Posts Tagged ‘Francesco Giavazzi’

Letta, se vuoi tagliare la spesa lascia perdere Giavazzi (che è come Tremonti) alcuni numeri

2 maggio 2013

La valutazione dei costi delle promesse fatte dal presidente del Consiglio Enrico letta nel suo discorso alla Camera variano dai 20 ai 30 miliardi di euro. Ovviamente non tutti da recuperare entro il 2013. Per quest’anno occorre, però trovare una cifra intorno ai 10 miliardi di euro compresa la promessa eliminazione (o sospensione, ancora non si è capito) dell’Imu di giugno.

Al netto della richiesta di “maggiore flessibilità” sul bilancio dello Stato, ovvero, al netto della richiesta o di poter sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil e/o rivedere i termini del fiscal compact, è chiaro che l’unico modo per recuperare risorse è il taglio della spesa, sempre che quest’anno l’economia non si rimetta a correre come un centometrista e che non si desideri aumentare la pressione fiscale.

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Sussidi alle imprese: abolirli non si può, ma si possono usare meglio. Due idee per Monti

25 giugno 2012

Ottimo l’articolo di Alessandro De Nicola su Repubblica, che spiega perché i sussidi alle imprese debbano essere ridotti. Non mi dilungo, l’articolo lo potete trovare qui. L’intervento è perfettamente condivisibile e molte delle considerazioni sono le stesse che si ritrovano nell’introduzione di “Mani Bucate“. Ma ci sono due dettagli importanti che De Nicola non prende in considerazione e fanno parte, diciamo così, della “pars construens” del discorso sugli incentivi. E non deve sembrare comntraddittorio che io, proprio io, stia per scrivere queste cose.

Primo: dove spendere. Tutti i Paesi del mondo concedono sussidi alle aziende. Tutti: dalla Corea alla Gran Bretagna e sarebbe perciò del tutto illogico, controproducente per noi cessare di farlo. Il punto è certamente, come dice De Nicola, che la politica non è in grado di individuare i campioni sui quali investire, ma il problema è che la politica è “costretta” a spendere da un sistema che le assegna fondio strutturali europei che se non usa, perde. Se i politici non spendono rischiano poi di essere definiti “cialtroni” (copyright: Giulio Tremonti) da altri politici. Però è impossibile spendere bene le risorse che si hanno a disposizione quando queste, semplicemente, non esistono. La Calabria ha a disposizione oltre 5 miliardi di euro da spendere in 7 anni, ma a chi li dà? Le può dare solo a imprese del Nord che decidono di chiudere i loro stabilimenti in Veneto, Emilia Romagna, Toscana, per trasferirsi al Sud attirati da incentivi e sussidi spesso a fondo perduto. In Mani Bucate ne racconto a decine di casi del genere (vedi caso Legler in Sardegna) e spesso il risultato finale di questi trasferimenti “indotti” è semplicemente il fallimento dell’azienda.

Se si vuole che nascano nuove imprese nel Mezzogiorno, i soldi non bastano. Prima serve quell’infrastruttura fondamentale che si chiama legalità e la sua gemella che si chiama sicurezza. Senza di loro nessun investimento finisce per raggiungere alcun risultato. E, soprattutto, nessun investitore estero decide di venire nel Sud (vedi caso Termini Imerese in Sicilia). Quindi se da una parte è vero che i soldi sono troppi, è vero anche che, paradossalmete, essi servono, solo che devono essere spesi in tutt’altro modo, cioè per mettere in condizione le imprese di competere su un piano di parità con le loro concorrenti mondiali, che hanno legalità e sicurezza in abbondanza.

Secondo: cosa dare in cambio. Se si riducono i sussidi alle imprese le si danneggia sotto il profilo della concorrenza proprio perché, come detto, si trovano a combattere con dei concorrenti stranieri che i soldi li ricevono. E, per di più, hanno anche un livello di tassazione assai inferiore a quello che devono sopportare le aziende nazionali oltre a poter disporre in abbondanza di legalità e sicurezza. E allora la soluzione ideale non è abolire (o ridurre drasticamente) sic et simpliciter i sussidi, ma trasformare quelle disponibilità (anche quelle che provengono dall’Europa, si può fare) in riduzione di imposizione fiscale. Meno sussidi e meno tasse è la soluzione verso la quale, spero, sia Giavazzi che il governo abbiano intenzione di indirizzare la loro azione. Perché se si aboliscono i sussidi, cosa che, semplicemente, non si può fare, senza dare nient’altro in cambio alle imprese, si darebbe solo un colpo mortale ad una struttura industriale già di per sé, molto debole.

