Posts Tagged ‘fondi europei’

Documento: tutti i grafici sulla spesa dei fondi europei regione per regione (anche di quelle che dicono che non hanno soldi…)

3 luglio 2012

In questo post è possibile vedere tutti insieme tutti i grafici sulla spesa dei fondi europei da parte delle regioni italiane e da parte delle amministrazioni centrali dello Stato. I dati sono aggiornati alla fine di giugno 2010 e la fonte è il ministero della Coesione Territoriale guidato da Fabrizio Barca. Per leggere bene i grafici alcune precisazioni. Le linee rosse indicano l’andamento della spesa sulla base della dotazione originaria che ciascun fondo aveva all’inizio della programmazione europea, cioè l’andamento dei soldi spesi a partire dal 2007. La linea verde (presente in alcuni grafici) rappresenta gli obiettivi di spesa sulla base della riprogrammazione dei fondi europei avvenuta dopo l’arrivo del governo Monti. Le crocette sulla destra di ogni grafico, invece, rappresentano gli obiettivi al 31 dicembre stabiliti dalle regole comunitarie.

Ognuno può trarre le proprie conclusioni guardando ognuno dei grafici pubblicati. Ciò che è impressionante, in ogni caso, è che questi grafici smentiscono clamorosamente il mantra ripetuto dai politici locali e nazionali in base al quale per “fare sviluppo” occorrono nuovi stanziamenti di fondi. Non è vero, perchè le Regioni e, spesso, anche i ministeri, non sono in grado di spendere nemmeno quelli che hanno a disposizione. I soldi, cioè, ci sono, non ne servono altri, basta saperli spendere. Cosa che, soprattutto le regioni del Mezzogiorno, dimostrano di non essere in grado di fare. Eppure sono proprio quelle che chiedono con più insistenza nuovi investimenti.

 

 

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MANI BUCATE Marcegaglia insiste (ancora!?): prendiamo solo 3 miliardi l’anno

4 maggio 2012

imprese italiane non hanno bisogno di sussidi, e’ meglio tagliare le tasse”. Parola di Emma Marcegaglia. Sembra passato un secolo da quando la presidentessa degli industriali chideva al governo Berlusconi “soldi veri alle imprese”, invece era solo il 2009 e la Confindustria si era messa a fare politica contro l’esecutivo. A torto o a ragione è un discorso che ci terrebbe inchiodati a polemiche per mesi. Il punto è che questa proposta, la più ragionevole di tutte, arriva fuori tempo massimo. Non mi pare affatto che questo governo abbia una qualche vaga intenzione di abbassare le tasse sulle imprese. Tagliarà i sussidi, ma le tasse resteranno quelle che sono. Gli errori politici si pagano, presidente.

Ma poi la Marcegaglia torna ancora a dire che tutto sommato le aziende italiane prendono pochi soldi. Lei li quantifica così: le imprese in Italia ricevono aiuti pari allo 0,2% del Pil, circa 3 miliardi di euro, contro lo 0,6% in Germania, lo 0,7% in Francia, lo 0,5% in media in tutta l’Ue. Simpatica. Come ho già avuto modo di replicare alla stessa identica obiezione che il presidente di Confindustria mi fece due giorni dopo l’uscita di “Mani Bucate”, ripeto: quelli sono i soldi dei fondi europei allo sviluppo (che noi usiamo poco a causa della scandalosa incapacità delle regioni di spendere), ma non sono tutti i soldi che vanno alle aziende. Il fatto che non lo voglia riconoscere fa davvero innervosire. In risposta uso le parole di Guido Nannariello della Ragioneria Generale dello Stato che in articolo uscito su LaVoce.info quantifica in 11,9 miliardi la spesa pubblica per le imprese. Attenzione: questi sono i soldi che escono dalle casse dello Stato, ma non sono tutti quelli che arrivano nelle casse delle imprese.

Dopo aver letto l’articolo di Nannariello, potete leggere la mia risposta qui sotto.

“I dati del dott. Nannariello sono una risposta definitiva alla polemica sull’entità della spesa pubblica sotto forma di sussidi alle imprese. Tuttavia se si cambia punto di vista e si guarda al fenomeno degli “aiuti di Stato” (in senso lato) dal lato dell’impresa, le cose cambiano notevolmente. Prima osservazione: i sussidi alle imprese energetiche “verdi” non vengono erogati a valere sul bilancio pubblico, ma direttamente dalle bollette dei consumatori e quindi sfuggono alla contabilità nazionale. Tali sussidi sono stati pari, nel 2010, a 3,4 miliardi (6 nel 2011, 9,5 miliardi secondo altre fonti, ndr) e portano il totale dei sussidi per quell’anno a quota 15,3 miliardi. Seconda osservazione: le imprese italiane (ad esempio i produttori cinematografici) accedono ad sussidi europei attraverso fondi gestiti direttamente dall’Europa e non dalle autorità nazionali e che, quindi, ancora una volta, non sono quantificati nel bilancio dello Stato. Terza osservazione: non è possibile quantificare nemmeno i sussidi che le imprese italiane ricevono all’estero come, ad esempio, Fiat in Serbia. Quindi se se la spesa pubblica è di 11,9 miliardi, i sussidi effettivamente incassati sono considerevolmente superiori”.

