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Letta, se vuoi tagliare la spesa lascia perdere Giavazzi (che è come Tremonti) alcuni numeri

2 maggio 2013

La valutazione dei costi delle promesse fatte dal presidente del Consiglio Enrico letta nel suo discorso alla Camera variano dai 20 ai 30 miliardi di euro. Ovviamente non tutti da recuperare entro il 2013. Per quest’anno occorre, però trovare una cifra intorno ai 10 miliardi di euro compresa la promessa eliminazione (o sospensione, ancora non si è capito) dell’Imu di giugno.

Al netto della richiesta di “maggiore flessibilità” sul bilancio dello Stato, ovvero, al netto della richiesta o di poter sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil e/o rivedere i termini del fiscal compact, è chiaro che l’unico modo per recuperare risorse è il taglio della spesa, sempre che quest’anno l’economia non si rimetta a correre come un centometrista e che non si desideri aumentare la pressione fiscale.

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“MANI BUCATE” Qualcosa si muove: tagliati 75 milioni ai contributi per l’editoria

11 novembre 2011

Qualcosa si muove. La commissione Bilancio del Senato ha bocciato uno (dei molti) emendamenti che puntano al ripristino dei fondi per l’editoria. L’effetto è che viene confermato il taglio di 75milioni di Euro nel bilancio di previsione dello Stato. Ovviamente le urla dei mantenuti dalle tasse degli italiani non si sono fatte attendere nemmeno un minuto. “È un voto disastroso e sconcertante – ha detto il segretario della Federazione nazionale stampa italiana Franco Siddi – è incredibile l’insensibilità che si manifesta persino dopo che il tema del sostegno al pluralismo dell’informazione è stato considerato di grande rilevanza dal capo dello Stato e mentre anche il presidente del Senato ha preso in carico la questione. Si può ancora rimediare con la legge di stabilità, ma è evidente che il procedimento parlamentare in questa fase segna un punto negativo”. “Un altro colpo durissimo e antidemocratico è stato inferto all’informazione libera – ha spiegato Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil – Evidentemente questa maggioranza di un governo che ormai ha fatto la sua storia non tollera l’espressione del libero pensiero e impone i tagli all’editoria come grimaldello per chiudere giornali e testate scomode. Questa decisione metterà ancora più in crisi cento testate e a rischio quattromila posti di lavoro tra giornalisti, poligrafici e indotto e che sono l’ossatura di una fetta rilevante di lettori di testate di partito, cooperative, non profit e di idee”.

Bene. Per Siddi e Fammoni le tasse degli italiani dovrebbero continuare a sostenere giornali come “Liberal”, quotidiano che vende 60 copie al giorno in tutt’Italia e che, per esprimere il suo libero pensiero, incassa tra i 900mila e i 2,5 milioni di euro l’anno. Per Siddi e Fammoni le tasse degli italiani dovrebbero continuare a mantenere Il Campanile Nuovo, organo dell’Udeur di Mastella (finito sui tavoli dei magistrati) che incassa circa 700mila euro l’anno. Per Siddi e Fammoni è giusto che “Suono Stereo Hi-Fi” incassi 221mila euro, che “Motocross” ne prenda 506mila, che “Chitarre” prenda 277mila euro e che due web tv, tutte e due del centrosinistra, RedTv e YouDem abbiano incassato negli anni scorsi 2,5 milioni circa di euro ciascuna e che Radio Radicali, dopo aver firmato un contratto di convenzione con lo Stato da 9,9 milioni di euro ne incassi altri 3,4 in quanto radio di partito per un totale 13,3 milioni ogni anno, più di un milione al mese proprio nel momento in cui Mario Monti sta già pensando come e cosa tagliare dell’enorme spesa pubblica per evitare il collasso, cioè il fallimento, dell’Italia. Questi sono costi che lo Stato non si può più permettere e tagliarli non è un segnale antidemocratico, ma sarebbe antidemocratico (contrario cioè al bene comune) non farlo.

Non aggiungo altro perchè mi sta già salendo la bile, così come mi è salita quando, scrivendo “Mani bucate” ho scoperto a chi davvero vanno i soldi pubblici per l’editoria e, soprattutto, quando ho scoperto i mille modi attraverso i quali giornali per nulla “scomodi”, come dice Fammoni, che nulla hanno a che vedere con il “pluralismo dell’informazione” come dice Siddi, hanno inventato per continuare a vivere alle spalle degli italiani.

“MANI BUCATE” Napolitano contro i “tagli lineari” all’editoria. Ma “Motocross” dobbiamo continuare a pagarlo noi?

30 ottobre 2011

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato una lettera in risposta a quella inviatagli dai direttori di testate non profit, di partito e cooperative, sul taglio del Fondo per l’editoria.

 

Quello che segue è il testo della lettera. in calce le firme

Egregio Presidente,
ci rivolgiamo a Lei, nella Sua qualità di più autorevole rappresentante e custode della democrazia costituzionale per significarLe il rischio imminente di chiusura che coinvolge un centinaio di giornali politici, cooperativi, non profit e di idee e la conseguente perdita del lavoro per svariate migliaia di giornalisti e poligrafici. 

