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“MANI BUCATE” Lo Stato spende 11,9 miliardi in sussidi alle imprese (Ragioneria dello Stato). Ma quello che incassano è molto di più

6 gennaio 2012

Lavoce.info ha pubblicato un intervento di Guido Nannariello molto importante. Secondo i dati elaborati dal servizio studi della Ragioneria Generale dello Stato i sussidi alle imprese, nel 2010, sono stati pari a 11,9 miliardi. Un dato che si avvicina più ai 30 miliardi che stimo in “Mani bucate” che ai 3,4 miliardi della Confindustria. Ma non è questo il punto. Il punto è che questi numeri, che , ripeto, sono di fondamentale importanza e dovranno essere presi in esame nel corso della spending review che il governo Monti sta effettuando sui capitoli di spesa pubblica, non tengono conto di altri tipi di sussidi che sfuggono alla contabilità nazionale.
Qui potete leggere l’intervento di Nannariello.

 

Questa la mia risposta

I dati del dott Nannariello sono una risposta definitiva alla polemica sull’entità della spesa pubblica sotto forma di sussidi alle imprese. Tuttavia se si cambia punto di vista e si guarda al fenomeno degli “aiuti di Stato”; (in senso lato) dal lato dell’impresa, le cose cambiano notevolmente. Prima osservazione: i sussidi alle imprese energetiche “verdi” non vengono erogati a valere sul bilancio pubblico, ma direttamente dalle bollette dei consumatori e quindi sfuggono alla contabilità nazionale. Tali sussidi sono stati pari, nel 2010, a 3,4 miliardi e portano il totale dei sussidi per quell’anno a quota 15,3 miliardi. Seconda osservazione: le imprese italiane (ad esempio i produttori cinematografici) accedono ad sussidi europei attraverso fondi gestiti direttamente dall’Europa e non dalle autorità nazionali e che, quindi, ancora una volta, non sono quantificati nel bilancio dello Stato. Terza osservazione: non è possibile quantificare nemmeno i sussidi che le imprese italiane ricevono all’estero come, ad esempio, Fiat in Serbia. Quindi se se la spesa pubblica è di 11,9 miliardi, i sussidi effettivamente incassati sono considerevolmente superiori.

“MANI BUCATE” Gli incentivi serbi alla Omsa sono gli stessi della Fiat: eccoli

2 gennaio 2012

La chiusura della sede italiana dell’Omsa, il licenziamento di 293 operaie e il trasferimento della produzione in Serbia ha una spiegazione. Non è solo l’alto costo del lavoro. Non è solo la crisi del mercato interno. Non è solo la difficoltà di fare impresa in Italia. C’è un motivo in più e molto più importante. Lo stesso che ha convinto la Fiat, i fornitori della Fiat, Generali, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Benetton e Fantoni a trasferirsi. Il motivo sono gli incentivi che il governo serbo assicura alle imprese europee che decidono di trasferirsi. Incentivi stratosferici di fronte ai quali nessun Paese europero può competere. E non può competere perché la Serbia non fa parte dell’Europa (e, a quanto se ne sa, si guarda bene dall’aderire) e non è soggetta alle regole sugli aiuti di Stato vigenti nella Ue. Quindi i soldi, gli incentivi, gli sconti fiscali i veri e propri regali che la Serbia offre alle imprese non sono minimamente paragonabili ai già importanti sussidi che un’impresa può ottenere nel suo Paese d’origine. Italia compresa.

In “Mani bucate” ho scritto, per la prima volta, tutti gli incentivi di cui ha goduto la Fiat quando ha deciso di riaprire la sua “storica” fabbrica a Kragujevac, quella che ha causato, di fatto, la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. Mi ci sono volute tre pagine di “Mani bucate” per elencare solo per titoli gli incentivi serbi alla Fiat ma, sintetizzando, si tratta di: sgravi fiscali tra i 5000 e i 10.000 euro annui per ogni posto di lavoro creato nel paese (incentivo del quale gode anche la Omsa); una free zone che permette l’importazione dei semilavorati necessari per produrre le auto senza praticamente pagare tasse; niente imposte al Comune di Kragujevac per dieci anni; terreni gratis alle aziende dell’indotto; vantaggiosi accordi commerciali firmati dalla Serbia con Russia, Unione europea e Stati Uniti in base ai quali tutte le produzioni serbe possono essere esportate in quelle aree senza pagare alcun dazio. E questo solo per citare i sussidi più importanti. Ovvio che i primi a delocalizzare in Serbia, oltre alla Fiat, siano stati i fornitori della Fiat: la Magneti Marelli, alla fine del maggio 2010, ha firmato un accordo per una nuova fabbrica di componentistica elettronica dove lavoreranno 400 operai. Magneti Marelli ha anche deciso di creare in Serbia un magazzino centralizzato che servira` tutti i rivenditori Fiat dell’Europa centrale. Nel dicembre del 2010 è arrivata anche la Dytech Dynamic Fluid Technologies di Scarlino (Grosseto), la Proma Magneto, la Sigit e la Htl e, infine, la Omsa. Tutte a caccia di mammelle pubbliche gonfie di sussidi. E attenzione: in Serbia stanno per trasferirsi anche Pompea e GFolden Lady (Mantova) e Calzedonia (Verona).

Quello che va bene per la Fiat…

27 luglio 2010

Secondo senso

Verlojub Stefanovic (sindaco di Kragujevac): “Eravamo, siamo e saremo figli della Fiat”;
Voleva dire
Quello che va bene per la Fiat va bene per la Serbia.