Posts Tagged ‘Pd’

Cosa ispira il referendum bolognese: gli insegnanti “servitori dello Stato”

24 maggio 2013

 

 

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Stamattina Simone Spetia ha avuto ospite in trasmissione Mila Spicola. Molto interessante. La professoressa Spicola è un’insegnante (ma, apprendo dalla sua pagina Facebook, scrive anche sull’Unità, su Micromega ed è stata responsabile scuola del Pd a Palermo) ed è una delle promotrici del referendum bolognese di domenica che punta ad abolire il finanziamento comunale alle scuole private paritarie. (more…)

La politica ha fatto della Costituzione una merce di scambio. Bene.

28 marzo 2013

Quando la politica arranca, quando non sa che cosa fare e con chi farla, quando è alle corde ed è sotto ricatto, trova sempre la via d’uscita nelle “riforme costituzionali. E, infatti, l’idea di una Convenzione per riformare la Carta è regolarmente saltata fuori anche in questa occasione. Lo scopo è quello di legare il Pdl alle sorti del governo Pd senza però coinvolgerlo direttamente per evitare la spaccatura interna del partito di Bersani. (more…)

Bersani e il “grande piano di piccole opere”

9 febbraio 2013

L’affermazione chiave del programma del Pd, quella che racchiude e spiega la politica industriale del partito(la mitica “politica industriale” di cui tutti sembra sentano un gran bisogno) è contenuta nello slogan pronunciato dal segretario del Pd Pierluigi Bersani: “Un grande piano di piccole opere”. Lo Stato, per il Pd, deve concentrarsi, quindi, sulle “piccole opere” che possono “dare una mano all’occupazione” e “respiro all’economia”. Tra le varie “piccole opere” Bersani elenca, tra le altre, la messa in sicurezza delle scuole. Sacrosanto. D’altra parte non si può rilevare lo scandalo di edifici pubblici pericolanti all’interno dei quali entrano tutti i giorni dei bambini. Ma il ruolo dello Stato nell’economia non è questo: costruire scuole non pericolanti è l’ABC dell’edilizia pubblica. E’ il minimo che ci si aspetta dallo Stato, quello stesso Stato che pretende di avere il monopolio dell’istruzione e poi permette che si costruiscano scuole fatiscenti e, infine, stanzia dei soldi per metterle in sicurezza spacciando questa idea come “politica industriale”. Si potrebbe dedurre che la “politica industriale” si fa sulla pelle dei bambini, ma sarebbe troppo cinico.

Il ruolo dello Stato non è investire in “piccole opere”, ma, al contrario, investire in “grandi opere”, nelle sempre troppo citate “infrastrutture”, quelle che permettono ai cittadini di costruire sopra di esse, accanto ad esse e grazie ad esse, lo sviluppo economico secondo le proprie capacità. Oltre a mettere in sicurezza le scuole (in fretta), lo Stato deve finanziare un’autostrada in Sardegna dove, finora, è intervenuto solo attraverso sussidi pubblici alle grandi imprese che hanno trovato conveniente investire lì solo per la presenza di incentivi spaventosi finiti i quali la Regione è precipitata in una crisi dalla quale il Pd intende farla uscire rinnovando quegli stessi incentivi (“In tutto il mondo si danno incentivi”, ha detto il segretario). La Sardegna, che è un esempio perfetto degli errori catastrofici di quella che negli Anni ’60 chiamavano, appunto, “politica industriale” non si risolleverà con un “grande piano di piccole opere”, ma con un “grande piano per grandi opere”. Tipo un’autostrada, che renda meno costoso per le industrie trasportare i loro prodotti dalla fabbrica ai porti. Non si può pensare di modernizzare il Paese per i prossimi decenni con la Salerno Reggio Calabria nello stato in cui si trova. E nemmeno si può pensare di modernizzare il Paese limitando l’uso del contante ma senza porsi l’obiettivo di avere in tutte le città italiane il wifi gratuito per tutti. Un po’ di ambizione non guasterebbe.

