Posts Tagged ‘pensioni’

“MANI BUCATE” Perchè il decreto sviluppo deve essere a costo zero

25 ottobre 2011

Il “decreto sviluppo” deve essere a costo zero. Lo Stato ha già iniettato abbastanza soldi nell’economia; è ora che si fermi. Basta soldi, non sono quelli che ci mancano. Una prova? Nel giro di due settimane lo Stato ha deciso di spendere 576 milioni e 600 milioni per privatizzare rispettivaemnte la Tirrenia e la Siremar. Scrivendo “Mani Bucate” mi sono accorto che non sono i soldi che mancano, mancano le persone capaci di utilizzarli. Di storie di imprenditori che hanno incassato e poi sono fuggiti, di casi nei quali lo Stato ha elargito a piene mani fregandosene dei risultati, di episodi in cui fantomatici “progetti di sviluppo integrato” hanno succhiato centinaia di milioni di euro provenienti dalle nostre tasse è costellato il mio libro. La conclusione che ne ho tratto è che quando lo Stato (quello italiano) mette le sue ditona nei delicati meccanismi economici che regolano l’imprenditoria privata fa solo disastri. E il fatto abbastanza incredibile è che lo sanno tutti: i sussidi alle imprese non servono assolutamente a nulla. Così la proposta di defiscalizzare le assunzioni dei giovani da parte delle imprese è la più demagogica delle risposte. E’ solo una strizzatina d’occhio alla Confindustria, che sembra esistere solo per cercare di far risparmiare una manciata di euro ai propri iscritti.
Perchè non ci chiediamo come mai le imprese non assumono giovani? Una risposta? Le imprese non assumono giovani perchè le imprese producono beni e servizi vecchi per i quali i giovani non servono a nulla se non a fare il lavoro dei vecchi, pagati meno. Alle imprese italiane non servono giovani preparati perchè, anche grazie ai sussidi pubblici di tipo assistenziale, continuano a non produrre nulla di nuovo. E se non si fa qualche cosa di nuovo, a che serve un giovane? E a che serve defiscalizzare l’assunzione di ventenne se poi gli si fa fare un lavoro che chiunque sarebbe in grado di fare, compreso suo padre?
I soldi, in realtà, sono l’alibi per non fare le riforme: sono il tappeto sotto il quale nascondere l’incapacità di rivoltare l’Italia come un calzino. Ma può ilò governo rischiare di cadere sull’aumento di due (due!) anni dell’età pensionabile? Allora, tanto vale cadere proponendo un’idea di Italia liberale, dove caste, monopoli, lobbies, consorterie vengano sconfitte in nome della libertà del singolo. Personalmente preferirei morire mentre lotto con un drago piuttosto che mentre litigo con un pulcino.
Ciò che serve non sono i soldi, è un’idea nuova di come si possa uscire da questo pantano che tutto inghiotte e nulla produce. Serve libertà. Questo serve. E quella, grazie a Dio, è gratis. Come le riforme proposte da Alesina e Giavazzi.

Le pensioni dei parasubordinati

13 ottobre 2010

Antonio Mastrapasqua (presidente dell’Inps): “Sul nostro sito non c’è la simulazione degli importi per i parasubordinati perché rischieremmo la rivolta sociale”.

Voleva dire

Sul nostro sito non c’è la simulazione degli importi per i parasubordinati perché quando andranno in pensione saranno loro a dover pagare l’Inps.

 

Tagliare le tasse? Ora è da irresponsabili

4 maggio 2010

Disoccupazione all’8,8%, inflazione in crescita all’1,5%. Crollo del mercato dell’auto del 15% in aprile e crisi greca. Spiace dirlo, e d’altra parte era già tutto previsto, ma il peggio della crisi deve ancora venire. Meglio dirlo subito. (more…)

Montanelli, le riforme e i politici

29 aprile 2010

Moltissimi anni fa, in uno dei suoi strepitosi corsivi che scriveva per “Il Giornale”, Indro Montanelli raccontò di un onorevole che, guidando la sua auto, andò a schiantarsi dopo una curva in una strada di città. Da anni gli abitanti denunciavano la pericolosità di quella curva, ma solo quando vi andò a sbattere l’onorevole si decise di ristrutturarla. “Abbiamo scoperto a cosa servono i nostri politici“, concluse Montanelli: “mandiamoli a sbattere in tutte le curve pericolose d’Italia“. (more…)

Perchè sono contrario alla riduzione delle tasse

19 aprile 2010

Chi sostiene la necessità, oltre che l’opportunità, di una riduzione delle tasse, porta un argomento sopra tutti. Ovviamente non è quello della saldezza dei nostri conti pubblici, cioè di un rapporto deficit Pil o debito Pil favorevole alle casse dello Stato. Ossia: non si devono ridurre perchè i conti sono floridi, abbiamo un surplus i soldi e quindi redistribuiamo ricchezza riducendo le tasse. No, ovviamente non dicono questo.

