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Ecco gli 8 (!) aiuti di Stato che Cesare Romiti non ricorda di aver chiesto

28 maggio 2012

 

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Cesare Romiti è stato presidente e amministratore delegato della Fiat dal 1997 al 1999. Nel corso dell’ultima puntata di Ballarò si è profuso in una lunga serie di accuse e di critiche verso l’Italia. Un po’ innervosito, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, lo ha accusato di aver incassato soldi pubblici da quello stesso Paese che stava in quel momento criticando con tanta foga. All’accusa, Romiti ha glissato con un evidente imbarazzo, come dire: “Parliamo di cose serie….”. Purtroppo nessuno, nel salotto di Floris, ha voluto andare fino in fondo sulla questione degli aiuti di Stato finiti nelle casse del Lingotto. La mia impressione è che parlare di sussidi è poco elegante quando si ha a che fare con sedicenti liberali che accusano tutto il restro del Paese di essere troppo “corporativo”.

Questo è l’antefatto che mi ha convinto che era necessario avviare una nuova rubrica sul mio blog che ho intitolato: “Fiat, un sussidio al giorno”. Ogni giorno (compatibilmente con il tempo a disposizione) pubblico un aiuto di Stato incassato dalla Fiat negli ultimi 15 anni. La fonte è “Mani bucate” (Chiarelettere), il libro che mi ha portato via due anni e mezzo di lavoro a caccia di nomi e e cifre dei fondi pubblici che sono finiti alle imprese private.

Nelle precedenti puntate della rubrica ho scritto degli aiuti incassati dalla Fiat di Marchionne, invece adesso parliamo proprio di Romiti, lo “smemorato”.

Allora, dunque: Romiti è stato presidente e amministratore delegato tra il 1997 e il 1999. Ebbene, non ci crederete ma proprio in quegli anni il Lingotto ha avanzato all’Unione europea una batteria di ben 8, dico otto, aiuti in una volta sola. Nei due anni che ho impiegato a scrivere “Mani bucate” non avevo mai visto una cosa del genere: nessuno aveva mai osato tanto. Le motivazioni, poi sono fantastiche: in un caso, quello dell’Iveco di Foggia, io soldi sono stati chiesti perché (non sto scherzando) a Foggia fa caldo e bisognava adeguare gli impianti. Degli 8 aiuti richiesti da Cesare Romiti cinque sono stati accettati e tre rifiutati La somma di queste spintarelle molto poco liberali date alla più liberale delle imprese italiane (almeno così dice di sè, la lascio fare a voi.

Promemoria per Romiti

Mirafiori Carrozzeria

richiesti per 69 miliardi di lire, concessi

Pomigliano

richiesti 59,6 miliardi, concessi 39,6

Rivalta

richiesti 46 miliardi, rifiutati

Termoli

richiesti 54 miliardi, concessi

Mirafiori Meccanica

richiesti 30,3 miliardi, rifiutati

Melfi

richiesti 78 miliardi, concessi

Iveco di Foggia (2 richieste di aiuto)

richiesti 121,6 milioni di euro, concessi

richiesti 31,2 miliardi, rifiutati

“MANI BUCATE” Gli incentivi serbi alla Omsa sono gli stessi della Fiat: eccoli

2 gennaio 2012

La chiusura della sede italiana dell’Omsa, il licenziamento di 293 operaie e il trasferimento della produzione in Serbia ha una spiegazione. Non è solo l’alto costo del lavoro. Non è solo la crisi del mercato interno. Non è solo la difficoltà di fare impresa in Italia. C’è un motivo in più e molto più importante. Lo stesso che ha convinto la Fiat, i fornitori della Fiat, Generali, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Benetton e Fantoni a trasferirsi. Il motivo sono gli incentivi che il governo serbo assicura alle imprese europee che decidono di trasferirsi. Incentivi stratosferici di fronte ai quali nessun Paese europero può competere. E non può competere perché la Serbia non fa parte dell’Europa (e, a quanto se ne sa, si guarda bene dall’aderire) e non è soggetta alle regole sugli aiuti di Stato vigenti nella Ue. Quindi i soldi, gli incentivi, gli sconti fiscali i veri e propri regali che la Serbia offre alle imprese non sono minimamente paragonabili ai già importanti sussidi che un’impresa può ottenere nel suo Paese d’origine. Italia compresa.

In “Mani bucate” ho scritto, per la prima volta, tutti gli incentivi di cui ha goduto la Fiat quando ha deciso di riaprire la sua “storica” fabbrica a Kragujevac, quella che ha causato, di fatto, la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. Mi ci sono volute tre pagine di “Mani bucate” per elencare solo per titoli gli incentivi serbi alla Fiat ma, sintetizzando, si tratta di: sgravi fiscali tra i 5000 e i 10.000 euro annui per ogni posto di lavoro creato nel paese (incentivo del quale gode anche la Omsa); una free zone che permette l’importazione dei semilavorati necessari per produrre le auto senza praticamente pagare tasse; niente imposte al Comune di Kragujevac per dieci anni; terreni gratis alle aziende dell’indotto; vantaggiosi accordi commerciali firmati dalla Serbia con Russia, Unione europea e Stati Uniti in base ai quali tutte le produzioni serbe possono essere esportate in quelle aree senza pagare alcun dazio. E questo solo per citare i sussidi più importanti. Ovvio che i primi a delocalizzare in Serbia, oltre alla Fiat, siano stati i fornitori della Fiat: la Magneti Marelli, alla fine del maggio 2010, ha firmato un accordo per una nuova fabbrica di componentistica elettronica dove lavoreranno 400 operai. Magneti Marelli ha anche deciso di creare in Serbia un magazzino centralizzato che servira` tutti i rivenditori Fiat dell’Europa centrale. Nel dicembre del 2010 è arrivata anche la Dytech Dynamic Fluid Technologies di Scarlino (Grosseto), la Proma Magneto, la Sigit e la Htl e, infine, la Omsa. Tutte a caccia di mammelle pubbliche gonfie di sussidi. E attenzione: in Serbia stanno per trasferirsi anche Pompea e GFolden Lady (Mantova) e Calzedonia (Verona).