Questo gravissimo evento sarà la conseguenza inesorabile del taglio del Fondo per l’editoria deciso dal Governo, se non interverranno immediate misure atte a ripristinarlo, sia pure nell’entità – peraltro assai modesta e nel tempo già considerevolmente ridotta – stabilita per gli anni precedenti. Chi Le scrive è perfettamente consapevole dei problemi di bilancio dello Stato e della necessità di ridurre la spesa pubblica, eliminando ogni fonte di spreco. Anche nel mondo dell’editoria, dove è indispensabile un’opera di bonifica per distinguere, sulla base di rigorosi criteri, i giornali «veri» dalle testate inventate a bella posta per lucrare sulle erogazioni pubbliche. 

Abbiamo da anni indicato soluzioni di maggior rigore e trasparenza, idonee ad evitare lo sperpero di denaro pubblico. Il recente Regolamento solo in parte le ha recepite, pertanto mentre chiediamo l’adeguamento del Fondo torniamo a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alle risorse. 

Senza questo intervento, il taglio “lineare” prodotto sortirà il risultato di buttare il bambino con l’acqua sporca. Siamo certi, Signor Presidente, che comprenderà quale vulnerazione democratica si determinerebbe se il pluralismo dell’informazione subisse un’amputazione delle proporzioni annunciate. In edicola rimarrebbero i giornali che hanno alle spalle editori potenti, che drenano pressoché tutta la pubblicità, compresa quella degli inserzionisti istituzionali. Il perimetro dell’informazione si comprimerebbe drasticamente, rimanendo appannaggio di pochi gruppi privilegiati. 

Il tempo a disposizione per evitare il tracollo è talmente breve che già domani sarebbe troppo tardi. Per questo, Signor Presidente, noi che rappresentiamo testate del più diverso orientamento culturale e politico, Le chiediamo un intervento utile a scongiurare un epilogo disastroso. Nella nostra qualità di direttori dei giornali sottoscrittori della presente, Le chiediamo anche di volerci incontrare, in modo da rendere vieppiù chiari i termini delle nostre valutazioni e delle nostre proposte. 
Con stima 

 

Stefano Menichini, Europa
Dino Greco, Liberazione
Marcello De Angelis, Secolo d’Italia
Claudio Sardo, l’Unità 

COOPERATIVE MEDIACOOP E NON PROFIT 

Marco Tarquinio, Avvenire Angelo Mastrandrea e Norma Rangeri, il Manifesto Emanuele Macaluso, Il Riformista Giuseppe Giulietti, Articolo21 Giovanni Sica, Cesare Pozzo, Il TrenoGian Mario Gillio, Confronti Marina Ricchi, Luna Nuova Mimmo Angeli, Corriere Mercantile, Gazzetta del Lunedì Edo Ottaviani, Corriere di Romagna Emanuele Galba, La Cronaca di Cremona e La Cronaca di Piacenza Tiziana Bartolini, Noi Donne Marco Fratoddi, La Nuova Ecologia Tarcisio Tarquini, Rassegna Sindacale Riccardo Quintili, Il Salvagente Rocco Di Blasi,Il Salvagente online Cristina Scarpa, Agenzia di stampa Luisa Campatelli, Il Corriere del Giorno Duccio Rugani, Il Cittadino Oggi 

TESTATE FISC
(FEDERAZIONE ITALIANA SETTIMANALI CATTOLICI) 

Giovanni Pinna, Nuovo Cammino Giuseppe Malandrino, La Vita Diocesana Giampiero Cinelli, La Vita Picena Davide Maloberti, Il Nuovo giornale Chiara Genisio, Agenzia giornali diocesaniClaudio Tracanna, Vola Riccardo Losappio, In comunione Antonio Ricci, Il Corriere apuanoMarino Cesaroni, Presenza Paolo Busto, La Vita casalese Irene Argentiero, Il Segno Francesco Zanotti, Corriere Cesenate Claudio Mazza, Incrocinews Ernesto Preziosi, Il Nuovo Amici Andrea Fagioli, Toscana Oggi Marco Piras, L’Arborense Massimo Manservigi, La Voce di Ferrara e Comacchio Carlo Cammoranesi, L’Azione Bruno Cescon, Il Popolo Giovanni Tonelli, Il PonteMario Barbarisi, Il Ponte Marco Bonatti, La Voce del Popolo Luigi Lamma, Notizie Giulio Donati,Il Piccolo Antonio Rizzolo, Gazzetta d’Alba Sandro Tuzi, Il Velino, Lo sguardo dei Marsi Andrea Ferri, Il Nuovo Diario Messaggero Mario Piroddi, L’Ancora Mauro Ungaro, Voce Isontina Antonio Maio, L’Azione Pietro Pompei, L’Ancora Angelo Zema, RomaSette.it Alberto Margoni, Verona Fedele Simone Franceschi, Sulcis Iglesiente oggi Luigi Taliani, Emmaus Doriano De Luca,Nuova stagione Adriano Bianchini, La Voce del popolo Luca Sogno, Corriere Eusebiano Stefano Malagoli, Il Nostro Tempo Silvio Grilli, Il Cittadino Piergiorgio Pruzzi, Il Popolo Corrado Avagnina, Unione Mongalese, La Fedeltà.