Oltre a tutto questo ci sono i sussidi impossibili da quantificare: sconti fiscali e sgravi per ricerca e sviluppo, per l’internazionalizzazione, per l’export, per le “reti d’impresa” e via dicendo. E con questo spero d’ora in poi di poter discutere seriamente del tema con il successore della Marcegaglia, Giorgio Squinzi che, quando non era affatto facile dirlo, si dichiarò contrario agli aiuti di Stato. Ma, prudentemente, evitò di dire la balla dello 0,2%.

“MANI BUCATE” La Puglia finanzia Laterza, Alenia, Avio ma anche parrucchieri e ottici

2 maggio 2012

La regione Puglia ha pubblicato l’elenco dei beneficiari del Po Fesr (fondi europei, per capirci) per la programmazione 2007-2013 aggiornato al 31/12/2011. Tra le grandi e grandissime imprese (che uno si chiede se abbiano davvero bisogno dei soldi pubblici) c’è l’Alenia: 2,6 milioni di euro; Avio 1,5 milioni; Laterza Editore 229mila euro; Wind 78mila euro; Nuovo Pignone (controllato dall’americana Ge) 1,3 milioni. Poi c’è l’Hotel San Francisco (200mila euro, pagare gli alberghi è proprio una mania…), 850 euro a un parrucchiere da uomo e altri 23mila a una parrucchiera da donna, 26 mila ad una società di serramenti, 1900 ad un’autofficina, 6300 a un negozio di animali, altre centinaia di migliaia di euro a ottici, installatori di antenne tv, panifici, salumifici, ecc… ecc…

Provate adesso ad immaginare se tutti questi soldi fossero stati impegnati a creare nuove imprese ad esempio im ambito tecnologico. Se fossero stati impiegati per infrastrutture viarie, per creare un ambiente attraente per le imprese sane, quanti posti di lavoro si sarebbero potuti creare in più rispetto a quelli che vengono creati in questo modo. Forza Giavazzi (quanto mi costa dirlo…)

“MANI BUCATE” Piove in Sicilia: 125 milioni per bar, alberghi e ristoranti

2 maggio 2012

Ti distrai un attimo e la Sicilia cosa fa? Stanzia 125 milioni per le sue strutture ricettive. Si tratta della linea di intervento 3.3.1.4 del P.O. FESR 2007/2013. Alberghi, bar, ristoranti, campi da golf (in Sicilia tra quelli progettati e quelli costruiti ce ne sono 50) possono ottenere soldi pubblici per realizzare gli obiettivi più diversi. Eccoli 

a) attivazione di nuova attività ricettiva; 
b) ampliamento di attività ricettiva esistente; 
c) riqualificazione di attività ricettiva esistente; 
d) riattivazione di attività ricettiva esistente; 
e) attivazione di nuove attività complementari ad una struttura ricettiva esistente; 
f ) ampliamento di esistenti attività complementari ad una struttura ricettiva esistente; 
g) riqualificazione di esistenti attività complementari ad una struttura ricettiva esistente.

Praticamente si va dall’acquisto di una nuova macchina per il caffè al rifacimento del pavimento (non c’è niente da ridere, a Bologna sono decine i bar che hanno rifatto il pavimento con i fondi europei). Ecco, vorrei sapere dal commissario agli aiuti pubblici se crede che questo sia il modo migliore di spendere i soldi in una regione che avrebbe bisogno di ben altro. 

“MANI BUCATE” Fondi europei non spesi: la Sicilia è uno scandalo

17 febbraio 2012

Il quotidiano online Live Sicilia ha fatto le pulci alla capacità di spesa della regione Sicilia. E’ un articolo, che potete leggere anche qui, che lascia a bocca aperta.

Quanto ha speso il dipartimento Famiglia dei fondi europei messi a disposizione dal Fesr? Zero euro. E quello del Bilancio? Zero euro. I dati, in certi casi davvero paradossali, sono stati consegnati in commissione Attività produttive dal dirigente generale alla programmazione Felice Bonanno. Zero euro, in due dipartimenti sui 14 che gestiscono quei fondi. E non è che gli altri abbiano fatto molto di meglio. Il dipartimento Urbanistica, ad esempio, ha speso solo 50 mila euro dei 5,7 milioni a disposizione. Quello dell’Ambiente 3,6 milioni sui 513 milioni stanziati.

