Posts Tagged ‘Pierluigi Bersani’

Ecco chi non vuole le larghe intese

23 aprile 2013

Se l’emergenza del Paese è avere un governo che “dia fiato all’economia”, e se un governo è possibile solo con le larghe intese Pd-Pdl allora chi non vuole le larghe intese sono quelli che non hanno bisogno che l’economia riprenda fiato. Cioè chi ha un posto di lavoro garantito. Oppure i ricchi che possono permettersi di fare gli schizzinosi accarezzando la purezza della loro ideologia facendo distrattamente cadere la polvere sulle ferite del Paese.

Annunci

Cosa si sono detti davvero D’Alema e Renzi

13 aprile 2013

D’Alema Come va?
Renzi Bene, bene e tu?
Sia chiaro, Matteo, che io non ho telefonato per farti fuori.
Ti conosco mascherina
Ahahah, ma dove le trova?
Ma che ne so, tu lo conosci meglio di me.
Beh, conosco… conosco… diciamo che lo frequento
(more…)

Governissimo: cosa si diranno Bersani e Berlusconi

9 aprile 2013

Berlusconi Ciao

Bersani Ciao

Quindi?

Inizio io?

Se vuoi inizio io

No no inizio io. Allora, come va?

(more…)

Trattative per il governo: ecco cosa Bersani ha davvero detto a Cicchitto

6 aprile 2013

Bersani – Ciao

Cicchitto Ciao

Allora

Allora

come va?

Io bene e tu?

Bene, bene, senti…

(more…)

Il dilemma di Böckenförde e l’inutile lavoro dei 10 saggi

2 aprile 2013

Valerio Onida, uno dei 10 saggi scelti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha detto di “non essere ottimista” riguardo al lavoro delle due commissioni e, in particolare, della Commissione per le riforme istituzionali. Cerchiamo di capire perchè lo ha detto. Le due commissioni sono state istituite per “formulare precise proposte programmatiche” “in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche” (i virgolettati sono del presidente Napolitano citati da Marzio Breda sul Corriere della Sera).  (more…)

La politica ha fatto della Costituzione una merce di scambio. Bene.

28 marzo 2013

Quando la politica arranca, quando non sa che cosa fare e con chi farla, quando è alle corde ed è sotto ricatto, trova sempre la via d’uscita nelle “riforme costituzionali. E, infatti, l’idea di una Convenzione per riformare la Carta è regolarmente saltata fuori anche in questa occasione. Lo scopo è quello di legare il Pdl alle sorti del governo Pd senza però coinvolgerlo direttamente per evitare la spaccatura interna del partito di Bersani. (more…)

Il ricatto morale nel quale i grillini sono cascati

17 marzo 2013

Le elezioni di Laura Boldrini (a scanso di equivoci, non è parente di Arrigo Boldrini, il partigiano rosso noto con il nome di battaglia Bulow) alla presidenza della Camera e Piero Grasso a quella del Senato, al di là di ogni calcolo politico di cui tutti sappiamo, sottendono un ricatto morale che non dovrebbe nemmeno affacciarsi alle porte delle sedi del potere legislativo. (more…)

In difesa di un (diverso) finanziamento ai partiti

12 marzo 2013

Capisco che lo Zeitgeist voglia l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. E capisco anche che le circostanze, cioè l’esito del voto del 24-25 febbraio, abbiano portato a identificare nella loro abolizione la conditio sine qua non per la nascita di un governo. E, ovviamente, capisco anche che, proprio perché la prima urgenza del Paese è quella di avere un governo tutti siamo concentrati su quella famosa firma che Pirluigi Bersani dovrebbe apporre per rinunciare ai soldi pubblici in modo da ottenere il “non voto contrario” del Movimento 5 Stelle a un esecutivo guidato da lui. (more…)

INTERMEZZO La politica degli acronimi

18 gennaio 2012

L’”euromozione” a sostegno del governo che sarà firmata da ABC (Alfano Bersani Casini) ha già fatto dire a qualcuno che quello che sta per nascere è un “compromesso storico” o “governissimo” che vedrebbe alleate non solo la destra e la sinistra ma, addirittura, anche il centro dello schieramento politico. E’ chiaro che la firma dei tre leader sotto un documento che sostiene gli sforzi “europei” del governo sia un toccasana per quest’ultimo, ma aprirebbe problemi non indifferenti nei vari schieramenti.

Ser, infatti, si vedono le cose dal punto di vista delle strategie in vista delle prossime elezioni, i tre leader politici hanno più di un problema a firmare tutti la stessa mozione. Nel centrodestra si approfondirebbe il solco tra i due ex alleati di governo e renderebbe assai complicato ricreare l’asse BB (Berlusconi Bossi) sia pure nella nuova versione AB (Alfano Bossi). Ma soprattutto renderebbe praticamente impossibile il già complicatissimo ACB (Alfano Casini Bossi) anche se aprirebbe uno spiraglio per  ACR (Alfano Casini Rutelli) mentre resta sempre possibile ACL (Alfano Casini Lombardo). Tutto potrebbe cambiare nel caso in cui si immaginasse un cambio al vertice di uno dei partiti che stavano al governo: in quel caso non sarebbe irealistico pensare ad un AM (Alfano Maroni) che potrebbe dare vita anche ad AMC (Alfano Casini Maroni).

Nel centrosinistra la situazione è ugualmente complicata. C’è un ampio schieramento che vorrebbe BVD (Bersani Vendola Di Pietro) ed è quello che in questo momento sta più soffrendo perché da una parte deve sostenere il governo e dall’altro deve riuscire a non rompere con i maggiori oppositori del governo stesso. L’attuale leadership del maggior partito d’opposizione vuole tenersi le mani libere per verificare la possibilità di BC (Bersani Casini) e, magari, perché no? un BCR (Bersani Casini Rutelli). E se BBC (Bersani Bossi Casini) è impossibile, c’è chi, soprattutto al nord, non vede di cattivo occhio BCM (Bersani Casini Maroni).