Gli ultimi strapuntini alla Fiat: anche nel 2011 la R&S è stata finanziata con i soldi pubblici

20 giugno 2012

Avevo promesso che non avrei più scritto degli aiuti di Stato alla Fiat e che la rubrica “Fiat, un sussidio al giorno” era ufficialmente chiusa. Ma è impossibile chiuderla perché ogni giorno spuntano, da tutte le parti d’Italia, nuovi incentivi.

Alcuni giorni fa è stato pubblicato il rendiconto dei sussidi concessi alle imprese che hanno sede nelle “regioni convergenza”, cioè quelle del Mezzogiorno. I soldi sono quelli del Pon (Piano Operativo Nazionale) “Ricerca e competitività”. Si tratta di fondi in parte europei in parte nazionali concessi per la ricerca e sviluppo nello spazio di tempo che va dal 2007 al 2011. Le imprese che hanno presentato progetti finanziabili sono, come si può facilmente immaginare, migliaia: 3992, per l’esattezza, (nei prossimi giorni ne parleremo) e tra queste c’è anche e tra queste c’è anche la Fiat. L’azienda guidata da Sergio Marchionne, e più spesso il suo Centro Ricerche, ha presentato decine di progetti di R&S e moltissimi sono stati ammessi al contributo anche se alcuni di questi progetti, per mille motivi, non sono stati poi effettivamente liquidati con denaro contante.

Dettaglio importante: io credo che la Fiat faccia bene, anzi, benissimo, a chiedere soldi pubblici per la ricerca e sviluppo (sempre meglio che chiedere soldi per adeguare l’impianto di condizionamento dei propri stabilimenti come è successo per quello di Foggia). Ciò che è insopportabile è che Marchionne neghi, in ogni occasione, di farlo. Come direbbe lui stesso, l’Italia “non vuole che gli si dica grazie” per i finanziamenti che gli concede, ma neanche sentirsi dare lezioni di liberalismo da imprenditori che ogni mese, se non addirittura ogni settimana, incassano soldi pubblici. Perchè in Italia i veri liberali sono le piccole imprese che devono combattere in un ambiente davvero ostile. Non mi pare che si possa dire che l’Italia sia un ambiente ostile per la Fiat. Infine, sull’efficacia dei sussidi alle imprese, riporto, come ho riportato in “Mani Bucate” le parole di Mario Draghi che, nel corso di un convegno del 2009 organizzato da Bankitalia proprio per fare il punto sull’efficacia degli aiuti di Stato, ha detto: “I sussidi alle imprese sono stati generalmente inefficaci: si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più capaci. Non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive”. Non c’è altro da aggiungere se non il fatto che sarebbe molto, ma molto meglio eliminare i sussidi e abbassare le tasse che gravano sui produttori. Come sembra abbia intenzione di proporre Francesco Giavazzi, super-consulente del governo proprio su questo argomento.

P.S. Quelli che vedete qui è uno strapuntino, i “soldi veri” concessi alle imprese della galassia Fiat sono altri.

Quelli che vedete qui sotto sono i progetti pagati fino al 30 aprile del 2012. Eccoli.

Centro Ricerche Fiat

Italia

MULTIAIR EVOLUTION –  Motopropulsore a benzina di nuova generazione a ridottissime emissioni di CO2

Anno 2011

605.860,50

Centro Ricerche Fiat

Puglia

QUALIFICAZIONE AVANZATA DI N   10 LAUREATI E 10 DIPLOMATI IN MATERIE TECNICHE E SCIENTIFICHE NEL SETTORE DELLA PROGETTAZIONE, SPERIMENTAZIONE DI MOTOPROPULSORI E RELATIVI SISTEMI DI CONTROLLO ELETTRONICO .

