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Perchè chi non vuole le scuole private è un classista che fa gli interessi dei ricchi

14 maggio 2013

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Chi è contrario al finanziamento pubblico alle scuole private, di solito, usa il seguente, stringente, argomento: i poveri non devono pagare per le scuole dei ricchi. E’ una posizione che condivido totalmente e, anzi, la faccio mia: i poveri non devono assolutamente pagare le scuole dei ricchi. Peraltro la scuola pubblica non è gratis, perché viene pagata con le tasse sia dei poveri che dei ricchi ed è trascurabile il dettaglio che i ricchi pagano la scuola due volte: le tasse per finanziare la scuola dei poveri e le tasse per mandare i propri figli alle scuole dei ricchi. Ma, siccome, appunto, sono ricchi, evidentemente, tutto ciò è secondario.

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Sfilano i pensionati in braghette corte

22 dicembre 2010

Io non ho mai visto un corteo di 20enni che sfila per le strade per protestare contro le pensioni basse. Non quelle dei loro genitori. Le loro. Eppure è così: in Italia ci sono migliaia di ragazzi che protestano per la pensione! Non ci posso credere. Ieri sera Ballarò ne hanno intervistato uno che l’ha proprio detto papale papale: “Non avrò la pensione”. Ma un ragazzo che a 20 con tutta la vita davanti, come si dice, che ha il privilegio di studiare all’Università, può davvero, nel 2010, preoccuparsi della pensione? Quel ragazzo è già vecchio. Questo è ciò che l’Università italiana riesce a sfornare? Ragazzi preoccupati della pensione che avranno quando avranno 60 anni? Se questo è il prodotto del sistema scolastico allora la riforma Gelmini, non è timida, è timidissima. E’ troppo poco.

Se davvero pensano che qualcuno gli stia rubando il futuro perchè sono stati tagliati i fondi all’Università, e se chiedono che sulla scuola si investa di più, allora dovrebbero chiedere l’abolizione delle pensioni di anzianità che percepiscono i loro padri perchè è inutile che ci nascondiamo dietro un dito: c’è qualcuno in Italia che è straordinariamente garantito e qualsiasi cosa succeda i soldi li prende comunque (i loro padri) e chi non è garantito, e sono loro. E su questo hanno ragione, ma a parte il fatto che di garantito nella vita non c’è nulla, allora dovrebbero combattere contro i privilegi dei loro professori, chiedere l’abolizione del valore legale del titolo di studio, pretendere più privati nelle Università (gli unici che sanno che cosa è la meritocrazia e la produttività dei docenti). Dovrebbero urlare per liberare l’Università dai baronati. E invece no: non lo fanno, vogliono mantenere tutto così com’è però avere anche mille euro al mese, garantiti dallo Stato, ogni mese, a prescindere e, quando saranno anziani, una pensione come quella dei genitori.

Questi ragazzi non vogliono una Università migliore, la vogliono esattamente così com’è adesso perchè solo in una Università così hanno qualche speranza di potervi entrare, un giorno, e incassare un assegno di Stato di mille euro: abbastanza pochi da poter giustificare i cortei futuri nei quali chiederanno di averne di più. Fino a quando non chiederanno che ai loro padri sia tolto un po’ di sicurezze perchè ne vengano date un po’ anche a loro, per me resteranno dei semplici pensionati in braghette corte che vogliono soldi dello Stato.

 

P.S. E vengono ricevuti da un comprensivo Giorgio Napolitano che, con tutto il rispetto, potrebbe fare in modo da non costare alle casse dello Stato come due volte la Regina d’Inghilterra. Gli chiederanno di rinunciare a un po’ dei suoi privilegi o si limiteranno a piagnucolare?

Gli ordini professionali e i processi staliniani

22 luglio 2010

Qualche anno fa feci un articolo per Panorama su un giovane avvocato. Non era molto famoso, però era importante (e lo è ancora) perché si era specializzato nel rappresentare i grandi fondi d’investimento, soprattutto stranieri, nelle assemblee delle più grande società italiane. Raccontai chi è, cosa faceva, in che cosa consisteva il suo lavoro e come aveva votato alle ultime assenblee delle società nelle quali rappresentava i fondi. Il pezzo (se ricordo bene mezza pagina) uscì con una sua foto. Dopo alcune settimane quell’avvocato mi chiamò dicendomi che avrei dovuto testimoniare a un processo. Il suo. (more…)