Dati che rivelano i dettagli di quella cifra complessiva rivelata dallo stesso direttore della Programmazione proprio ieri ai deputati della commissione presieduta da Salvino Caputo: dei 6 miliardi di fondi Fesr, sono stati spesi finora appena 766 milioni di euro. Il 12,7 % circa. E i numeri dovevano essere ben noti al presidente della Regione Lombardo che qualche giorno fa ha minacciato: ““Se il sistema non dovesse funzionare sono pronto a staccare la spina, a prescindere da ridicole mozioni di sfiducia”. Il sistema, per intenderci, è proprio quello della gestione dei fondi europei. E gli strali del governatore erano indirizzati ai dirigenti generali dei dipartimenti, come si comprende dal seguito dell’intervento di Lombardo: “Ho già inoltrato a tutti gli assessori, perché diventi vincolo contrattuale per i loro dirigenti generali, una nota in cui è previsto che o si va avanti con la spesa europea oppure nessuno può restare al suo posto, non possiamo permettercelo”.

Ma qual è il dipartimento che dispone di maggiori finanziamenti? E quanto hanno speso i singoli rami dell’amministrazione? Il dipartimento più “ricco” è, ovviamente, quello delle Infrastrutture, che gestisce una fetta di Fesr equivalente a quasi due miliardi di euro (1,9 miliardi). Ad oggi, la spesa è di quasi 369 milioni di euro (19,4%). E nonostante questa cifra possa apparire bassa, il dipartimento diretto da Vincenzo Falgares è ad oggi tra i più virtuosi. Quasi 1,2 miliardi sono gestiti invece dal dipartimento Attività produttive, che, dopo una serie di avvicendamenti (l’ultimo coincidente con le dimissioni di Marco Romano, in polemica con l’assessore Venturi) è retto ad interim da Rosolino Greco. La spesa al momento è ferma a quasi 45 milioni di euro (il 2,25%). Il dipartimento Energia, invece, guidato da Gianluca Galati, uno dei direttori “esterni” all’amministrazione, ha speso 59 dei 660 milioni in dotazione (l’8,1%).

Sempre scorrendo la lista dei dipartimenti, dal più “ricco” di fondi Fesr al più povero, incontriamo quello dei Rifiuti e delle acque, diretto da Enzo Emanuele: dei 562 milioni in dotazione, ne sono stati spesi oltre 132 milioni. È questo un altro dei dipartimenti più “virtuosi”, con una spesa che sfiora il 23,5%. Assai diversa, invece, la situazione del dipartimento Ambiente, guidato da Giovanni Arnone, dove la spesa è stata di appena 3 milioni sui 513 milioni stanziati: meno dello 0,5%.

Seguono, in ordine di fondi a disposizione, quello del Turismo (403 milioni di dotazione, spesi 29 milioni: il 13,1%), dei Beni culturali (375 milioni di fondi a disposizione, spesa di 40 milioni di euro: il 10,6%), della Pianificazione strategica (279 milioni di dotazione, spesa di 12 milioni: il 4,3%).

Quello del Bilancio e Tesoro, e questo appare davvero un paradosso, non ha speso un euro dei 211 milioni in dotazione. Si spera adesso nell’intervento del nuovo direttore esterno Biagio Bossone. Stesso discorso, come detto, alla Famiglia, dipartimento retto da Rosolino Greco: nessun euro speso finora, a fronte dei 121 milioni a disposizione.

Il “dipartimento dei dipartimenti”, quello della Programmazione, appunto, retto da Felice Bonanno, è riuscito a spendere appena 6 dei quasi 98 milioni a disposizione. Mentre il vero “fenomeno” dell’amministrazione siciliana è il dipartimento Finanze, retto fino alla fine del 2011 da Salvo Taormina. Quel dipartimento, infatti, ha speso quasi tutti i 59 milioni a disposizione (più di 50 milioni). Ma quel dirigente generale, alla fine del mandato, non è stato confermato. Al momento, l’interim è nelle mani di Sergio Gelardi. Il dipartimento più povero di risorse Fesr, infine, è quello dell’Urbanistica: la dotazione è di appena cinque milioni. Sarà già riusciti a spenderli, qualcuno penserà. Macché. Il dipartimento ha speso appena 50 mila euro. L’equivalente del costo di un’auto di grossa cilindrata.