Anno 2011

337.701,09

Fiat Group Automobiles

Campania

IESWECAN – FARM -Formazione di Ingegneri del Software Embedded   per il settore delle Macchine per Costruzione ed Agricole

Anno 2011

24.500

Fiat Group Automobiles

Campania

DRIVE IN2   ” Corso di alta formazione per specialisti in sistemi e tecnologie di Driver Monitoring

Anno 2011

48.741

Fiat Group Automobiles

Campania

IESWECAN   ” Informatica per l  ‘ingegneria del Software embedded di macchine agricole e per costruzioni.

Anno 2011

885.135,65

Foat Group Automobiles

Campania

Componenti avanzati per la riduzione della resistenza all  ‘avanzamento

Anno 2011

159.213,60

Fiat Group Automobiles

Campania

DRIVE IN2 – Metodologie, tecnologie e sistemi innovativi di Driver Monitoring a bordo veicolo per una guida sicura ed eco-compatibile

Anno 2011

1.371.350

Fiat Item Spa

Campania

Anno 2011

IESWECAN   ” Informatica per l  ‘ingegneria del Software embedded di macchine agricole e per costruzioni.

322.340.15

Fiat Item Spa

Campania

Anno 2011

IESWECAN – FARM -Formazione di Ingegneri del Software Embedded   per il settore delle Macchine per Costruzione ed Agricole

10.500

Fiat Powertrain

Campania

Anno 2011

QUALIFICAZIONE AVANZATA DI N   10 LAUREATI E 10 DIPLOMATI IN MATERIE TECNICHE E SCIENTIFICHE NEL SETTORE DELLA PROGETTAZIONE, SPERIMENTAZIONE DI MOTOPROPULSORI E RELATIVI SISTEMI DI CONTROLLO ELETTRONICO .

128.406

Fiat Powertrain

Campania

Anno 2011

MULTIAIR EVOLUTION –  Motopropulsore a benzina di nuova generazione a ridottissime emissioni di CO2

2.353.886,35

MANI BUCATE Eppure Monti vuole dare 550 milioni a chi si compra la Tirrenia

6 maggio 2012

Dunque: fatemi capire. Di soldi lo Stato non ne ha. Aumenta le tasse per far quadrare i conti e si prepara a tagliare anche le spese. Il premier Monti dice che bisogna smetterla di dare sussidi alle imprese private e ha chiesto perfino un paper al sommo sacerdote del liberismo militante Francesco Giavazzi. Perfetto. Solo che se si va a vedere che cosa succede nella realtà, si scopre che il governo Monti sta facendo di tutto per dare 550 milioni agli imprenditori privati che si vogliono comprare la Tirrenia.

La saga della privatizzazione della società marittima pubblica è lunga e in questo blog potete trovare le puntate precedenti. Le ultime novità sono che dalla società Cin, candidata all’acquisto della Tirrenia, sono usciti Grimaldi e Aponte  e dei vecchi soci è rimasto solo Onorato insieme a due fondi di investimento e una serie di operatori più piccoli. La novità è che la Ue ha fatto i conti della serva e dei 500 milioni di aiuti “senza interessi” che lo Stato ha intenzione di elargire ai privati, 60 sono rappresentati dallo “sconto” sul prezzo derivante proprio dal fatto che il pagamento è dilazionato «in 10 anni senza interessi». Altra contestazione è quella riguardante la procedura di privatizzazione, definita «non abbastanza trasparente e incondizionata» perché «include i contratti di servizio pubblico e impone condizioni sui livelli occupazionali».

Ma non è finita, perché la Ue ha chiesto al gruppo Tirrenia e ai suoi acquirenti di restituire altri 496 milioni di euro di aiuti considerati illegali e derivanti in gran parte dal prolungamento della Convenzione di servizio pubblico per le compagnie del gruppo nel biennio 2009-2011: secondo la Ue a settembre 2010 le compensazioni in alcuni casi erano «ingiustificate» perché concesse su tratte già effettuate da operatori privati e, in altri, sovradimensionate. Da settembre 2010 in avanti questi aiuti non potevano essere concessi perché Tirrenia era ormai in difficoltà. In tutto 444 milioni. Il resto riguarda investimenti per la flotta (12 milioni) e aiuti autorizzati ma per i quali non sono state rispettate le procedure (40). Per evitare che Bruxelles chieda ai nuovi componenti della cordata Cin la restituzione di questa montagna di soldi, occorrerà provare che c`è «discontinuità economica» con il passato. Come si fa? La strada maestra sarebbe quella di fare un’altra gara per la privatizzazione.

