Posts Tagged ‘scuola’

Perchè chi non vuole le scuole private è un classista che fa gli interessi dei ricchi

14 maggio 2013

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Chi è contrario al finanziamento pubblico alle scuole private, di solito, usa il seguente, stringente, argomento: i poveri non devono pagare per le scuole dei ricchi. E’ una posizione che condivido totalmente e, anzi, la faccio mia: i poveri non devono assolutamente pagare le scuole dei ricchi. Peraltro la scuola pubblica non è gratis, perché viene pagata con le tasse sia dei poveri che dei ricchi ed è trascurabile il dettaglio che i ricchi pagano la scuola due volte: le tasse per finanziare la scuola dei poveri e le tasse per mandare i propri figli alle scuole dei ricchi. Ma, siccome, appunto, sono ricchi, evidentemente, tutto ciò è secondario.

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Il programma di Grillo punto per punto (Oh my God…)

27 marzo 2013

Nell’incontro di oggi il segretario del Pd Pierluigi Bersani si è visto fare una proposta indecente dal partito fondato da Beppe Grillo: invece di chiedere la fiducia al M5S il Pd avrebbe dovuto dare lui la fiducia a un governo formato da uomini e donne del Movimento 5 Stelle. Questo governo avrebbe alla base i suoi 20 punti programmatici del Movimento. Prendiamoli sul serio e andiamo a vedere nel dettaglio in che cosa consistono i 20 punti del programma dei cittadini onorevoli. (more…)

I danni dei vecchi schemi: per Renzi far laureare i figli degli operai è di sinistra

1 ottobre 2012

“L’Ocse dice che il figlio di un operaio italiano ha 4 volte in meno la possibilità di laurearsi del figlio di un operaio francese. Invertire questa tendenza è di sinistra”. Parola di Matteo Renzi, che con l’intervista di oggi con Repubblica fa un altro passo in avanti verso l’appropriazione di quella categoria dello spirito che è la bontà. Renzi è buono perché vuole permettere al figlio di un operaio di laurearsi.

Cerchiamo di riportarlo con i piedi per terra. Permettere al figlio di un’operaio di laurearsi non è di sinistra, è semplicemente giusto. E, oltre che giusto, è efficiente, perché se tutti i figli degli operai non riuscissero a laurearsi, l’Italia perderebbe (anzi, sta già perdendo) opportunità enormi e sprecherebbe delle risorse importantissime. Il punto non è che permettere ai figli degli operai di laurearsi è di sinistra mentre non permetterglielo è di destra. Continuando ad usare queste categorie novecentesche non si capisce nulla, e Renzi, continuando ad usarle, alimenta la confusione. Il punto riguarda il “come” raggiungere questo obiettivo, e su questo Renzi non risponde.

Ovvero, il punto è: l’obiettivo di far laureare il maggior numero di figli di operai lo si raggiunge attraverso una maggiore spesa pubblica per la scuola o attraverso la libertà di insegnamento? Lo si raggiunge, cioè, spendendo più risorse per costruire nuove scuole, assumere nuovi insegnanti, tutti a carico dello Stato che si attribuisce anche il privilegio di individuare quali sono i professori migliori, o attraverso i voucher con i quali sono gli studenti e le loro famiglie che decidono dove andare a studiare selezionando loro le scuole migliori? Questo è un punto decisivo, e su questo Renzi (ma non solo lui) non risponde.

Io ho il sospetto, ma è solo un sospetto e spero che verrò smentito, che il sindaco di Firenze pensi che l’uguaglianza dei punti di partenza lo si raggiunga con più debito pubblico, perché solo lo Stato lo può garantire, quando, invece, l’uguaglianza dei punti di partenza la si raggiunge solo se lo Stato si limita a porre le regole necessarie perché i ragazzi, tutti, anche i figli della partita Iva che risultano essere “imprenditori” mentre sono solo precari, possano esprimersi al massimo delle loro capacità. Lo Stato deve, insomma, regolare, non giocare. Questo è liberale, mentre la spesa pubblica è statalismo. Da ciò si deduce che Renzi sarà pure di sinistra, ma se non spiega come assicurare l’uguaglianza dei punti di partenza, mi corre il sospetto che sia statalista. Come molti di quelli che vuole rottamare.

