Posts Tagged ‘spending review’

Letta, se vuoi tagliare la spesa lascia perdere Giavazzi (che è come Tremonti) alcuni numeri

2 maggio 2013

La valutazione dei costi delle promesse fatte dal presidente del Consiglio Enrico letta nel suo discorso alla Camera variano dai 20 ai 30 miliardi di euro. Ovviamente non tutti da recuperare entro il 2013. Per quest’anno occorre, però trovare una cifra intorno ai 10 miliardi di euro compresa la promessa eliminazione (o sospensione, ancora non si è capito) dell’Imu di giugno.

Al netto della richiesta di “maggiore flessibilità” sul bilancio dello Stato, ovvero, al netto della richiesta o di poter sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil e/o rivedere i termini del fiscal compact, è chiaro che l’unico modo per recuperare risorse è il taglio della spesa, sempre che quest’anno l’economia non si rimetta a correre come un centometrista e che non si desideri aumentare la pressione fiscale.

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Grazie Giarda. Marcegaglia, leggi qua e tu Giavazzi, smetti di copiare

21 marzo 2013

Non mi piace citare me stesso, però questa volta (prometto che è l’ultima) dovete permettermelo. Quando, nel 2011, scrissi  Mani Bucate stimai il totale dei trasferimenti dal pubblico al privato, cioè dal bilancio di Stato e amministrazioni locali alle imprese private, in 30 miliardi l’anno. (more…)

INTERMEZZO Il senso di Travaglio per gli sprechi

3 maggio 2012

Criticando (tanto per criticare) la nomina di Enrico Bondi a commissario per il taglio agli sprechi, Marco Travaglio se ne esce con una frase sorprendente: scuola e giustizia “non sono aziende e non si misurano con la partita doppia”. Ecco: sono frasi come queste che hanno permesso a scuola e giustizia di fallire l’obiettivo della loro esistenza in vita, dare una buona formazione la prima, dare giustizia la seconda. E’ proprio per un 68ismo d’accatto che alla scuola è stata cambiata la ragione sociale da luogo di preparazione ad un lavoro (lavoro: espressione di sé) a luogo nel quale la qualità della formazione si è trasformata in una variabile indipendente.

E’ vero il contrario: scuola e giustizia devono ricominciare ad essere valutati proprio con il metodo della partita doppia nella quale tra i ricavi va iscritta la qualità dell’insegnamento e la sua conformità o meno agli standard qualitativi delle migliori scuole del mondo. Nel caso che questi obiettivi non vengano raggiunti, semplicemente, quella scuola va chiusa.

Se anche la giustizia non viene valutata con il metodo della partita doppia restano solo le proposte dell’ex ministro della Giustizia, Mastella, che Travaglio cita (non ci volevo credere mentre lo leggevo) come un ministro che avrebbe voluto risparmiare sui costi della macchina giudiziaria e per questo ha nominato una commissione di tre esperti (i magistrati Davigo, Greco e Ielo, approposito, perché nessun avvocato?) che gli ha sì suggerito delle misure da adottare, salvo poi che quelle proposte non sono mai state approvate dal Parlamento. Tra queste anche quella di abolire la carta nei Tribunali. Spero nessuno lo prenda sul serio… Mastella, che nomina una commissione anti-sprechi per non prendere decisioni anti-sprechi, diventa con Travaglio un campione anti-sprechi, mica Bondi. Non voglio nemmeno pensare cosa sarebbe successo a Montedison e Parmalat guidate da Mastella.

Ragionare di giustizia in termini di partita doppia vuol dire fare l’unica cosa necessaria subito: accorpare i distretti giudiziari, come ha in mente di fare il ministro Severino. Travaglio, che non cita questa tra le misure da adottare nonostante siano gli stessi magistrati a chiederlo, preferisce ritornare a Mastella.

“MANI BUCATE” Lo Stato spende 11,9 miliardi in sussidi alle imprese (Ragioneria dello Stato). Ma quello che incassano è molto di più

6 gennaio 2012

Lavoce.info ha pubblicato un intervento di Guido Nannariello molto importante. Secondo i dati elaborati dal servizio studi della Ragioneria Generale dello Stato i sussidi alle imprese, nel 2010, sono stati pari a 11,9 miliardi. Un dato che si avvicina più ai 30 miliardi che stimo in “Mani bucate” che ai 3,4 miliardi della Confindustria. Ma non è questo il punto. Il punto è che questi numeri, che , ripeto, sono di fondamentale importanza e dovranno essere presi in esame nel corso della spending review che il governo Monti sta effettuando sui capitoli di spesa pubblica, non tengono conto di altri tipi di sussidi che sfuggono alla contabilità nazionale.
Qui potete leggere l’intervento di Nannariello.

 

Questa la mia risposta

I dati del dott Nannariello sono una risposta definitiva alla polemica sull’entità della spesa pubblica sotto forma di sussidi alle imprese. Tuttavia se si cambia punto di vista e si guarda al fenomeno degli “aiuti di Stato”; (in senso lato) dal lato dell’impresa, le cose cambiano notevolmente. Prima osservazione: i sussidi alle imprese energetiche “verdi” non vengono erogati a valere sul bilancio pubblico, ma direttamente dalle bollette dei consumatori e quindi sfuggono alla contabilità nazionale. Tali sussidi sono stati pari, nel 2010, a 3,4 miliardi e portano il totale dei sussidi per quell’anno a quota 15,3 miliardi. Seconda osservazione: le imprese italiane (ad esempio i produttori cinematografici) accedono ad sussidi europei attraverso fondi gestiti direttamente dall’Europa e non dalle autorità nazionali e che, quindi, ancora una volta, non sono quantificati nel bilancio dello Stato. Terza osservazione: non è possibile quantificare nemmeno i sussidi che le imprese italiane ricevono all’estero come, ad esempio, Fiat in Serbia. Quindi se se la spesa pubblica è di 11,9 miliardi, i sussidi effettivamente incassati sono considerevolmente superiori.