“MANI BUCATE” Bentrovati! (anche a Giavazzi)

2 maggio 2012

Bentrovati e scusate la latitanza. NUM3R1, che mi auguro tutti conosciate 🙂 mi ha portato via gli ultimi due mesi durante i quali ho lavorato solo per quella trasmissione. Se volete potete avere notizie, anteprime e curiosità su Twitter (@NUM3R1) oppure sulla pagina Facebook dove trovate anche i link per vedere, se ve le siete perse, le prime tre puntate.

Qui, invece, parliamo solo di sussidi alle imprese che sono diventati finalmente uno dei temi all’ordine del giorno del governo dopo la nomina di Francesco Giavazzi responsabile della “spending review” degli incentivi alle aziende. Il quale Giavazzi, in un articolo sul Corriere della Sera, ha confermato che il totale dei sussidi alle imprese è di 30 miliardi l’anno, cifra che “Mani Bucate” aveva calcolato molti mesi prima. Bene.

Intanto “Mani Bucate” a qualcosa è servito: ha fatto nominare Giavazzi e per di più lo fa lavorare gratis. Una soddisfazione… Stay Tuned, perchè presto dirò la mia sul lavoro che aspetta Giavazzi e cosa, secondo me, dovrebbe fare.

Flop dell’asta dei bund tedeschi: la balla dei sapientoni Alesina e Giavazzi

25 novembre 2011

La notizia dell’asta di titoli pubblici tedeschi che è andata deserta è, come minimo, esagerata. Forse per la fretta di scrivere gli articoli e, più probabilmente, il desiderio represso di dimostrare che se l’Italia piange, la Germania non ride, ha fatto scrivere ai giornali italiani notizie non proprio esatte sulla vicenda. Ma il massimo dell’esagerazione e dell’inesattezza è stata raggiunta da i due economisti più influenti (?) d’Italia, certamente i più conosciuti, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Il primo, tra l’altro, allievo di Mario Monti alla Bocconi.

I due economisti hanno scritto ieri, sulla prima pagina del Corriere della Sera, questa frase: “Ieri l’asta dei Bund è stata sottoscritta solo grazie alla Bundesbank che ha acquistato il 40% dei titoli offerti da Berlino”. Se fosse vero avremmo risolto il problema dell’euro e dell’allarme sui debiti sovrani dei vari Stati che compongono l’eurozona. Basterebbe, infatti, che le banche centrali europee comprassero i titoli di Stato emessi dal proprio Paese e non ci sarebbero più problemi di collocare Btp italiani o Bonos spagnoli a prezzi stratosferici sul mercato. Le Banche centrali, forti delle proprie riserve auree (Bankitalia ha circa 100 miliardi di riserve) potrebbero addirittura indebitarsi, dando in garanzia il metallo giallo, per sostenere le emissioni degli Stati. Sarebbe bellissimo: se la Bundesbank, infatti, compra “il 40%” dei Bund tedeschi lo stesso lo possono fare tutte le altre. Peccato sia una bufala clamorosa: la Bundesbank non ha comprato un bel nulla, contrariamente a quanto hanno scritto Alesina e Giavazzi.

Basta leggere questa breve nota uscita sul sito dell’Economist che spiega esattamente come sono andate le cose.

The Finanzagentur issued only 3.9bln cash. They gave 3.9bln bunds to the market and kept 2.1bln bonds on their books. In the future they can sell this retention amount into the secondary market, raising cash. You may have read that the Bundesbank bought the unfilled part of the auction; this is not correct. The Bundesbank is not financing Germany; it just operates as an agency for Finanzagentur. It is worth repeating that Finanzagentur always retains part of the bonds, so this part of the process is normal. Today the retention was larger than usual. This is probably due to low liquidity across market, lower incentive to place certain minimum size bids by dealers, and richness of bunds in general.

