Posts Tagged ‘marcegaglia’

MANI BUCATE Marcegaglia insiste (ancora!?): prendiamo solo 3 miliardi l’anno

4 maggio 2012

imprese italiane non hanno bisogno di sussidi, e’ meglio tagliare le tasse”. Parola di Emma Marcegaglia. Sembra passato un secolo da quando la presidentessa degli industriali chideva al governo Berlusconi “soldi veri alle imprese”, invece era solo il 2009 e la Confindustria si era messa a fare politica contro l’esecutivo. A torto o a ragione è un discorso che ci terrebbe inchiodati a polemiche per mesi. Il punto è che questa proposta, la più ragionevole di tutte, arriva fuori tempo massimo. Non mi pare affatto che questo governo abbia una qualche vaga intenzione di abbassare le tasse sulle imprese. Tagliarà i sussidi, ma le tasse resteranno quelle che sono. Gli errori politici si pagano, presidente.

Ma poi la Marcegaglia torna ancora a dire che tutto sommato le aziende italiane prendono pochi soldi. Lei li quantifica così: le imprese in Italia ricevono aiuti pari allo 0,2% del Pil, circa 3 miliardi di euro, contro lo 0,6% in Germania, lo 0,7% in Francia, lo 0,5% in media in tutta l’Ue. Simpatica. Come ho già avuto modo di replicare alla stessa identica obiezione che il presidente di Confindustria mi fece due giorni dopo l’uscita di “Mani Bucate”, ripeto: quelli sono i soldi dei fondi europei allo sviluppo (che noi usiamo poco a causa della scandalosa incapacità delle regioni di spendere), ma non sono tutti i soldi che vanno alle aziende. Il fatto che non lo voglia riconoscere fa davvero innervosire. In risposta uso le parole di Guido Nannariello della Ragioneria Generale dello Stato che in articolo uscito su LaVoce.info quantifica in 11,9 miliardi la spesa pubblica per le imprese. Attenzione: questi sono i soldi che escono dalle casse dello Stato, ma non sono tutti quelli che arrivano nelle casse delle imprese.

Dopo aver letto l’articolo di Nannariello, potete leggere la mia risposta qui sotto.

“I dati del dott. Nannariello sono una risposta definitiva alla polemica sull’entità della spesa pubblica sotto forma di sussidi alle imprese. Tuttavia se si cambia punto di vista e si guarda al fenomeno degli “aiuti di Stato” (in senso lato) dal lato dell’impresa, le cose cambiano notevolmente. Prima osservazione: i sussidi alle imprese energetiche “verdi” non vengono erogati a valere sul bilancio pubblico, ma direttamente dalle bollette dei consumatori e quindi sfuggono alla contabilità nazionale. Tali sussidi sono stati pari, nel 2010, a 3,4 miliardi (6 nel 2011, 9,5 miliardi secondo altre fonti, ndr) e portano il totale dei sussidi per quell’anno a quota 15,3 miliardi. Seconda osservazione: le imprese italiane (ad esempio i produttori cinematografici) accedono ad sussidi europei attraverso fondi gestiti direttamente dall’Europa e non dalle autorità nazionali e che, quindi, ancora una volta, non sono quantificati nel bilancio dello Stato. Terza osservazione: non è possibile quantificare nemmeno i sussidi che le imprese italiane ricevono all’estero come, ad esempio, Fiat in Serbia. Quindi se se la spesa pubblica è di 11,9 miliardi, i sussidi effettivamente incassati sono considerevolmente superiori”.

Oltre a tutto questo ci sono i sussidi impossibili da quantificare: sconti fiscali e sgravi per ricerca e sviluppo, per l’internazionalizzazione, per l’export, per le “reti d’impresa” e via dicendo. E con questo spero d’ora in poi di poter discutere seriamente del tema con il successore della Marcegaglia, Giorgio Squinzi che, quando non era affatto facile dirlo, si dichiarò contrario agli aiuti di Stato. Ma, prudentemente, evitò di dire la balla dello 0,2%.

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Rassegna stampa di “Mani Bucate”

29 settembre 2011

La recensione del Corriere della Sera, che non ha mancato di citare anche la Fiat tra le aziende più sussidiate d’Italia.

E quella di GQ, che sembra non credere ai propri occhi quando racconta dello spreco dei soldi pubblici finiti ai privati. E lo capisco!