INTERMEZZO Solo il mercato stabilisce quali sono le scuole migliori, non un “comitato centrale” né i test Invalsi

10 luglio 2012

La peggiore performance del governo Monti riguarda la scuola. Non perché non abbia tagliato i fondi all’istruzione (parliamo di soldi per licei, istituti professionali e Università), ma perché non ha il coraggio di varare quella rivoluzione che, illusi, ci si attendeva: consentire ai fruitori del servizio di scegliere il tipo, il luogo, la quantità e la qualità di formazione che si desidera. (more…)

INTERMEZZO Il senso di Travaglio per gli sprechi

3 maggio 2012

Criticando (tanto per criticare) la nomina di Enrico Bondi a commissario per il taglio agli sprechi, Marco Travaglio se ne esce con una frase sorprendente: scuola e giustizia “non sono aziende e non si misurano con la partita doppia”. Ecco: sono frasi come queste che hanno permesso a scuola e giustizia di fallire l’obiettivo della loro esistenza in vita, dare una buona formazione la prima, dare giustizia la seconda. E’ proprio per un 68ismo d’accatto che alla scuola è stata cambiata la ragione sociale da luogo di preparazione ad un lavoro (lavoro: espressione di sé) a luogo nel quale la qualità della formazione si è trasformata in una variabile indipendente.

E’ vero il contrario: scuola e giustizia devono ricominciare ad essere valutati proprio con il metodo della partita doppia nella quale tra i ricavi va iscritta la qualità dell’insegnamento e la sua conformità o meno agli standard qualitativi delle migliori scuole del mondo. Nel caso che questi obiettivi non vengano raggiunti, semplicemente, quella scuola va chiusa.

Se anche la giustizia non viene valutata con il metodo della partita doppia restano solo le proposte dell’ex ministro della Giustizia, Mastella, che Travaglio cita (non ci volevo credere mentre lo leggevo) come un ministro che avrebbe voluto risparmiare sui costi della macchina giudiziaria e per questo ha nominato una commissione di tre esperti (i magistrati Davigo, Greco e Ielo, approposito, perché nessun avvocato?) che gli ha sì suggerito delle misure da adottare, salvo poi che quelle proposte non sono mai state approvate dal Parlamento. Tra queste anche quella di abolire la carta nei Tribunali. Spero nessuno lo prenda sul serio… Mastella, che nomina una commissione anti-sprechi per non prendere decisioni anti-sprechi, diventa con Travaglio un campione anti-sprechi, mica Bondi. Non voglio nemmeno pensare cosa sarebbe successo a Montedison e Parmalat guidate da Mastella.

Ragionare di giustizia in termini di partita doppia vuol dire fare l’unica cosa necessaria subito: accorpare i distretti giudiziari, come ha in mente di fare il ministro Severino. Travaglio, che non cita questa tra le misure da adottare nonostante siano gli stessi magistrati a chiederlo, preferisce ritornare a Mastella.

La Gemini: e nel 3018…

13 settembre 2010

Mariastella Gelmini: “Entro il 2018 assumeremo 220mila precari della scuola”.

Voleva dire

E nel 3018 varerò la riforma meritocratica.

Date brioche agli insegnanti

9 settembre 2010

Dario Franceschini: “Gli insegnanti è normale che siano nervosi”.

Voleva dire

Dategli brioche.

Le assenze della Gelmini

3 settembre 2010

Sono totalmente d’accordo con il ministro dell’Istruzione Gelmini: chi fa 50 assenze in un anno viene bocciato. Vale anche per i parlamentari?

Gli studenti di oggi saranno i sindacalisti di domani

29 ottobre 2009

gelminiMa è mai possibile che i giovani in Italia scendano in piazza solo quando gli si tocca la scuola? Come se le aule universitarie fossero un bozzolo che protegge dall’esterno e non un incubatore fatto proprio per preparare all’esterno? E’ avvilente vedere la saldatura tra le proteste dei giovani per la “privatizzazione” (magari!) degli atenei e quelle dei baroni delle facoltà perché la riforma Gelmini potrebbe aggravare la situazione delle università che operano in aree disagiate. (more…)