“MANI BUCATE” Perché è giusto tagliare (e di molto) i fondi per l’editoria

24 gennaio 2012

Oggi sono stato ospite di Andrea Vianello ad Agorà su Rai3. Tema: il taglio dei sussidi pubblici all’editoria rischiano di far fallire 100 testate e mandare sulla strada 4mila persone. Insieme a me hanno parlato Vincenzo Vita (Pd), Felice Belisario (Idv), Gabriele Polo (Manifesto) e Arturo Diaconale (L’Opinione). Il video lo potete vedere qui.
Vorrei fare un commento alla fine di un’interessantissima discussione. Dal mio punto di vista il problema non è “se” finanziare l’editoria, ma “quanto” finanziarla e, soprattutto, “chi” finanziare. Premetto, se non si è capito, che personalmente sono a favore dei contributi pubblici ai giornali, ma quando ho affrontato il tema dei soldi (che, ribadisco a rischio di essere noioso, sono soldi prelevati dalle tasse degli italiani) a favore della stampa, mi si sono rizzati i capelli in testa. Non volevo letteralmente credere a ciò che stavo leggendo. Il risultato delle mie ricerche li ho scritti in “Mani bucate”, e quindi non mi dilungo. Segnalo solo che oltre ai soldi pubblici di provenienza statale c’è un mondo immenso e sconosciuto di sussidi pubblici provenienti dai fondi regionali. Un’orgia di finanziamenti scandalosa.
Però non bisogna piangere lacrime di coccodrillo. I politici che oggi dicono che sarebbe gravissimo se chiudessero 100 testate e se 4mila persone restassero senza lavoro (al di là dei numeri che non so quale affidabilità abbiano) sono gli stessi che hanno approvato leggi di spesa incredibili, scandalose, clientelari, le quali hanno prodotto truffe, raggiri, sprechi al di là dell’immaginabile arricchendo non tanto i dipendenti dei giornali, ma i loro editori, cioè industriali (diciamo) privati che hanno usato i soldi pubblici non per esprimere un’idea di società, di economia, di politica particolare, ma per avere o un ritorno cash sui loro portafogli o per avere uno strumento di influenza politica sul Parlamento. Questa è la realtà, e nessuno, mentre si approvavano quelle leggi, dico, nessuno, ha alzato il dito per segnalare i possibili abusi che si sarebbero potuti verificare, per sostenere che dare soldi a giornali in cooperativa rischiava di dare soldi a truffatori. E nessuno si è opposto alla concessione di ben 5 milioni di euro l’anno divisi a metà tra due web tv facendole passare per organi di partito mentre in realtà erano strumenti della lotta politica tra due correnti dello stesso partito. Francamente è insopportabile che gli italiani, oltre ai costi della democrazia, abbiano dovuto finanziare lo scontro di potere all’interno di un partito tra due esponenti antropologicamente inconciliabili.
Ecco: tutto questo è finito. I sussidi pubblici all’editoria sono stati drasticamente ridotti. Il contributo statale è passato da 300 milioni di euro a meno della metà e i giornali che ci vanno di mezzo sono, purtroppo, anche quelli che avrebbero il “diritto” (parola da usare con grandissima cautela ma l’utilizzo, in questo caso, è giustificato) di continuare ad andare in edicola. E’ sbagliato? Certo che è sbagliato, ma quesi giornali e quei giornalisti che oggi rischiano il posto, negli anni passati non hanno condotto nessuna battaglia politica per tagliare inimmaginabili sprechi compiuti sulla pelle di chi paga le tasse. Adesso è arrivato il conto. E, purtroppo, lo pagano anche loro.

“MANI BUCATE” Dalla Marcegaglia una proposta seria: meno sussidi, meno Irap (Barca, ha sentito?)

16 dicembre 2011

Svolta di Emma Marcegaglia. E’ pronta a dire sì al taglio dei sussidi alle imprese. E’ qualche cosa di inimmaginabile fino a poco tempo fa: solo nel 2009 la stessa Marcegaglia disse “Vogliamo soldi veri” al governo Berlusconi. Accusandolo di non investire in infrastrutture ma anche di non avere un “progetto industriale” per l’Italia dove per “progetto industriale” si deve intendere l’individuazione delle imprese e dei settori economici nei quali investire più soldi pubblici. Anche, perché no?, con più sussidi. Oggi la Marcegaglia ci ripensa. Evviva (e sono sincero). (more…)

“MANI BUCATE” Conti (Enel): gli incentivi al solare costano 140 miliardi e servono per comprare pannelli cinesi (e il Pd risponde)

30 ottobre 2011

Clamoroso: l’amministratore delegato dell’Enel si scaglia contro i sussidi alla produzione di energia elettrica fotovoltaica dei quali una sua società, la Enel Green Power, è tra le maggiori beneficiarie italiane (ma incassa sussidi anche all’estero), come scrivo nel mio libro “Mani bucate” dove, per la prima volta, faccio l’elenco delle imprese beneficiarie (Edison, A2A, Acea, eccetera) e il relativo importo incassato. (more…)

“MANI BUCATE” i giornali sussidiati vogliono aumentare le tasse per continuare a ricevere soldi pubblici

7 ottobre 2011

Per il 2012 saranno tagliati i fondi per l’editoria. E, ovviamente, scattano le proteste. I giornali mantenuti dallo Stato sono scesi in piazza il 28 settembre scorso per chiedere al governo di “tagliare i tagli” e aumentare le risorse. All’editoria sussidiata con i soldi dello Stato ho dedicato uno dei capitoli più lunghi e impressionanti del mio ultimo libro, “Mani Bucate – L’orgia degli aiuti pubblici alle imprese di Stato”. (more…)

Matteo Renzi e le elezioni anti-Bersani

5 novembre 2010

 

Matteo Renzi (sindaco di Firenze): “Voglio vincere le elezioni per vedere l’effetto che fa”.

Voleva dire

Voglio le elezioni perché se le vinciamo è anche merito mio, se le perdiamo è solo colpa di Bersani.

 

Nel Pd tutto si fa a titolo personale

15 ottobre 2010

Sergio D’Antoni: “Chi va al corteo della Fiom Cgil lo fa solo a titolo personale”.
Voleva dire
Anche chi non va lo fa solo a titolo personale. Nel Pd qualunque cosa qualcuno faccia, lo fa sempre solo a titolo personale.

Vendola non ha paura

8 settembre 2010

Nichi Vendola: “Il mio slogan è “Io non ho paura’”.

Voleva dire

Non sono mica del Pd.

Se invitavano Cota…

4 settembre 2010

Alla festa del Pd hanno fischiato Schifani. Se invitavano Cota facevano una figura migliore.

Nichi Vendola visto da Augusto Del Noce

7 agosto 2010

Se Augusto Del Noce fosse ancora vivo si stupirebbe di come tutte le sue previsioni sul destino della sinistra italiana siano riuscite a condensarsi nell’azione politica di una sola persona. (more…)