Chiaro? La Buba, nel processo di vendita dei Bund dello Stato tedesco, opera solo come un’agenzia di vendita per conto della Finanzagentur, non come acquirente. Non ha finanziato affatto lo Stato tedesco il quale ha deciso di vendere una certa quantità di obbligazioni governative ad un prezzo prestabilito (come è possibile fare in certe circostanze) evitando di piazzare sul mercato la restante parte a prezzi superiori. Ciò che è accaduto è che, proprio perché la Germania è in salute (e per fortuna che lo è!) può permettersi il lusso di non cedere alle richieste dei mercati di avere titoli di Stato al prezzo che vogliono loro. Berlino non solo non ha venduto un solo Bund alla Bundesbank, e di conseguenza questa non l’ha finanziato, ma è talmente solida che a fare il prezzo è lei. Ciò che è successo, quindi, è solo che nell’asta di ieri una parte più consistente di Bund sono rimasti invenduti. E la cosa non preoccupa affatto frau Merkel più di quanto non la possa preoccupare un brufolo. E’ meglio non farsi illusioni.

E finalmente Alesina ha capito la crisi

11 agosto 2011

Non ne ho scritto prima perché credevo fosse un refuso. Ma siccome stamattina Giavazzi gli dà ragione, anzi, lo cita, significa che qualcosa ssta cambiando davvero. Sul Corriere della Sera dell’8 agosto Alberto Alesina ha scritto che “La vera crisi fiscale è lo tsunami causato dall’invecchiamento della popolazione”.

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Mario e Giulio, questione di pelle o di palle?

11 ottobre 2010

La guerra in corso non è solo tra valute (anche se Giavazzi dice che non esiste accusando a destra e sinistra di dire “sciocchezze” o fare cose “sciocche”). La vera guerra in corso è tra Bankitalia e Economia. Ovvero tra Mario Draghi e il ministro Giulio Tremonti. I due sembrano litigare come Berlusconi e Fini all’inizio dell’estate e mi aspetto che prima o poi Draghi si presenti davanti a Tremonti con il ditino alzato chiedendo: “Sennò che fai, mi cacci?”. Non si sopportano e questo è chiaro. E’ una questione di pelle ma anche di palle perchè ognuno dei due vuole dimostrare all’altro di saperla un po’ più lunga. Giulio fa appello all”esperienza, Mario agli studi econometrici. Incontrarsi: mai.

Sarebbe lunga elencare tutti i momenti in sui Tremonti e Draghi si sono trovati in disaccordo (per usare un eufemismo) e sui giornali di oggi c’è il racconto dell’ultimo caso, quello sulla speculazione e i compensi dei banchieri. Secondo me bisognerebbe anche ricordare quando Draghi disse che dovremmo imitare la Germania e Tremonti gli rispose che è una ricetta “da bambini”.

Un attacco ben più pesante, sottovalutato, è quello che è venuto dal direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni secondo il quale la previsione del governo di una crescita del Pil pari all’1,2% nel 2010 è troppo ottimistica. Tradotto: non succederà mai anche perchè la crescita del Pil del terzo trimestre sarà inferiore a quello dei trimestri precedenti, visto che si tratta del Pil realizzato in luglio, agosto e settembre (mentre i politici si azzannavano su una casa di Montecarlo, per intenderci). E’ cosiì?

Il Pil italiano nel primo trimestre è cresciuto dello 0,5%, quellon del secondo è salito dello 0,4%. Per arrivare al più 1,2% occorrerebbe che negli ultimi due trimestri il Pil salisse dello 0,3%. Una miseria. Ma secondo Bankitalia si tratta di una possibilità remota. A me sembra un chiaro indice che l’Italia non è affatto uscita dalla fase peggiore della crisi, e che ci sia ancora in mezzo.

Le soluzioni proposte da Giavazzi (le solite) sono utili, ma mi sembrano di lungo periodo, il che non vuol dire affatto che non debbano essere prese. Ma, nel breve, o si mette mano a una riforma fiscale seria e incisiva oppure le persone e le famiglie non avranno soldi da spendere. Nonostante le retribuzioni continuino ad aumentare.

Vedi anche qui