“MANI BUCATE” Per John Elkann il Sud può fare senza sussidi. Ma quei 300 milioni alla Fiat nel 2009…

14 dicembre 2011

Avrebbe del clamoroso: la Fiat rinuncia agli aiuti pubblici. Uso il condizionale perchè il presidente del Lingotto, John Elkann, nell’intervista che ha concesso al Mattino di Napoli, non è che sia stato chiarissimo su questo punto. L’intervista la potete leggere qui(more…)

“MANI BUCATE” Perchè non bisogna dare altri 178 milioni a Termini Imerese

23 novembre 2011

Temo che se un giorno decidessi di fare il sequel di “Mani bucate” (approposito, è arrivato alla seconda edizione), beh, quel giorno dovrei ricominciare il viaggio nel mondo dei sussidi pubblici alle imprese private partendo dalla storia della Dr Motors che in questi mesi sta rilevando lo stabilimento della Fiat a Termini Imerese. Quello che si sta compiendo in Sicilia ha tutte le caratteristiche dell’ennesima operazione scientifica di sperpero di denaro pubblico. Spiego perché. (more…)

“MANI BUCATE” Fiat: quando Marchionne disse di non aver chiesto soldi allo Stato dopo aver ottenuto 300 milioni

22 novembre 2011

Io non ho nulla contro la flessibilità, quindi non ho nulla contro la Fiat. Credo che disdettare il contratto nazionale dei metalmeccanici per tutte le sue fabbriche, che è la premessa per arrivare ad un contratto separato “modello Pomigliano” in tutt’Italia, sia una mossa fondamentalista presa per nascondere più di un problema che la casa di Torino non ha ancora risolto. Ma credo anche che quella mossa sia una sconfessione della politica disastrosa che ha tenuto in questi anni la Confindustria che non può vantare alcun passo concreto sulla strada di una maggiore competitività a favore delle imprese sue associate. (more…)

Perchè Marchionne fa bene a chiudere Termini Imerese

29 marzo 2010

Sergio Marchionne ha ragione. Spiace dirlo in un momento di massima
crisi occupazionale, ma ha ragione. Contro la Fiat è partito un tiro
al bersaglio senza alcun senso. Frutto, probabilmente, della volontà
vendicatrice di chi, con le proprie tasse, ha permesso per decenni
alla Fiat di privatizzare i profitti e socializzare le perdite. (more…)

La Fiat chiude Termini ma dà il dividendo

26 gennaio 2010

Intesa San Paolo, la più grande banca del Paese, e la Fiat, la più grande industria privata del Paese, distribuiranno il dividendo, quest’anno. Una buona notizia da non spacciare, però, come due segni che la ripresa si è inequivocabilmente avviata. Non è vero. Banca Intesa e Fiat daranno soldi a soci grazie al fatto di aver venduto, o essere in procinto di farlo, degli asset (Banca Intesa) o di aver beneficiato di incentivi pubblici (Fiat).

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Niente ricatti sugli incentivi

22 gennaio 2010

C’è una pretesa che aleggia nel governo. Quella che, dopo aver usufruito degli incentivi pubblici, si pretenda che le imprese che ne hanno usufruito prendano decisioni in linea con quelle dei desiderata governativi. E’ un po’ ciò che si respira attorno al caso Fiat e a sostenerlo non sono solo i sindacati, ma anche alcuni ministri ultimo Elio Vito ministro (giuro che non lo sapevo) dei Rapporti con il Parlamento. E’ una tesi che per alcuni può avere una logica, ma è pericolosissima significa teorizzare la statalizzazione di un’impresa senza acquisto delle azioni e quindi rapinare gli azionisti dei loro diritti. (more…)

La terza via della Fiat a Termini Imerese

2 dicembre 2009

Ci sono tre modi per approcciare la grana di Termini Imerese. Il primo, che potremmo chiamare “tutto Stato” afferma che siccome in Sicilia il problema della disoccupazione è maggiore che nelle altre aree del paese e siccome se chiudesse Termini si avrebbero gravi conseguenze sul piano sociale, allora occorre che lo Stato si faccia carico delle perdite che quella fabbrica produce (costruire un’auto costa mille euro in più rispetto ad un altro sito produttivo Fiat in Italia) per evitare guai peggiori. (more…)

Fiat e la stupidaggine su Termini Imerese

25 novembre 2009

Non avrei mai pensato di sentire la stessa identica tesi sostenuta da Susanna Camusso dell cgil e da Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico. Forse la spiegazione è che in assenza di un’opposizione, i ministri sono costretti a criticare il governo prendendo a prestito gli slogan sindacali. E lo slogan è questo: Siccome in Italia si vendono 2 milioni di auto l’anno e la Fiat ne produce, in Italia, appena 600 mila, allora la Fiat non deve diminuire la produzione (vedi: chiudere Termini Imerese) ma deve piuttosto aumentarla. (more…)