 

Ed ecco la risposta del Presidente della Repubblica

“Ho letto con attenzione la vostra lettera e mi rendo ben conto dell’importanza degli argomenti che mi avete illustrato in polemica con l’annunciato taglio “lineare” al Fondo per l’editoria. Condivido la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare di mortificazione del pluralismo dell’informazione. E non mancherò di manifestare questo mio punto di vista al governo. Ho, nello stesso tempo, trovato altamente apprezzabile, nella vostra lettera, la sensibilità per l’urgenza di “un’opera di bonifica” in questo settore e la disponibilità “a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alle risorse”. Credo che quanto più darete seguito concreto a questi vostri intendimenti, tanto più ne guadagnerà in efficacia la sollecitazione, che faccio mia, per una riconsiderazione delle decisioni del governo”.

 

Comunque la si pensi, i soldi all’editoria sono troppi. Qui, per chi si vuole divertire si possono leggere i nomi di tutte le testate italiane che hanno ottenuto soldi pubblici nel 2009, quelli del 2010 (e siamo ormai a novembre) ancora non sono stati pubblicati. E si scoprirà che, ad esempio, Motocross è stato finanziato con i soldi delle tasse per 506mila euro e spiccioli. Ma, attenzione, questi sono solo i soldi provenienti dalle casse statali, ai quali vanno aggiunti quelli provenienti dai fondi delle varie Regioni. La Sardegna, come racconto in “Mani bucate”, ha finanziato le tv locali che trasmettevano i cartoni animati tradotti in sardo a spese della Regione.

No, i soldi vanno tagliati drasticamente, versati in base alle copie vendute e non ai costi. E non è detto che tutte le testate di partito, come dicono i direttori nella loro lettera, debbano essere finanziate. Sennò continuiamo a dare soldi all’Avanti di Lavitola. E non vanno più finanziate radio che non vogliono raccogliere pubblicità (Radio Radicale) o web Tv, anche se appartenenti a partiti politici. Non vanno più finanziati giornali locali con scopi puramente commerciali: se non stanno in piedi, che chiudano, la collettività non può sobbarcarsi i costi di un giornale che non sta sul mercato trasformando i suoi giornalisti in dipendenti statali. E non ditemi che i soldi ai giornali aumentano la democrazia. Aumentano solo le truffe, in “Mani bucate” ne racconto di incredibili legate proprio ai soldi che gli “editori” incassano con la scusa di aumentare il tasso democratico del Paese.

P.S. Come mai l’appello non è stato firmato da Giuliano Ferrara (3,7 milioni nel 2009)?

“MANI BUCATE” i giornali sussidiati vogliono aumentare le tasse per continuare a ricevere soldi pubblici

7 ottobre 2011

Per il 2012 saranno tagliati i fondi per l’editoria. E, ovviamente, scattano le proteste. I giornali mantenuti dallo Stato sono scesi in piazza il 28 settembre scorso per chiedere al governo di “tagliare i tagli” e aumentare le risorse. All’editoria sussidiata con i soldi dello Stato ho dedicato uno dei capitoli più lunghi e impressionanti del mio ultimo libro, “Mani Bucate – L’orgia degli aiuti pubblici alle imprese di Stato”. (more…)

La Ragione di Berlusconi e la Ragione di Tremonti

30 giugno 2010

Ci era stato giurato che non avremmo più assistito a nessun “assalto alla diligenza”. In effetti lo spettacolo di questi giorni non è un assalto, è un “liberi tutti”. Se nella Prima Repubblica, ogni lobby cercava un po’ di prebende per sé, nella Seconda, più povera, ogni lobby cerca di smarcarsi dalla necessità di ridurre le spese scendendo dalla diligenza, non assaltandola, visto che non c’è nulla da assaltare perchè il bottino è svanito. (more…)

Anno 2013: il programma dei due candidati sindaci nell’era del Federalismo

23 giugno 2010

Siamo nel 2013, Anno Primo del Federalismo. Una tv locale di un qualsiasi Comune del Mezzogiorno manda in onda l’appello finale dei due candidati sindaci arrivati al ballottaggio i quali espongono il loro programma elettorale. Inizia il candidato numero 1. “Cari cittadini, la priorità per la città è risanare il bilancio e modernizzare l’amministrazione pubblica. Per questo il mio programma è il seguente. Prima di tutto una drastica riduzione degli sprechi a cominciare proprio dagli uffici comunali dove lavorano delle persone che sono impiegate da un identico comune del Nord o del Centro Italia. (more…)