Qui ne parla Affaritaliani che, giustamente, riprende una notizia di cronaca, quella dell’avviso di garanzia ad un ex importantissimo banchiere, De Stasio della Barclays, che ha avuto origine da una storia di sussidi pubblici. Raccontata da “Mani Bucate”

Deficit della sanità: chi sfora, paghi

4 luglio 2010

Cominciamo male. Lazio, Campania, Molise e Calabria non hanno rispettato quanto previsto dai piani di rientro stabiliti in sede nazionale dei deficit sanitari. E, in base alla legge Finanziaria 2010 approvata lo scorso anno (quella che si sta discutendo in queste settimane, in realtà, non è tecnicamente una legge Finanziaria) dovrebbero aumentare le tasse. L’Irap di 0,15 punti percentuali e l’addizionale regionale Irpef di 0,30. Regolare. L’aumento si traduce in un rincaro del costo del lavoro pari all’1% del totale. (more…)

Le 5 cose che Berlusconi dirà alla Marcegaglia

8 aprile 2010

Domani sarà interessante ascoltare Berlusconi a Parma, all’assise degli industriali di Confindustria. Piccola parentesi: la Confindustria di Emma Marcegaglia rappresenta imprese che danno lavoro a poco più di 5,5 milioni di dipendenti, circa un quarto di tutti gli italiani che lavorano, un po’ poco per ergersi ad arbitri dell’economia nazionale e, sulla base delle proprie priorità, stabilire quali siano anche quelle del Paese. (more…)

L’Irap si cambia, non s’abbatte

18 novembre 2009

Uno poi diventa grande e si apre la partita Iva. E anche se si chiama Luca Casarini capisce, lo ha detto in un’intervista ieri a La Stampa (la migliore del 2009) che il mondo è un po’ più complicato da come lo immaginava lui quando guidava i cortei contro la polizia per contestare il G8. Sì, Luca Casarini ha aperto una partita Iva e ora è un vero “medioman” italiano. Ma le tasse? Va bene pagarle, ma sono alte e si fa il nero “sennò come si fa a vivere, uno è costretto a evadere”. Vabbè che anche i giovani invecchiano, ma Casarini lo ha fatto ad una velocità sovrumana. (more…)

Contrordine: le vittime sono gli imprenditori

28 ottobre 2009

irap

Dopo che Dario Franceschini, immagino a nome di tutto il partito visto che allora ne era il segretario, ha chiesto scusa agli imprenditori “che non abbiamo capito”, Santoro e Floris si sono adeguati: le nuove vittime della crisi non sono più le famiglie, i precari, i disoccupati, i giovani ma gli imprenditori, possibilmente piccoli. E’ stato un piacere vedere da Santoro il servizio su quell’imprenditore che non aveva i soldi per andare in vacanza ed è stato costretto a comprarsi il camper per far trascorrere alla famiglia alcuni giorni di mare. E’ stato istruttivo vedere ieri sera il piccolo imprenditore dire a Ballarò che è un “disoccupato che lavora”. Tutto vero: i piccoli imprenditori soffrono la crisi in maniera straordinaria.
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Cosa chiedono gli industriali

11 ottobre 2009

Confindustria

Se qualche circolo illuminato sta complottando contro il governo per farlo cadere, come è stato paventato da esponenti della maggioranza, da essi si tira fuori la Confindustria che, per bocca del suo presidente Emma Marcegaglia, ha sostenuto la necessità che il governo “vada avanti”. I dietrologi potrebbero vedere in questa dichiarazione, pesante come una pietra per il momento nel quale viene pronunciata, una sconfessione di quell’ipotesi, sempre a stare ai maggiorenti governativi, di “governo delle elites” che veedrebbe a capo Luca Cordero di Montezemolo. (more…)

Assedio a fort Tremonti

1 settembre 2009

tesoro

E’ il destino di ogni ministero dell’Economia: essere assediato. Da chi vuole aiuti, da chi vuole sconti, da chi vuole incentivi, da chi vuole la leggina o l’emendamento giusto al momento giusto. Ma adesso è diverso. La Seconda Repubblica, caratterizzata da una radicalizzazione dello scontro tra le anime che la compongono, fa registrare un cambiamento significativo nel ruolo del ministero dell’Economia. Il Palazzone di via XX Settembre da buca delle lettere dove chiunque, banchieri, industriali, sindacalisti, associazioni di categoria, politici locali, lasciano i propri desiderata come fosse un santuario, si è trasformato in una cittadella assediata. Le richieste sono diventate, complice la crisi economica, delle specie di bombe intelligenti lanciate dall’esterno delle mura di cinta del Palazzone. Il cui inquilino, Giulio Tremonti, a stento riesce a resistere alle tremolìo delle pareti ogni volta che arriva una nuova richiesta di, per dirla alla Marcegaglia, “soldi veri”.

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