L’argomentazione principale è che solo così le persone sono incentivate a pagarle. (more…)

Perchè i giovani non fanno la rivoluzione

5 marzo 2010

Splendido Giuseppe De Rita. Che i giochetti verminosi del Palazzo ce lo
conservi ancora per molti anni presidente del Censis, che sarebbe un
ente perfettamente inutile se non ci fosse lui a presiederlo. La tesi
di De Rita sul caso Grecia, in un’intervista di oggi al Corriere della
Sera,  è questo: “Trent’anni fa c’era la rabbia dei giovani e la
saggezza dei vecchi, oggi il principio è ribaltato”
. Oggi i saggi sono
i giovani e i vecchi sono i veri arrabbiati.
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Salvare la Grecia per salvare l’Europa

26 febbraio 2010

La crisi della Grecia è una patata bollente finita tra le mani della sinistra europea. Non solo perché sono governi di sinistra a dover varare pesanti riforme sociali per resistere a deficit non sostenibili nel lungo periodo (Spagna, Portogallo e Grecia sono tutti governati dal centrosinistra e sono tutti sconvolti da scioperi e manifestazioni dopo la decisione di aumentare l’età pensionabile, uno dei tabù meglio custoditi dalla sinistra, o aumentare le tasse). Il motivo è anche un altro e cioè che, come ha spiegato Luigi Zingales esistono solo tre modi per reagire ai deficit: “Un forte aumento della produttività, una riduzione dei salari, o un congelamento dei salari nel contesto di una politica monetaria più accomodante nei confronti dell’inflazione”. (more…)

Tutte le idee di Brunetta

25 gennaio 2010

La cosa che mi affascina sempre è la velocità con la quale in Italia
si cambia idea su tutto. Solo due giorni fa Brunetta aveva detto che
se fosse per lui farebbe una legge per obbligare i giovani ad uscire
di casa a 18 anni
e adesso dice che se fosse per lui gli darebbe 500
euro al mese per aiutarli a uscire da casa
.
Forse nelle sue intenzioni
le due cose dovrebbero essere collegate: 500 euro e obbligo di uscire.
Mah.
La seconda cosa che mi affascina è la possibilità dei politici di
proporre soluzioni a problemi concreti che non hanno la più minima
possibilità di realizzarsi. (more…)

Da mezzogiorno lavoro per me

19 gennaio 2010

Ho iniziato a scrivere questo articolo alle 11,59. Un’ora importante. Considerando che ho iniziato a produrre alle 8 del mattino, tra un minuto lavorerò per me mentre fino ad ora ho lavorato per il Fisco. Ecco, un minuto è passato e per oggi il mio dovere di contribuente l’ho fatto. D’ora in poi lavorerò per me e non per le tasse. E’ un po’ tardi ma, siccome è stato calcolato che tutti lavoriamo 4 ore al giorno per contribuire alle casse pubbliche, l’unica soluzione per iniziare prima a lavorare per me sarebbe, è ovvio, alzarmi prima la mattina. (more…)

Bonanni (Cisl), le pensioni e la demagogia

7 gennaio 2010

Bonanni, leader della Cisl, ha ragione. Le pensioni in Italia sono troppo basse. Ma questo lo sapevo anche io. Che i governi abbiano “tradito” i pensionati potremmo discutere. Sul fatto che sia colpa della politica questo è palesemente falso.
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Un anno buttato

13 settembre 2009

crisi_finanziaria1

E’ passato un anno da quando l’economia del mondo ha iniziato a fermarsi. E tutto fa pensare che sia passato inutilmente. Dopo i tradizionali annunci che nulla sarebbe stato più come prima e che governi, banche centrali, regolatori avrebbero varato quelle riforme “indispensabili” per fare in modo che una crisi del genere, scoccata ufficialmente copn il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers nel settembre del 2008, non capitasse più, nulla o quasi è stato fatto. I 22 milioni di disoccupati solo in Europa, il Pil continentale dato in calo di oltre il 4% nel 2009, la caduta verticale dei consumi non sono bastati a dimostrare che il capitalismo, che resta sempre il migliore dei sistemi possibili, ha bisogno di una revisione profonda dei meccanismi e dei controlli.

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