“MANI BUCATE” Tutti i beneficiari del fondo sociale europeo in Calabria (sprechi compresi)

4 gennaio 2012

La Regione Calabria ha pubblicato l’elenco dei beneficiari del fondo Fse (fondo sociale europeo), quello che viene utilizzato per la formazione professionale e, in genere, per le politiche attive per l’impiego. E’ un diluvio, soprattutto a favore delle imprese. Senza emettere sentenze sul buono o cattivo utilizzo di queste risorse, mi limito solo a ricordare, come scrivo in “Mani bucate”, che molto spesso le risorse messe in campo dalla Ue vengono utilizzate per scopi completamente diversi rispetto alla destinazione. (more…)

“MANI BUCATE” Quando l’Università della Basilicata rischiò il crack perchè non riusciva a spendere i soldi pubblici

25 novembre 2011

Pensate che i fondi pubblici servano per avviare progetti di ricerca? Per sviluppare il capitale umano e tecnologico presente nelle Università? Allora leggete qua. L’Università della Basilicata ha pagato, anticipando di tasca propria (o, meglio, nostra) finanziamenti per 5 miliardi per avviare 22 progetti di ricerca tra il 1999 e il 2000 che dovevano poi essere coperti da fondi europei arrivati, poi, a valere sui Pop-Fesr (Programma operativo plurifondo-Fondi europei sviluppo regionale). Dei 22 progetti di ricerca sette sono terminati nei tempi previsti, 12 hanno usufruito di «proroghe illegittime» e tre hanno subìto la revoca dei finanziamenti. A dimostrazione che il problema dell’Università italiana non consiste nella mancanza di finanziamenti, ma nella incapacità di farli fruttare. In “Mani bucate” di esempi come quello che sto per raccontare ce ne sono a decine. (more…)

“MANI BUCATE” Italia seconda in Europa nel 2010 per irregolarità nella concessione di aiuti di Stato alle imprese private

3 novembre 2011

La Ue ha pubblicato il rapporto 2010 (disponibile a questo link) sulle irregolarità compiute dagli imprenditori degli Stati membri nell’ottenimento degli aiuti di Stato. Tanto per togliere la curiosità: l’Italia è ben piazzata al secondo posto. In tutt’Europa il numero delle irregolarità accertate l’anno scorso è salito a quota 10.332 rispetto alle 7.769 del 2009 mentre in valore assoluto le irregolarità valgono 1,8 miliardi di euro (1,27% dei fondi stanziati), a fronte di 1,4 miliardi di euro (1,13% dei fondi stanziati totali) nel 2009.

È importante, comunque, distinguere tra le frodi e le irregolarità: queste ultime sono spesso il risultato di errori commessi in buona fede dai beneficiari nell’adempiere agli obblighi di dichiarazione. Ad esempio, se una persona non indica correttamente le ore di lavoro dedicate ad un progetto commette un’irregolarità, così come se non vengono rispettate le norme per una data procedura di gara, richiedendo un numero troppo esiguo di offerte o accettando le offerte di candidati non idonei. Le frodi sono invece irregolarità commesse intenzionalmente che costituiscono reato e la cui reale incidenza finanziaria può essere quantificata solo una volta concluso il procedimento giudiziario. Detto questo, però, occorre anche sottolineare che in “Mani bucate” riporto altri dati, provenienti soprattutto dalle ispezioni della Corte dei Conti, che disegnano un quadro molto più allarmante. I magistrati contabili calabresi, ad esempio, hanno scoperto che nella regione gli aiuti di Stato a fondo perduto venivano dati addirittura cash. Un altro dato, secondo me più accurato, viene dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza: il 70% di tutte le irregolarità italiane compiute nei primi dieci mesi del 2010 si concentrano in Puglia, Calabria e Sicilia. Nello stesso periodo le Fiamme gialle hanno denunciato 185 persone per illegittimo ottenimento di 58 milioni di euro di aiuti all’agricoltura e 731 che ne avrebbero ricevuti 337 provenienti da altri fondi comunitari.

E veniamo ai dati del rapporto europeo riguardanti l’Italia: nel 2010 ha segnalato ben 1.706 casi tra irregolarità e frodi pari a una spesa di 277,6 milioni di euro. In classifica siamo secondi, dopo la Gran Bretagna (che ha 1927 casi) per numero di irregolarità e siamo secondi anche in relazione all’ammontare “irregolare” dopo la Repubblica ceca. 

 

I dati vanno confrontati con quelli del 2009. Secondo l’Olaf, l’organismo europeo che i occupa proprio delle irregolarità, in Italia ci sono stati 1491 casi di irregolarità che hanno coinvolto 422,9 milioni di euro di erogazioni. In anno, insomma, le irregolarità sono cresciute di 300 unità. E le possibilità di recuperare questo denaro sono scarse perché, secondo l’ex capo dell’Olaf, Nicholas Llet, «gli Stati membri perseguono solo il 7 per cento dei casi sospetti».