Ovviamente anche ACF (Alfano-Casini-Fini) è un’ipotesi che non si può escludere così come AFCM (Alfano Fini Casini Maroni) che sarebbe un ritorno ai bei tempi passati: In ogni caso tutto dovrebbe essere considerato nell’ottica del vero nodo politico al quale ACVFBBMRLD stanno già lavorando: decidere chi tra LAM (Letta Amato Monti) mandare al Quirinale.

 

 

“MANI BUCATE” Così gli aiuti di Stato hanno fatto fallire il salotto pugliese

19 ottobre 2011

Questa è la dolorosa storia del fallimento della New Interline. E dell’Italia che è stata condannata dalla Ue prima perché l’ha aiutata con soldi pubblici in modo illegale e poi anche perché non ha recuperato i soldi che le aveva dato. Ed è anche la storia di come 1200 persone sono rimaste per strada e di come i sussidi pubblici all’imprenditore ha addirittura aggravato la situazione invece di risolverla.
New Interline, che produceva divani, andò in crisi nel 2007 a causa del crack del suo maggior cliente, Courts Forniture. L’Italia iniziò ad aiutare l’azienda di nascosto, ma quando la Ue se ne accorse scoprì un tale ginepraio di aiuti che fu costretta ad aprire ben tre procedure per capirci qualcosa. L’indagine parte da delle ipotesi: “I contributi propri consisterebbero in un aumento di capitale di 600mila euro (apparentemente già effettuato), nella cessione delle attività non più necessarie al funzionamento dell’impresa (non specificato quali), insieme a apporti futuri di nuovi partner. La fonte di questo aumento di capitale non è stata specificata, né è stato indicato se esso implica aiuti di Stato”. Partiamo bene, insomma. Più avanti si scoprì un po’ di tutto. Scoprì che il ministero dello Sviluppo Economico aveva dato una garanzia pubblica su un prestito bancario di 2,75 milioni senza, naturalmente, notificarlo alla Ue, che sarebbe dovuta durare 6 mesi a partire dal 6 marzo del 2006, ma il 6 settembre la garanzia era ancora perfettamente valida. Nello spirito di “Mani Bucate”, il libro che per la prima volta fa i nomi delle imprese che hanno incassato aiuti di Stato, è bene anche in questo caso fare nomi e cognomi. La garanzia pubblica venne concessa quando ministro dell’Industria era Claudio Scajola e sarebbe dovuta scadere quando ministro dell’Industria era diventato Pierluigi Bersani.
Un altro aiuto fu concesso, quando al ministero sedeva il leader del Pd, per la ristrutturazione dell’impresa che prevedeva l’allungamento della garanzia su un prestito bancario fino a 17 anni per un importo complessivo più alto: 4,75 milioni. La Ue, nel valutare le risorse concesse “illegalmente”, è feroce: “L’esito preciso delle misure previste e l’impatto sul ripristino della redditività dell’impresa non è chiaro. L’Italia stessa ammette che ciò dipende da come evolveranno sia la ristrutturazione finanziaria che gli altri fattori coinvolti. Ad esempio, si fa riferimento agli apporti di nuovi soci, ma non è indicato nessun impegno quanto al momento e all’importo. Non è chiaro quali attività saranno cedute e quali entrate genereranno. I dettagli sul risanamento finanziario (trasferimento di attività e passività ad un’altra impresa) e sul suo impatto su New Interline non sono stati sufficientemente spiegati. Più in generale, non è chiaro come la strategia prevista sarà tradotta in fatti concreti e quale sia il calendario per l’attuazione delle misure”. E comunque, scrive la Commissione, “se l’impresa, stando alle sue stesse previsioni, in uno scenario normale tornerebbe redditizia già nel 2007 e nell’ipotesi pessimista nel 2010, la Commissione non vede perché la garanzia debba durare 17 anni”. Domanda legittima. Alla quale Bersani non ha però mai risposto. Secondo la Ue la risposta è che una garanzia così lunga è “un segno di mancanza di fiducia nelle possibilità dell’impresa di ripristinare la propria redditività entro il periodo indicato di 5 anni”. Alla fine la Commissione approva il primo aiuto, quello della durata di sei mesi, e obbliga l’Italia a quantificare esattamente l’entità di tutti gli altri aiuti che non gli sono affatto chiari.
Dopo tutta questa fatica, New Interline fallisce nel 2008 e il 14 ottobre del 2011 l’Italia viene condannata dalla Ue perché ha evitato, e in questo caso stiamo parlando dei governi di centro destra quindi prima Scajola e poi Paolo Romani, di insinuarsi nel passivo dell’impresa facendo scadere i termini per la presentazione dell’istanza, e, quindi, ha evitato di recuperare almeno una parte dei soldi concessi.
Se la Ue ha dovuto aprire ben tre procedure per dipanare il ginepraio di aiuti che lo Stato ha concesso alla New Interline e se, nonostante tutto, l’impresa è fallita, allora è evidente che non è dai sussidi pubblici che passa il rilancio di un’impresa. Al massimo accelera solo il crack.

Il cappello del Pd

2 settembre 2011

 

Pierluigi Bersani: “Il Pd non metterà il cappello sui referendum elettorali”.

Voleva dire

Ce lo mettiamo dopo.

Letta: Bersani, meno

1 febbraio 2011

Enrico Letta: “Un governo con Tremonti o Maroni saremmo disposti ad appoggiarlo anche domani”.

Voleva dire

Un governo Bersani, meno.