?) d’Italia, certamente i più conosciuti, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Il primo, tra l’altro, allievo di Mario Monti alla Bocconi.

I due economisti hanno scritto ieri, sulla prima pagina del Corriere della Sera, questa frase: “Ieri l’asta dei Bund è stata sottoscritta solo grazie alla Bundesbank che ha acquistato il 40% dei titoli offerti da Berlino”. Se fosse vero avremmo risolto il problema dell’euro e dell’allarme sui debiti sovrani dei vari Stati che compongono l’eurozona. Basterebbe, infatti, che le banche centrali europee comprassero i titoli di Stato emessi dal proprio Paese e non ci sarebbero più problemi di collocare Btp italiani o Bonos spagnoli a prezzi stratosferici sul mercato. Le Banche centrali, forti delle proprie riserve auree (Bankitalia ha circa 100 miliardi di riserve) potrebbero addirittura indebitarsi, dando in garanzia il metallo giallo, per sostenere le emissioni degli Stati. Sarebbe bellissimo: se la Bundesbank, infatti, compra “il 40%” dei Bund tedeschi lo stesso lo possono fare tutte le altre. Peccato sia una bufala clamorosa: la Bundesbank non ha comprato un bel nulla, contrariamente a quanto hanno scritto Alesina e Giavazzi.

Basta leggere questa breve nota uscita sul sito dell’Economist che spiega esattamente come sono andate le cose.

The Finanzagentur issued only 3.9bln cash. They gave 3.9bln bunds to the market and kept 2.1bln bonds on their books. In the future they can sell this retention amount into the secondary market, raising cash. You may have read that the Bundesbank bought the unfilled part of the auction; this is not correct. The Bundesbank is not financing Germany; it just operates as an agency for Finanzagentur. It is worth repeating that Finanzagentur always retains part of the bonds, so this part of the process is normal. Today the retention was larger than usual. This is probably due to low liquidity across market, lower incentive to place certain minimum size bids by dealers, and richness of bunds in general.

Chiaro? La Buba, nel processo di vendita dei Bund dello Stato tedesco, opera solo come un’agenzia di vendita per conto della Finanzagentur, non come acquirente. Non ha finanziato affatto lo Stato tedesco il quale ha deciso di vendere una certa quantità di obbligazioni governative ad un prezzo prestabilito (come è possibile fare in certe circostanze) evitando di piazzare sul mercato la restante parte a prezzi superiori. Ciò che è accaduto è che, proprio perché la Germania è in salute (e per fortuna che lo è!) può permettersi il lusso di non cedere alle richieste dei mercati di avere titoli di Stato al prezzo che vogliono loro. Berlino non solo non ha venduto un solo Bund alla Bundesbank, e di conseguenza questa non l’ha finanziato, ma è talmente solida che a fare il prezzo è lei. Ciò che è successo, quindi, è solo che nell’asta di ieri una parte più consistente di Bund sono rimasti invenduti. E la cosa non preoccupa affatto frau Merkel più di quanto non la possa preoccupare un brufolo. E’ meglio non farsi illusioni.